AMMINISTRATIVE 3 Giugno Giu 2016 0800 03 giugno 2016

Roma, le 5 grane che aspettano il sindaco

Debito da 13 miliardi. Traffico in tilt. Immondizia. Criminalità. E Olimpiadi 2024.  Le emergenze romane. E i piani di Marchini, Meloni, Raggi, Giachetti e Fassina.

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Chi strapperà la poltrona di sindaco di Roma si siederà soltanto sopra una montagna di debiti.
Circa 13 miliardi. E poi dovrà fare i conti con problemi che nessuno dei predecessori ha saputo risolvere, avendo forse la metà delle risorse disponibili in passato.
Lettera43.it ha analizzato quali emergenze cadranno sulle spalle del prossimo uomo (o donna?) forte della Capitale. Eccole.


Da sinistra Alfio Marchini, Giorgia Meloni, Virginia Raggi, Roberto Giachetti e Stefano Fassina.

1. Debito da 13,6 miliardi: vale due volte il bilancio del Comune

L'aula Giulio Cesare in Campidoglio a Roma.

Il prossimo sindaco di Roma si adagerà su una voragine da 13,6 miliardi di euro.
È questo il buco del Comune di Roma (due volte il bilancio del Campidoglio), legato per quasi il 70% ai mutui contratti dall’ente prima del 2008.
Un passivo soprattutto che costringe i romani a pagare l’addizionale Irpef più alta d’Italia.
A certificare questi numeri è stata Silvia Scozzese, già assessore al Bilancio della giunta Marino e adesso commissario al debito, al posto di Massimo Varrazzani.
BAD COMPANY PER NON FALLIRE. Fu l’ex IntesaSanpaolo, messo lì da Berlusconi e Tremonti, a creare una bad company dove congelare (fuori dal perimetro del bilancio ordinario) l’eredità delle scorribande finanziarie delle giunte Veltroni, soldi per contenziosi ancora aperti o mutui per le spese straordinarie.
Senza quest’operazione il Comune di Roma sarebbe tecnicamente fallito.
TASSE E TASSI ALLE STELLE. Il rientro è stato più lento del previsto. Con un duplice effetto.
Sui romani grava un’addizionale dello 0,9 per mille, con lo 0,5 destinato all’ente e lo 0,4 per pagare la garanzia sul debito (soltanto il mutuo con Cassa depositi e prestiti ha un tasso del 5%).
Contemporaneamente l’agibilità finanziaria e la capacità di spesa del Campidoglio sono pari a zero.
Soltanto le municipalizzate hanno debiti pregressi per oltre 3 miliardi.
Tanto la macchina burocratica sta in piedi per il contributo annuale straordinario di 500 milioni di euro da parte del governo alla gestione commissariale e i 110 milioni stanziati per sostenere gli extra-costi legati al ruolo di Capitale.
Qual è il programma dei cinque candidati su questo punto?


RAGGI. Ricognizione perché «il 44% dei debiti e il 74% dei crediti non sono noti». Non si può promettere di abbassare le tasse.
FASSINA. Ricontrattare il tasso del mutuo con la Cdp, tagliare le tasse e investire sul welfare con quanto recuperato.
GIACHETTI. Rinegoziare i tassi d’interessi sul debito, risparmiare 200 milioni per abbassare l’Irpef e aumentare i servizi sociali.
MARCHINI. Emissione di bond straordinari per chiudere le vecchie partite debitorie.
MELONI. Ricognizione sui contratti derivati, rinegoziazione del debito e rimodulazione delle tasse per aiutare i ceti più deboli.

2. Trasporti: incolonnati 31 ore nel 2016, bus a 15 km/h

Mezzi dell'Atac, l'Azienda per i Trasporti del Comune di Roma.

Soltanto nella settimana che ha anticipato il primo turno delle Amministrative del 5 giugno 2016 la metropolitana si è fermata tre volte.
E appena uno stop era dovuto a uno sciopero. Nella Capitale - città dove sei abitanti su 10 hanno la macchina e la usano quasi tutti giorni - i romani hanno già trascorso dall’inizio dell’anno 31,5 ore incolonnati nel traffico.
SENZA INFRASTRUTTURE. E non poteva essere diversamente in una metropoli dove esistono soltanto tre linee di metropolitane, i bus fanno 15 chilometri all’ora tra le 7 e le 9 di mattina e su 165 tram a disposizione ci sono stati giorni dove solo un terzo era funzionante, in marcia sui binari.
Alla base di questo caos c’è l’Atac: la municipalizzata del trasporto pubblico che ha un debito pregresso pari a un miliardo e ha chiuso l’esercizio di bilancio 2015 con un passivo di 60 milioni di euro.
Nonostante Stato centrale, Regione e Comune abbiano versato nelle sue casse tra il 2009 e il 2014 circa 4,4 miliardi di euro.
METRO C, GRANDE INCOMPIUTA. Da suo azionista, il futuro sindaco di Roma dovrà mettere in campo le misure drastiche che i suoi predecessori non hanno avuto la forza di prendere.
Tra le altre priorità accelerare la costruzione della metropolitana C, l’incompiuta più costosa d’Europa secondo la Corte dei conti: oltre 3 miliardi di euro.
Qual è il programma dei cinque candidati su questo punto?


