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FOCUS 4 Giugno Giu 2016 1500 04 giugno 2016

Senegal, così è diventato modello di democrazia

Sentenze dure contro i dittatori. Sviluppo a misura d'uomo. Libertà di stampa. Il Senegal è una mosca bianca nel Continente nero. E disturba i regimi confinanti.

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Può essere considerato uno dei pochi Paesi africani oggi sicuri per viaggiare.
Ha un governo eletto democraticamente. Libertà di stampa e d'espressione. Molti eventi culturali, pessimi rapporti di vicinato con le dittature. E un'economia piccola ma parecchio promettente.
Il Senegal non smette di stupire: dopo la mossa del presidente Macky Sall di cambiare la Costituzione per accorciarsi il mandato, a Dakar l'ex presidente del Ciad Hissene Habre è stato condannato all'ergastolo per violenze sessuali, crimini di guerra e contro l'umanità.
ERGASTOLO PER HABRE. Una sentenza storica, perché in Africa la Corte penale internazionale (Cpi) che in genere si prende in carico questi procedimenti, è malvista e accusata di faziosità. Nel caso di Habre, ribattezzato il Pinochet nero per le decine di migliaia di omicidi politici in Ciad, il verdetto per reati aberranti è stato emesso per la prima volta da una corte africana.
Nel 2006 il Senegal, dove il dittatore era riparato, era stato incaricato dall'Unione africana di processare l'ex capo di Stato, avviando una serie di riforme legislative e costituzionali per garantire l'indipendenza del potere giudiziario, che non ha infine fatto sconti a Habre.
CONTRASTI COL GAMBIA. In primavera le nuove modifiche alla carta proposte da Sall per ridurre l'incarico presidenziale da sette a cinque anni sono state sdoganate da un referendum costituzionale passato con il 60%.
Mesi nei quali Sall entrava in rotta di collisione con il suo “omologo” Yahya Jammeh, padre padrone nel confinante Gambia dal golpe del 1994. Mentre da Dakar gli attivisti della Rete scaldavano i movimenti per la transizione verso la democrazia nella Guinea-Bissau e in Burkina Faso.

L'attivismo per controllare ed esportare la democrazia

Alla fine del 2015 nella capitale del Senegal è stata fondata anche la Lega africana per la democratizzazione su impulso degli autoproclamati hacker civili di Dakar.
Il cuore propulsore di un centinaio tra blogger e mediattivisti di 27 Paesi africani è nell'ex colonia francese diventata un modello di sviluppo e di rispetto dei diritti per il continente nero: il network di Africtivistes monitora (anche internamente) la trasparenza di ogni tornata elettorale e vigila sui processi democratici in corso nella regione.
Gli stimoli per il risveglio delle popolazioni africane in arrivo da Dakar disturbano i regimi rimasti inscalfiti come quello in Gambia, che ogni anno spinge migliaia di giovani a scappare verso il Mediterraneo.
ECONOMIA EMERGENTE. Con la dittatura dimenticata che reprime ogni opposizione, il Senegal ha da tempo diatribe commerciali e diplomatiche: il Gambia limita i movimenti di uomini e merci verso lo Stato emergente, dove i suoi dissidenti vanno a manifestare, e nell'acme delle crisi si arriva al blocco e dei beni e servizi di prima necessità tra i due Paesi.
Il Senegal è uno Stato di 13 milioni di abitanti con un tessuto di servizi del terziario e piccole e medie imprese che risentono della mancanza di materie prime importate anche dal Gambia: ma il suo sistema di crescita - nel complesso sano - rende quest'economia emergente assai meno squilibrata di altri Paesi più grandi e più ricchi di risorse come la Nigeria o il Congo.
UN PIANO VENTENNALE. Energie rinnovabili e sviluppo sostenibile attraverso l'agricoltura e il turismo sono le linee guida del Plan Senegal Emergent 2035 (Pse), lanciato dal 2012 sotto la presidenza di Sall, con diverse concessioni agli investimenti delle compagnie occidentali.
Nel 2016 sono partiti in Senegal finanziamenti per la costruzione dell'alta velocità e della rete dei treni rapidi, uno dei progetti più corposi del piano ventennale, iniettato di quasi 700 milioni di euro tra fondi del governo, dell'Agenzia francese di sviluppo (Afd) e delle banche islamica (Bid) e africana (Bad) per lo Sviluppo.

Impulso a trasporti, aziende, energia e turismo

A Parigi è stato poi firmato l'accordo per far partire, nel 2017, una grande centrale solare nella regione di Thies.
Il maggiore appalto per le energie rinnovabili nell'Africa occidentale verrà a costare oltre 43 milioni di euro, anche in questo caso finanziati in larga parte dai francesi dell'Afd, attraverso fondi d'investimento europei e senegalesi. Poi però l'energia verrà venduta all'acquirente pubblico Senelec, per un potenziale di nuova corrente elettrica pulita per circa 230 mila utenti.
Una forte modernizzazione green è in corso anche nel comparto agricolo, per decenni bloccato dalla scarsità di risorse idriche e tecnologiche, ma che ora punta prima all'autosufficienza e poi all'export di riso, mais e ortaggi nell'Africa occidentale: le nuove aziende agricole hanno dato ossigeno all'economia locale, e le migliaia di lavoratori creato indotti nel trasporto e nella ristorazione.
IL PIL CRESCE DEL 3-4%. La burocrazia è stata alleggerita, le spese amministrative per aprire imprese nell'agrobusiness sono state ridotte, il governo di Dakar ha anche facilitato l'accesso al credito per le start up, tant'è che nel 2015 gli investitori esteri sono aumentati del 20%.
Al momento il Pil del Senegal cresce del 3-4% l'anno e l'obiettivo del Pse è spingere il rialzo all'8%: la prima fase dovrebbe chiudersi entro il 2018 con il via di 27 progetti chiave nei settori dell’agricoltura, delle infrastrutture urbane, dei trasporti e dello sviluppo energetico.
PROSSIMI PASSI: SCUOLA E SANITÀ. Il presidente Sall, già premier tra il 2004 e il 2007, ha anche promesso di allargare l'assistenza sanitaria dal 35% al 75% della popolazione e di migliorare l'istruzione universitaria: obiettivi ambizioni e in parte annunci demagogici, in un Paese dove il 40% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà ed è privo di alfabetizzazione.
Ma la Banca mondiale classifica il Senegal tra i primi tre Stati africani con le economie più diversificate, con un tasso di crescita superiore a quella dell'area sub-sahariana.

Twitter @BarbaraCiolli

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