Momento Della Manifestazione 160603105749
PROTESTA 1 Giugno Giu 2016 1826 01 giugno 2016

Belgio, gli scioperi e un Paese spaccato in due

Mobilitazioni e caos in Vallonia: nel mirino i tagli al pubblico impiego. Ma nelle Fiandre, che danno tre partiti al governo, (quasi) tutto tace.

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da Bruxelles

Un momento della manifestazione del 31 maggio.

Francia e Belgio non sono uniti solo dal triste primato degli attentati terroristici subiti negli ultimi mesi e dal numero di foreign fighter che promettono di tornare a seminare odio e vendetta.
In questi giorni sono le tensioni sociali interne a preoccupare e destabilizzare i due Paesi.
Nessuna fatwa, ma semplicemente tanta rabbia. Quella dei lavoratori francesi che stanno scendendo in piazza contro la riforma del codice del lavoro di Hollande. E quella dei belgi: ferrovieri, secondini delle prigioni, dipendenti del pubblico impiego, che secondo la lettura di alcuni opinionisti rischiano solo di sconvolgere i già labili equilibri politici del governo federale, rafforzando i partiti più radicali e nazionalisti come per esempio la N-va.
MENO GIORNI LIBERI. Ma per i sindacati, le ragioni della protesta non possono più essere taciute o messe da parte in attesa che il Paese si rialzi dopo gli attentati o trovi una unità sinora mai conosciuta.
I problemi messi sul tavolo del governo liberale di Charles Michel sono tanti.
I ferrovieri (cheminots) chiedono di bloccare il taglio annunciato dei giorni liberi perché la società che gestisce i binari non vuole più riconoscere i compensativi per le ore lavorate in più.
I secondini vogliono più risorse, personale e formazione per gestire i detenuti nelle carceri belghe sempre più vecchie e sovraffollate.
60 MILA PERSONE IN PIAZZA. In 60 mila sono scesi in piazza durante la manifestazione nazionale del 24 maggio in difesa dell’orario di lavoro e delle pensioni.
Da tempo le tre sigle sindacali, la Csc (Confederazione dei sindacati cristiani), la Cgslb (liberale) e la Fgtb (socialista) denunciano i tagli ai servizi pubblici e all'istruzione, la mancanza di dialogo sociale e soprattutto la legge Peeters (presentata ad aprile dal vicepremier e ministro del Lavoro Kris Peeters), che prevede l'annualizzazione dell'orario di lavoro e l’aumento delle ore settimanali da 38 a 45 (nove al giorno).
L'obiettivo è ottenere dall’esecutivo di Michel lo stop delle politiche di austerity basate su tagli, risparmi e riforme. Una mission impossible che potrebbe però creare non pochi problemi al premier belga, visti il livello di adesione degli scioperi attuati sinora con lo slogan «la misura è colma» e l'alta percentuale di lavoratori belgi sindacalizzati: il 55,1%.

I ferrovieri tirano il freno: 398 km di ingorghi nelle strade federali

Il premier belga Charles Michel.