RAGGI. Meno bus e auto in circolazione, più piste ciclabili, zone pedonali e car sharing.
Una funivia tra Casalotti e Boccea per unire centro e periferia.
FASSINA. Dimezzare il numero di auto, potenziare passante ferroviario, metropolitana, preferenziali e ciclabili.
GIACHETTI. Abbandonare le metropolitane e puntare su autobus non inquinanti (idrogeno in testa) e tram. Aumentare le preferenziali.
MARCHINI. Riaprire una parte dei Fori imperiali chiusi da Marino, inserire sensori sotto i semafori per regolare il traffico, potenziamento dei tram e lotta ai ''portoghesi'' in metropolitana.
MELONI. Potenziare il trasporto pubblico con i soldi recuperati dall'evasione.

3. Immondizia: pagare 250 euro pro capite per una città sporca

Un orsacchiotto abbandonato tra le tende e i rifiuti.

A Roma i cassonetti traboccano di immondizia e nel suo cielo volano gabbiani come non avviene in nessuna altra capitale del mondo.
Tra le emergenze del nuovo sindaco anche quella di evitare che nella città eterna si ripeta quello che è successo a Napoli.
PIÙ PAGO, MENO PULISCONO. A certificare il crac sempre più vicino un rapporto di Confartigianato.
L’associazione ha calcolato che la Capitale vanta i costi più alti per l'igiene urbana a carico dei cittadini (249,9 euro pro capite, il 50,9 per cento sopra la media nazionale), assorbe il 7,8% della spesa nazionale, ma nonostante questo il ritorno è minimo: solo il 9% dei residente trova la città pulita.
AAA CERCASI DISCARICA. Chi vince le elezioni dovrà, a differenza di Ignazio Marino, aprire una discarica e forse anche lanciare la costruzione di un termovalorizzatore.
Dopo la chiusura di Malagrotta l’ex sindaco decise di mandare i rifiuti, anche non trattati, fuori regione e all’estero.
A generare maggiore caos l’attuale gestione dell’Ama.
La municipalizzata dei rifiuti, in passato al centro di inchieste legate al malaffare e alla spartizione politica, è tornata in utile, ma ha debiti pregressi superiori agli 800 milioni.
Soprattutto necessita di investimenti: il presidente Daniele Fortini ha ammesso che i due Tmb di proprietà dell’azienda sono obsoleti e mal ridotti.
Qual è il programma dei cinque candidati su questo punto?

RAGGI. Più impianti decentrati per tagliare la Tari. Incentivo dell'uso di pannolini riclabili.
FASSINA. Incentivare e migliorare la filiera della raccolta differenziata.
GIACHETTI. Puntare sui servizi di prossimità per limitare la quantità di rifiuti da portare in discarica.
MARCHINI. Congelare la raccolta differenziata così com'è, perché troppo costosa, in attesa di fare gli impianti necessari.
MELONI. Più impianti per evitare il trasferimento all’estero dei rifiuti.

4. Criminalità: operano 45 clan, ma il problema per tutti sono i rom

Il campo rom di via del Foro Italico, a Roma, in una foto tratta da Twitter.

