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INFLUENZA 4 Giugno Giu 2016 0900 04 giugno 2016

Il potere di Giorgio Napolitano su Renzi e Mattarella

È l'alfiere delle Riforme. Renzi gli deve tutto. Negli apparati statali ci sono i 'suoi': Mosca Moschini, Pansa, Graziano. Perché in Italia comanda (ancora) Napolitano.

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La teoria dei cerchi contrentrici del potere è quella da cui bisogna partire per capire l'influenza che l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ancora sull'apparato istituzionale della Repubblica Italiana, fresca di festeggiamenti per il 70esimo anno di vita.
A pochi giorni dal suo 91esimo compleanno, che cade il 29 giugno, Re Giorgio rappresenta un unicum nella storia della nostra democrazia.
È ANCORA LUI IL GARANTE. Perché a distanza di un anno dall'addio al Quirinale, con l'elezione di Sergio Mattarella, Napolitano appare tutt'ora il garante del governo di Matteo Renzi, il nume tutelare, sia in politica interna sia in quella estera, ancora un punto di riferimento per gli Stati Uniti, dove può contare sull'amicizia con l'ex segretario di Stato Henry Kissinger.

Giorgio, il più attivo degli ex presidenti

Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella.

Non si ricorda a memoria un presidente emerito così attivo dal punto di vista parlamentare e politico, pronto a intervenire con interviste sui quotidiani e in televisione, a sbrigliare le polemiche sul giovane presidente del Consiglio o per celebrare l'anniversario della Repubblica: il 2 giugno 2016 il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato una sua lunga intervista sulla Napoli di una volta e su come è cambiata.
L'attivismo lo si è visto (e lo si vedrà) nel caso del referendum costituzionale di ottobre, dove Napolitano ha lanciato il messaggio di votare a favore (del resto è stato lui stesso l'alfiere delle riforme nel 2013, quando nominò il gruppo di saggi come Luciano Violante o Valerio Onida).
PRESSING SUL RENZISMO. Ma lo si è capito persino sul caso del progetto Human Technopole per il dopo Expo 2015, con un intervento al Senato per appoggiare la linea critica della senatrice a vita Elena Cattaneo.
Lo si può notare ancora alla vigilia delle elezioni amministrative, anche perché da Napoli a Milano come a Roma, i vecchi consiglieri e amici del Migliorista fanno sentire il fiato sul collo sulle nuove leve del renzismo all'interno del Partito democrarico.
APPARATO NOMINATO DA LUI. Se Napolitano può ancora pesare è appunto grazie alla teoria dei cerchi concentrici, perché gran parte dell'apparato statale italiano è tutt'ora rappresentato dalle vecchie leve cresciute con Re Giorgio nell'ultimo decennio.
Uomini a cui il Migliorista si può rivolgere in prima persona, facendo pesare la sua influenza e la sua strategia politica.
Di sicuro l'uomo forte di Napolitano al Colle è Rolando Mosca Moschini, classe 1939, dal 2006 consigliere militare dei presidenti, ma soprattutto ex capo di Stato maggiore della Difesa nonché ex comandante generale della Guardia di finanza.
ATTENZIONE SULLA GIUSTIZIA. Negli ambienti militari sono in molti a riconoscere e temere la parola di Mosca Moschini, che si è fatto sentire sulle ultime nomine nei servizi segreti e polizia, ma che conta pure in questioni delicate di riforme della giustizia, come quando ci furono discussioni sulla riforma della responsabilità civile dei magistrati, preparata da un altro napolitaniano di ferro che è il ministro della Giustizia Andrea Orlando.
E a quanto pare, segnalò Dagospia, a stopparlo fu Ugo Zampetti, ex potentissimo segretario della Camera ora segretario generale del Quirinale, che glì ricordò che Mattarella «era stato ministro della Difesa e poteva fare da solo».

Renzi deve tutto a Napolitano per il cambio con Letta

Giorgio Napolitano e Matteo Renzi.