Il 25 maggio a dire la loro sono stati i ferrovieri della sigla sindacale Cgsp (Centrale générale des services publics). Con uno sciopero improvviso a oltranza, hanno bloccato il Belgio meridionale e la capitale federale per oltre una settimana, costringendo i pendolari a muoversi in macchina.
Il 26 maggio le code segnalate coprivano 398 chilometri di strade federali.
NORD E SUD AGLI ANTIPODI. Uno sciopero che per quanto 'ben riuscito', prolungato sino a venerdì 3 giugno e considerato record (non se ne faceva uno così lungo dal 1986), ha mostrato subito le solite divisioni interne del Paese.
Al Sud, in Vallonia, hanno aderito quasi tutti (85%). Picchetti sono stati organizzati a Ronet, Châtelet, Namur e Forest.
Al Nord, nelle Fiandre, in pochi hanno partecipato alla protesta: circa il 90% del traffico è stato assicurato, la linea seriamente colpita è stata solo quella da Bruxelles ad Anversa.
Fortemente voluto e organizzato dai sindacati francofoni, lo sciopero ha riscosso meno successo tra i fiamminghi, non tanto per una questione di diritti, ma di politica, di visione.
Davanti a un governo federale di centrodestra e per la maggior parte fiammingo, i sindacati valloni si sentono meno rappresentati e ascoltati.
FIAMMINGHI CONTRO VALLONI. Nell’esecutivo Michel a giocare un ruolo importante sono infatti i tre partiti fiamminghi (il liberale Open-Vld, l’autonomista N-va, il democristiano Cd&v). L'unico partito vallone è il liberale Mr del primo ministro Michel, che però è ben lontano dalle istanze messe sul tavolo dai sindacati.
«Il taglio dei giorni liberi è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», ha spiegato Philippe Dubois, segretario della Cgsp cheminot di Bruxelles. «Protestiamo contro la richiesta di una maggior produttività fatta ai ferrovieri, non per un giorno di congedo in più o in meno», ha sottolineato.
Il piano Galant prevede infatti un aumento del 20% della produttività in cinque anni, «il che significa 6 mila posti di lavoro in meno», ha denunciato Dubois.
Per mettere al centro la questione, «lo sciopero della Sncb (Società nazioanle delle ferrovie del Belgio) potrebbe estendersi oltre venerdì, se non cambia nulla», ha detto Michel Meyer, presidente federale della Cspf.

Manifestano anche le guardie carcerarie e la polizia

Manifestanti del settore pubblico.

Sempre in Belgio dal 25 aprile scioperano a oltranza anche i secondini nelle prigioni vallone di Forest e St-Gilles: denunciano i bassi investimenti e le condizioni di lavoro sempre più difficili, insostenibili dopo gli attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles, che hanno fatto aumentare il numero di detenuti jihadisti.
I sindacati lamentano una mancanza di personale specializzato. I secondini sono troppo pochi rispetto al numero dei detenuti. Ma dal governo sinora non è arrivata nessuna risposta, solo tagli.
Così, esasperati dalle condizioni di lavoro, hanno preso d’assalto il ministero della Giustizia a Bruxelles, saccheggiandone il piano terra. La polizia è dovuta intervenire con i gas lacrimogeni.
CAOS E FRUSTRAZIONE. Il 30 maggio c’è stato un accordo tra quattro sindacati e il ministro della Giustizia Koen Geens, ma gli agenti penitenziari iscritti al Cgsp e al Csc continuano lo sciopero dopo aver denunciato che il dicastero ha cambiato la proposta. L’ultimo accordo prevede l’impiego di 480 nuove unità, di cui 386 agenti penitenziari prima della fine del primo semestre 2017 e misure per la lotta al sovraffollamento.
Caos e frustrazione sono stati gli ingredienti anche dello sciopero generale dei dipendenti pubblici martedì 31 maggio.
A protestare sulle strade di Bruxelles erano 7.500 secondo la polizia, 12 mila secondo i sindacati.
Gli insegnanti fiamminghi hanno denunciato una pressione al lavoro sempre più forte. I pompieri affiliati al Csc hanno protestato contro la riforma dei servizi di incendio.
IL 24 CHIUDONO LE SCUOLE. Presenti anche 500 poliziotti del sindacato indipendente Snps, che lamenta la pressione sotto la quale sono stati messi i lavoratori: «Devono gestire le tensioni e le problematiche dei migranti, sorvegliare i terminali del treno Thalys e delle stazioni di metro di Bruxelles», ha criticato Thierry Acton, «mai senza un piano preciso, ma a chiamata, in base all’urgenza della situazione».
A mancare sembra proprio un piano di governo su come gestire il malessere dei lavoratori. Così, dopo l'emergenza terrorismo, i prossimi mesi saranno segnati dall'emergenza scioperi.
Il 24 giugno sarà la volta della serrata delle scuole e dello stop di treni e bus. Il 24 settembre è prevista un'altra manifestazione nazionale, che sarà solo preparatoria allo sciopero del 7 ottobre, quando tutto si fermerà un'altra volta.

Twitter @antodem

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