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ISTITUZIONI 1 Giugno Giu 2016 1638 01 giugno 2016

Incontro Juncker - Fico, tensioni sulla linea Ue

Il presidente della Commissione incontra il premier slovacco, futuro presidente di turno. Ma una strategia comune non c'è.

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da Bruxelles

Robert Fico, premier slovacco.

Per capire in che stato si trovi l'Unione europea basta ascoltare la conferenza stampa di benvenuto del presidente della Commissione Jean Claude Juncker al primo ministro slovacco Robert Fico, che dal primo luglio sarà reponsabile della presidenza di turno del Consiglio Ue per i successivi sei mesi.
Il padrone di casa chiede allo slovacco di essere «molto pro-europeo», visti i tempi duri («demanding period»), e subito rassicura: «Fico mi ha promesso che lo sarà».
NESSUN CAMBIO DI LINEA. Una promessa che non sembra destinata a realizzarsi. Lo slovacco infatti ascolta, annuisce, ma non riuncia a dire la sua, sottolineando di saper bene che essere a capo del semestre Ue vuol dire essere un «honest broker», un onesto mediatore, «ma questo non vuol dire» rinunciare alle proprie idee, ovvero «che cambieremo la nostra posizione nazionale».
Che è ben lontana da quella europea.
Come a ribadire: no alla redistribuzione dei rifugiati secondo il sistema delle quote proposto dalla Commissione, no all'accoglienza di migranti musulmani in Slovacchia «perché sono impossibili da integrare», no alla società multiculturale, perché come ha già spiegato il premier socialista slovacco «il problema non è nei migranti che arrivano ma nel fatto che loro cambiano il volto del Paese».
JUNKER AMMONISCE CONTRO I 'NO'. Insomma, niente di nuovo, le parole di Fico sono chiare e lo sono da tempo, ma il fatto che abbia ribadito la posizione del suo Paese dentro palazzo Berlaymont, sede dell'esecutivo Ue, davanti al suo presidente, non fa ben sperare in un semestre davvero «pro-europeo» come ha auspicato Juncker. Che a parte le gentili richieste non rinuncia a lanciare un monito allo slovacco.
La «più pericolosa» delle spesso oscure abbreviazioni usate nel gergo della Ue «quando si parla di immigrazione è la parola 'no'», allude il presidente della Commissione europea, con riferimento all'opposizione di Bratislava alle quote di ricollocazione dei profughi e alla revisione del regolamento di Dublino.

Junker, fronte aperto anche con la Polonia

Temi al centro del semestre europeo slovacco e sui quali Juncker dovrà essere vigile. Ma d'altra parte il presidente dell'esecutivo comunitario sa bene che dovrà battagliare e non poco per difendere l'Unione europea e i suoi valori fondamentali. E non solo davanti al premier slovacco.
Altro fronte aperto è quello con la Polonia. Il giorno in cui Fico visita le istituzioni europee, la Commissione europea ha deciso di inviare un parere scritto al governo polacco di destra, guidato da Beata Szydlo, visto che sinora «non è stata ancora trovata una soluzione» che «porti vicino» ad un accordo sulle «questioni che preoccupano» per il rispetto dello stato di diritto in Polonia.
RISCHIO SANZIONI PER VARSAVIA. L'atto apre di fatto la procedura di infrazione ed introduce il rischio di sanzioni europee contro Varsavia.
«Esiste la volontà di dialogo con le autorità polacche ma ancora non siamo riusciti a trovare una soluzione sulla tutela dello Stato di diritto», ha annunciato il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans.
«Ribadiamo le nostre preoccupazioni sulla Corte Costituzionale, le sue sentenze e il suo funzionamento», temi per i quali l'esecutivo europeo da mesi cerca di trovare una soluzione come garante dei Trattati, senza entrare nel dibattito politico interno alla Polonia.
Ma tra il rispetto dello stato di diritto e quello di un governo eletto, Juncker non ha dubbi e proprio davanti a Fico chiarisce: «La democrazia non è solo questione di maggioranza parlamentare ma di società civile».
POSSIBILI SCONTRI CON I GOVERNI. È questa che la Commissione vuole difendere. Il rischio però è che per farlo si debba mettere contro alcuni governi nazionali, sempre più disallineati rispetto ai valori e principi dell'Ue. E davanti ai quali la preghiera di essere 'pro-europei' sembra sempre più una richiesta impossibile.
Impossibile quasi come la possibilità di risolvere la crisi dei migranti e il mancato ricollocamento dei rifugiati: «Il ritmo delle ricollocazione deve accelerare» o la Commissione farà scattare procedure di infrazione.
Finora si è fatto solo l'1% dei 160 mila ricollocamenti promessi. E visto che la decisione «è legalmente vincolante» e «deve essere messa in atto da chi l'ha presa», la Commissione ha deciso di mandare «lettere di avvertimento» ai governi e «se necessario, non ci vergogneremo di esercitare i nostri poteri come guardiani dei trattati».
Guardiani che sembrano sempre più rimasti soli a sorvegliare e difendere qualcosa che nessuno vuole difendere più.

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