Scontri di potere nei gangli più importanti dello Stato, che si riverberano poi sulla sottile guerriglia interna alle Forze Armate italiane, ma con un punto a favore per Re Giorgio rispetto a Mattarella: Renzi deve tutto a Napolitano per la sostituzione con Enrico Letta nel 2014 e lo ha ribadito più volte.
È stato anche per questo motivo che alla fine del 2014, con nomina nel febbraio 2015, a capo di Stato maggiore della Difesa è arrivato Claudio Graziano, altro fidatissimo di Re Giorgio.
SPOSTATO ANCHE PANSA. Stesso motivo per cui Alessandro Pansa, ex numero uno della polizia di Stato, è stato nominato al posto di Giampiero Massolo proprio su richiesta di Napolitano al Dis, punto di collegamento tra i nostri servizi segreti, Aisi e Aise, e Palazzo Chigi.
Se si guarda all'indietro nella storia della Repubblica si può notare che attivo come il ministro degli Esteri del Partito comunista italiano c'è stato solo Oscar Luigi Scalfaro.
Ma il presidente di Novara era, a detta di attenti analisti politici, un gran chiacchierone che però non poteva appunto contare su uomini all'interno dell'apparato statale.
DA DE GENNARO A ERNESTO LUPO. Che dire poi di Gianni De Gennaro, attuale presidente di Finmeccanica Leonardo, ex capo della polizia, ex squalo di Stato come qualcuno lo ha definito.
Anche lui è espressione del potere di Napolitano, tanto che superò con facilità le nomine pubbliche del 2014 passate dalle forze caudine della nuova era renziana.
Non solo. Napolitano - già ex numero uno di un Consiglio superiore della magistratura (Csm) che risultò decisivo nella nomina di Edmondo Bruti Liberati a capo della procura di Milano nel 2010 ora in perfetta continuità con Francesco Greco - può contare al Quirinale su Ernesto Lupo, ex primo presidente della Corte di Cassazione, pure lui dal 2013 consigliere pure di Mattarella per gli affari di amministrazione della giustizia.
Senza contare il peso non indifferente del figlio Giulio, uomo di Stato al pari del padre con entrate nelle Università e persino nella Figc.

Un Senato riformato a misura di Migliorista

Giorgio Napolitano con Maria Elena Boschi.

Pure il futuro Senato che nascerà dopo la riforma della Costizione sarà a trazione napolitaniana.
L'attuale inquilino del Quirinale Mattarella infatti potrà nominare solo un senatore a vita, perché gli altri furono nominati proprio da Re Giorgio nel 2013, prima del suo trasloco.
Parliamo dell'architetto Renzo Piano, dell'economista nonché ex premier Mario Monti, della professoressa Cattaneo già citata e pure del fisico Carlo Rubbia.
C'era anche Claudio Abbado, scomparso però all'inizio del 2014.
ATTIVISSIMO SUGLI ESTERI. Napolitano si fa sentire sulle riforme, come detto, ma pure sulla politica estera.
Se si spulciano i tabulati del Senato si scopre del suo attivismo in commissione esteri, con interventi e informative sulla situazione in Libia, sul Consiglio europeo, sulla crisi in Medio Oriente, sulla situazione in Ucraina, sulle audizioni dell'Alto rappresentante dell'Unione europea Federica Mogherini. Napolitano c'è.
SEMPRE CON IL FIDO GUELFI. È membro della commisisone Esteri e Immigrazione.
È intervenuto con disegni di legge sulla riforma costituzionale.
Ultimamente ha pure firmato un disegno di legge con la senatrice Stefania Pezzopane per ricordare i 2 mila anni dalla morte del poeta romano Ovidio.
Dal suo ufficio di palazzo Giustiniani, affiancato dal fido consigliere Carlo Guelfi, con lui dagli Anni 90 al Viminale e con il portavoce Giovanni Mattioli, Napolitano sbriglia e imbriglia.
Per Renzi e Maria Elena Boschi è un mito, per la Lega Nord di Matteo Salvini o per Antonio Ingroia che minaccia di pubblicare le telefonate con l'ex ministro Nicola Mancino invece si muove troppo.
Sarà, ma al momento comanda sempre lui.


Twitter @ARoldering

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