Usa 2016, in Oregon vince Sanders
ELEZIONI 3 Giugno Giu 2016 1706 03 giugno 2016

Usa, perché Sanders non riuscirà a battere la Clinton

Gli ultimi sondaggi danno il senatore del Vermont leggermente avanti in California. Ma la matematica dei delegati e il sostegno del partito porteranno quasi sicuramente Hillary al trionfo finale.

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Mentre Donald Trump incassa un'altra importante vittoria (l'appoggio di Paul Ryan, speaker repubblicano della Camera), Hillary Clinton sembra sempre più in difficoltà nella lunga telenovela per la Casa Bianca.
Secondo un sondaggio del Los Angeles Times, lo sfidante Bernie Sanders ha sorpassato la favorita per le primarie nella battaglia per la California (546 delegati).
44% CONTRO 43%. Il senatore del Vermont, che nonostante l'ampio svantaggio in termini di delegati non ha abbandonato la corsa, è avanti sull'ex segretario di Stato di un punto percentuale, 44% contro 43%. Le primarie di martedì 7 giugno in California, che sembravano cosa fatta per Hillary, diventano un terreno sempre più imprevedibile con Sanders che sta conquistando gruppi storicamente a favore dell'ex first lady, ispanici e asiatici in primis.
Il senatore democratico spopola soprattutto tra i giovani, in particolare tra coloro che votano per la prima volta. Tuttavia, secondo il quotidiano della west coast, Sanders sarebbe in vantaggio in generale tra gli aventi diritto al volto, ma riguardo agli elettori che potenzialmente andranno a votare, Hillary Clinton è ancora avanti di 10 punti, ovvero 49% su 39%.


Secondo gli esperti, quindi, Sanders può vincere se riuscirà a far andare alle urne coloro che di solito non votano.
I numeri dimostrano ancora una volta la tenacia e il successo di Bernie in questa tornata elettorale, ma, purtroppo per i suoi supporter, il 7 giugno a fare l'ultima risata sarà quasi sicuramente Hillary.
Per capire quanto il Golden State può influenzare l'esito finale del voto, è utile ricordare come funziona il sistema delle primarie Usa.
TUTTO IL PARTITO CON HILLARY. I contendenti guadagnano di Stato in Stato il numero dei delegati corrispondente al voto degli elettori volta per volta, i cosiddetti pledged delegates.
Il conteggio di questi delegati “vinti sul campo” dà la Clinton in vantaggio di 1.769 a 1.501.
Ma a scegliere il candidato dei Dem alle presidenziali saranno anche gli unpledged delegates, ovvero i rappresentanti del partito Democratico in Parlamento e al governo dei diversi Stati.
Questi “grandi elettori” possono decidere fino all'ultimo momento a chi assegnare la propria preferenza. Se al conteggio totale si aggiungono questi voti (587 in totale), il distacco attuale tra Hillary e Bernie sale a 2.312 contro 1.545.
Il motivo è semplice: l'ex segretario di Stato è il candidato dell'establishment, che la vuole vedere alla Casa Bianca a novembre.
A SANDERS SERVE UNA CATASTROFE GENERALE. Se questo non bastasse per continuare a scommettere su una vittoria finale della Clinton, si deve aggiungere che il 7 giugno non si vota solo in California (dove tra l'altro non è detto che Sanders arrivi primo), ma in altri 5 Stati.
Andranno infatti alle urne anche Montana, New Jersey, New Mexico, Nord e Sud Dakota. Perché Sanders possa davvero sperare nel successo definitivo (il suo ultimo appiglio è che in caso di un trionfo il 7 giugno anche gli unpledged delegates passino dalla sua parte) dovrebbe conquistare anche tutti questi cinque Stati. Non solo, la vittoria dovrebbe anche essere abbondante, perché i delegati vengono assegnati col metodo proporzionale.
Questo scenario è altamente improbabile, praticamente impossibile.
Solo nel New Jersey (142 delegati), il vantaggio dell'ex segretario di Stato è sufficiente per chiudere la partita.


Inoltre, l'ultimo giorno in cui i Democratici votano non è il 7 giugno, ma il 14. A chiudere la corsa è la capitale Washington D.c., dove Hillary è data in ampio vantaggio.
Il 'momentum' in cui spera Sanders per convincere il partito della sua candidatura, anche se riuscisse nel miracolo il 7 giugno, si spezzerebbe proprio nella capitale.

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