Nella campagna elettorale per il Campidoglio è entrato anche il barbaro assassinio di Sara Di Pietrantonio.
Durante il dibattito trasmesso da Sky Tg24 i cinque candidati hanno anche litigato su questo, con il solo Marchini a dirsi certo che si sarebbe fermato sentendo le grida della giovane, mentre il suo ex fidanzato Vincenzo Paduano la uccideva.
Prima di questo caso a Roma il problema criminalità era sinonimo di Rom.
GANG LOCALI E INTERNAZIONALI. Nella Capitale operano 45 clan: qui le diverse mafie lavorano d’amore e d’accordo con le batterie locali, mentre dimostrano di essersi integratele gang straniere (cinesi, albanesi, rumeni).
I reati sono in calo (-12,54% tra il 2015 e il 2014), grazie al massiccio aumento di volanti in strada, scattato dopo gli attentati di Parigi e per il Giubileo.
Anche se non mancano casi cruenti come quello di Sara o di un oste ucciso a bottigliate soltanto per aver rifiutato una birra a un tassista.
CONTRO I CAMPI NOMADI. Nonostante questo, mediaticamente, l’emergenza è legata ai Rom.
Dopo lo sfarzoso funerale di “zio Vittorio” l’opinione pubblica si è accorta che molti affari sporchi (come l’usura o lo spaccio di eroina) stanno diventando monopolio dei clan di “zingari”. Su tutti proprio i Casamonica, con le loro migliaia di affiliati.
La politica e le istituzioni sembrano però più interessate a regolare il fenomeno dal basso. Anche facendo molta confusione.
NEMMENO L'1% DELLA POPOLAZIONE. Accanto a otto “villaggi della solidarietà” autorizzati e finanziati dal Comune di Roma, ci sarebbero circa un centinaia di favelas sorte in periferia quanto in zone centrali. In città vivono oltre 7 mila nomadi stanziali, nemmeno l’1% della popolazione totale.
Anche se non si conoscono dati ufficiali il numero di reati commessi da quest’etnia sarebbe infinitamente inferiore a quanto paventano i politici più populisti.
Cresce invece la miseria e l’emarginazione, che impedisce l’integrazione. E a farne le spese spesso sono i più piccoli.
Qual è il programma dei cinque candidati su questo punto?


RAGGI. Superare i campi, censimento socio sanitario delle strutture esistenti, vendere le case a chi può permettersele, obbligo scolastico per i bambini e obbligo di «lavorare e pagare le tasse per gli adulti».
FASSINA. Integrazione scolastica, lavorativa e abitativa per chiudere i campi rom.
GIACHETTI. No agli sgomberi e aiutare i rom a cercare casa.
MARCHINI. Chiudere i campi e rimpatriare chi commette reati. Droni per un maggiore controllo.
MELONI. Rimpatri dei clandestini e maggiore controlli sui minori sfruttati.

5. Le Olimpiadi 2024: quella spesa da 5,3 miliardi che non convince

Giovanni Malagò, Matteo Renzi e Ignazio Marino.

A Roma le ultime grandi opere infrastrutturali (le metropolitane, l’Olimpica, il rifacimento degli stadi) si sono avute con le Olimpiadi del 1960.
In quest’ottica ogni giunta che si è succeduta da allora ha sempre guardato con interesse alle grandi kermesse sportive, nella speranza di far piovere miliardi sulla Capitale con gli appalti, riattivare il turismo e ridarle la linfa che sembra oggi mancarle.
PIANO TROPPO LOW COST. La Capitale è in lizza per le Olimpiadi del 2024, ma il piano presentato dal comitato promotore di Luca Cordero di Montezemolo ha ottenuto non poche critiche.
Gli organizzatori promettono di spendere 5,3 miliardi tra il Villaggio olimpico di Tor Vergata (2,1 miliardi poi da riconvertire come un campus universitario), un’arena del ciclismo, un parco naturalistico, il restyling dello stadio Flaminio, il completamento delle famose Vele di Calatrava, oltre ai costi di gestione.
Il tutto “in cambio” di un incremento dello 0,4% del Pil e la creazione di 177 mila posti di lavoro.
LO SPETTRO DEL 2012. Qualcuno, come l’ex commissario alla spending review Roberto Perotti, ha fatto notare che dalla lista mancano opere che a Roma non ci sono come le metropolitane o il rafforzamento degli aeroporti.
Il timore è che si torni al budget di 13 miliardi, che nel 2012 spinse Mario Monti a ritirare la città eterna dalla corsa per i Giochi del 2020 poi assegnati a Tokyo.
Qual è il programma dei cinque candidati su questo punto?


RAGGI. Ritirare la candidatura olimpica.
FASSINA. Referendum sulla candidatura tra i romani, ridurre il budget e cancellare il Villaggio olimpico a Tor Vergata.
GIACHETTI. Sì alla candidatura, ma usando il budget per ristrutturare impianti esistenti.
MARCHINI. Coinvolgere il Consiglio comunale, usare il volano delle Olimpiadi per creare valore.
MELONI. Favorevole, ma a «Giochi a basso impatto economico» con gli impianti esistenti.


Twitter @FrrrrrPacifico

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