Napolitano 160601215736
ISTITUZIONI 1 Giugno Giu 2016 2158 01 giugno 2016

Intercettazioni Napolitano-Mancino, accertamenti sui pm

Verifiche dell'Ispettorato alla Procura di Palermo per verificare la distruzione delle registrazioni sulla supposta trattativa Stato-mafia. Ingroia: «Scrivo un romanzo, ci sono cose che vanno dette».

  • ...

Il presidente emerito Giorgio Napolitano con Nicola Mancino.

Cinque anni non bastano ad archiviare il 'caso Napolitano'.
Nonostante il duro conflitto tra il Quirinale e la Procura di Palermo nel 2012, la sentenza della Consulta e la distruzione delle bobine effettuata dai magistrati tre anni fa, nuove polemiche si abbattono sulla vicenda delle intercettazioni tra l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino che furono registrate durante l'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, ormai in dibattimento.
INGROIA: «CI SONO COSE CHE VANNO RACCONTATE». E il finale, a quanto pare, sembra tutto da scrivere. L'ex pm Antonio Ingroia, ora avvocato, che coordinò l'indagine fino a un certo punto per poi chiedere e ottenere il trasferimento ad altro incarico, riferisce di essere «già al lavoro» su «un romanzo», che aveva già annunciato di voler scrivere, in cui ci sarà spazio, fa intendere, anche per le famose intercettazioni, limitandosi ad anticipare: «Ci sono delle cose che vanno raccontate ai cittadini».
La scintilla che di colpo riaccende la polemica sta nelle verifiche, avviate all'inizio di quest'anno, dal ministero della Giustizia per accertare se dopo la distruzione delle bobine siano rimaste in qualche modo tracce sui server.
CONTROLLI PARTITI DA MELILLO. I controlli sono partiti su input del capo di gabinetto del dicastero, Giovanni Melillo, a seguito di un'intervista in cui Ingroia, nell'autunno del 2012, ipotizzò di rendere noti i colloqui tra Napolitano e Mancino; intercettazioni mai trascritte per ordine degli stessi pm che le ascoltarono e le giudicarono irrilevanti ai fini delle inchieste e vennero in seguito distrutte dopo il conflitto sollevato davanti la Corte Costituzionale.
CONTINUE VERIFICHE. La Procura di Palermo ha risposto ai primi quesiti, posti dal capo degli Ispettori Elisabetta Cesqui, che tutto si è svolto secondo le procedure verbalizzate, ma a fine marzo ci sono state altre richieste: una verifica sul server che registra le telefonate installato presso gli uffici giudiziari palermitani per appurare se potevano trovarsi tracce di eventuali duplicazioni.
I pm titolari del fascicolo inoltre hanno trasmesso relazioni sulle modalità di ascolto di quelle conversazioni poi distrutte e sull'eventuale presenza di copie in carta o informatiche.
«NORMALE ACCERTAMENTO». «Non si tratta né di un'ispezione, né di un'inchiesta, ma di una normale attività di accertamento», spiegano in ambienti ministeriali, dove si evidenzia che qualunque iniziativa dell'Ispettorato «è di intesa o raccordata con il gabinetto» e che comunque si va verso l'archiviazione. «Sono abbastanza sbalordito», commenta Ingroia, «di fronte a tante disfunzioni del pianeta giustizia in varie parti d'Italia a distanza di anni, ci si preoccupa ancora di Napolitano. Arrivando persino a spendere soldi dell'erario per pagare un perito tecnico, non fidandosi dei magistrati che più volte hanno chiarito».
«Mi chiedo», prosegue l'ex pm, «se il Ministero della Giustizia non abbia cose più serie di cui occuparsi, come la vita dei cittadini, rispetto a proteggere il post-mandato di Napolitano».

Correlati

Potresti esserti perso