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SCIVOLONI 1 Giugno Giu 2016 1257 01 giugno 2016

Trump: «Non conosco Salvini», le gaffe estere del leader leghista

Il candidato repubblicano nega di averlo mai incontrato. Putin lo ha snobbato. E in Nigeria il leader del Carroccio non è mai arrivato. Solo in Israele ha ottenuto l'invito alla Knesset. Dopo qualche peripezia.

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L'incontro tra Matteo Salvini e Donald Trump del 26 aprile 2016.

Il povero Salvini ce l'aveva messa tutta. «Spero che Trump diventi presidente degli Stati Uniti», ha ripetuto anche mercoledì 1 giugno, nel corso dell'ennesima ospitata ad Agorà, il talk show mattutino su RaiTre. Ma lui, Big Don, nega persino conoscerlo. Non sa nemmeno chi sia, questo Matteo Salvini, e precisa anche di non averlo mai incontrato, di «non averlo voluto vedere».
L'INTERVISTA A TRUMP. La notizia e la relativa polemica sono state sollevate da la Repubblica. Secondo il quotidiano, in un'intervista condotta da Michael Wolff su The Hollywood Reporter, non ancora pubblicata, il candidato repubblicano alla Casa Bianca non solo ha preso le distanze dalla destra xenofoba europea, ma ha addirittura negato di aver mai incontrato Salvini. Nonostante l'esistenza di alcune foto che li ritraggono insieme, sorridenti, e di uno «scambio di mail» di cui ha parlato Salvini stesso con Repubblica. Il retroscena di quella visita era stato raccontato da Lettera43.it. Adesso la smentita di Trump ne conferma la natura: «Potrebbe rivelarsi una fregatura più che un assist», scriveva il nostro giornale. E così è stato.
CON SALVINI «NESSUN TERRENO COMUNE». Il magnate newyorkese sostiene di «non aver neppure conosciuto» il leader della Lega, non ritiene che ci sia «un terreno comune da esplorare», né sembra interessato «a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico». A prescindere dalla veridicità della smentita trumpiana, il dato politico è un altro. La sconfessione, sul piano mediatico, si è risolta in una nuova gaffe per il leader leghista. Che con la categoria «esteri» non sembra godere di molta fortuna. Gli episodi non mancano.
I FORMAGGI DELLA GRECIA. Agli onori delle cronache risultano, in ordine sparso, infelici uscite nei confronti della Grecia durante la presentazione, con Paolo Del Debbio, del libro Salvini dalla A alla Z: «Noi abbiamo le industrie, ma loro che cazzo hanno? Isolette, formaggi, il Partenone... e basta».
LA NIGERIA PROIBITA. C'è poi il pasticciaccio brutto del viaggio in Nigeria: «Vado in Nigeria per parlare con i ministri e portare lavoro, per aiutarli a casa loro», aveva annunciato il leader del Carroccio. Peccato però che, secondo quanto da lui stesso raccontato, la autorità di Abuja non volessero concedergli il visto per fare ingresso nel Paese. Versione smentita dal console dell'ambasciata nigeriana a Roma.
NIENTE SELFIE CON LO ZAR. La musica non cambia con la Russia: «Sarò a Mosca e avrò numerosi incontri, compreso quello con Putin», faceva sapere Salvini a dicembre 2015 ai suoi follower. Smentito però dall'ufficio stampa del partito: «Ci saranno incontri politici e privati, ma non con Putin». Insomma, niente selfie con lo zar. All’entusiasmo di Salvini per il leader russo, così frequentemente esplicitato, pare corrispondere al contrario una certa freddezza da parte del Cremlino.
LA PRIMA IN ISRAELE. In Israele, invece, Matteo alla fine ce l'ha fatta. In un primo momento l’ambasciata a Roma aveva congelato il suo viaggio, per ragioni di opportunità politica. Cioè a causa delle posizioni di Salvini sull’immigrazione e per le sue alleanze con l'estrema destra, segnatamente con Casapound. Poi, però, l'invito alla Knesset è arrivato. Fin dai tempi di Gianfranco Fini, il passaggio in Israele è una tappa obbligata per i leader (o aspiranti tali) della destra italiana. Un'eccezione, talmente speciale da spingere Salvini a indossare per l'occasione la giacca e la cravatta. Non restano che le vacanze in Corea del Nord, e le lodi sperticate di Marine Le Pen.

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