Alfano, con Ue attivare hotspot in mare
EMERGENZA 1 Giugno Giu 2016 2010 01 giugno 2016

Migranti, l'Italia promette alla Ue due nuovi hotspot

Strutture a Messina e Cagliari in cambio di rimpatri più veloci: ma Accorinti non ci sta.

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Presto due nuovi hotspot a Mineo e Messina, facendo salire i posti complessivi da 1.600 a 2.800. Poi l'attivazione di sei strutture mobili (basate a Cagliari, Reggio Calabria e altre quattro località) pronte ad intervenire nei porti di sbarco e l'apertura di hotspot di 'secondo livello' in diverse regioni dove sistemare le persone destinate a essere rimpatriate. In cambio, l'Italia chiede alla Ue un'accelerazione sui rimpatri e sulla ricollocazione dei rifugiati, che dopo quasi un anno è complessivamente ferma a poco più dell'1% delle promesse (per l'Italia, appena 718 su 39.600 in due anni).
ACCORINTI SI OPPONE. È questa la posizione che, a quanto si apprende, il Viminale sta definendo nella risposta alla Commissione europea che potrebbe essere inviata a Bruxelles. Ma la prima voce contraria si è già levata e arriva da Messina: il sindaco, Renato Accorinti, ha detto di «essere totalmente contrario» alla creazione di un hotspot nella sua città, «perché Messina fa un altro tipo di accoglienza ai migranti».
CENTRALITÀ DEI RIMPATRI. Punto centrale della lettera inviata dall'Italia, la constatazione che se non partono i rimpatri europei il sistema non regge. Per chi non ha diritto all'asilo servono frequenti voli finanziati dall'Europa per non sovraffollare le strutture. In parallelo deve accelerare il ritmo delle relocation. Tema peraltro ribadito anche dalla Commissione. Alla lettera, che tiene conto degli scambi con Frontex, stanno lavorando gli uffici del capo della Polizia, Franco Gabrielli e del capo Dipartimento delle libertà civili e immigrazione del ministero, Mario Morcone, per dare risposte puntuali ai rilievi inviati da Matthias Ruete, capo della direzione generale Affari interni della Commissione europea.
ORA QUATTRO HOTSPOT. Gli sbarchi delle ultime settimane hanno messo in crisi il sistema che per ora si fonda su quattro hotspot (Lampedusa, Trapani, Pozzallo e Taranto). Da qui, in vista del previsto aumento estivo dei flussi nel Mediterraneo, l'idea di attivare le due nuove strutture fisse a Messina e Mineo più le sei mobili. Sul piano politico, intanto, Jean Claude Juncker ha riaffermato che «siamo sempre aperti a discutere e meditare le proposte e sottoproposte del mio buon amici Renzi». Il presidente della Commissione europea ha poi precisato che, sulla questione degli hotspot navali, «non sono contrario», pur confermando che «ci sono questioni legali da prendere in esame».
PRIMA NAVE PER SPERIMENTAZIONE. La lettera dell'Italia proporrà una serie di chiarimenti tecnici sulle modalità di accoglienza a bordo e sul quadro legale. L'idea è quella di cominciare con l'invio di una nave in collaborazione con Frontex per una prima sperimentazione. Una volta fatta la selezione tra chi ha diritto a chiedere asilo, si punta a creare il sistema degli «hotspot di secondo livello».

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