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BASSA MAREA 5 Giugno Giu 2016 1331 05 giugno 2016

Gli scafisti, vergognosi eppure necessari

In sette giorni hanno incassato 26 milioni sulla pelle di 13 mila migranti. Ma chi altro può trasportarne così tanti?

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Ragusa: lo yacht utilizzato dai trafficanti per portare in Italia i migranti (21 aprile 2015).

Un dato: 26 milioni di dollari.
Ecco quanto, come minimo, le varie organizzazioni criminali libiche, egiziane e altre che si occupano dei “barconi” e dei “gommoni”, hanno incassato nell'ultima settimana di maggio 2016 sulla pelle dei 13 mila arrivati in Italia.
Per questi si tratta di una fortuna, messa insieme dai poveretti con l’aiuto delle famiglie che in Africa si tassano per consentire ai più giovani il sogno europeo.
I 26 milioni sono calcolati al costo minimo di 2 mila dollari (o euro, la differenza non è molta) per persona; per chi viene dall’Africa sub sahariana poi ci sono i costi non molto inferiori del viaggio via terra.
Senza pagare non si sale sui fatiscenti gommoni che vengono portati in mare aperto, prua alla Sicilia meridionale in genere o a Lampedusa, spinti da scassati fuoribordo a potenza insufficiente, affidati alla bontà divina e al soccorso dei pattugliatori italiani ed europei e di tutte le navi di ogni bandiera che solcano quel trafficato mare, come spiegava nella bellissima intervista a Lettera43.it alcuni giorni fa Pietro Bartolo, generoso medico condotto di Lampedusa.
ABITUATI ALLA CONTABILITÀ. Siamo abituati ormai a una contabilità di alcune migliaia di arrivi settimanali via mare lungo le coste fra l’Italia e l’Africa e non possiamo che rallegrarci del fatto che il nostro Paese riesca a salvare e a ospitare chi fugge da un continente in più parti e per più ragioni disperato.
E abbiamo metabolizzato, è drammatico, il calcolo dei morti.
C’è però un’altra contabilità che non possiamo ignorare, pena un’idea solo emotiva e poco razionale di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi, e anche altrove purtroppo sul fronte Sud dell’Europa.
E sono gli affari di chi lucra su questo traffico.
NON BASTA LA GENEROSITÀ. Noi tendiamo a vedere ogni arrivo, e ogni essere umano, come un caso a sé, come un fratello da salvare.
È sufficiente parlare con chi opera nei vari enti, cattolici e non, che si occupano dei migranti, per capire che il tutto viene valutato in termini di accoglienza, di chi è “l’altro”, del suo “viaggio”, di ciò che ha negli occhi e nel cuore.
Non basta, se si vuole affrontare davvero un fenomeno senza precedenti e che tutto lascia prevedere sia solo agli inizi.
Occorre andare oltre la sempre necessaria, ma non sempre sufficiente, generosità.

I traghetti ''regolari'' non avrebbero così tanti posti a bordo

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker.

Anche gli esperti sembrano navigare, per il momento, a vista.
Lasciamo comunque a chi ha la competenza per farlo la strategia su come affrontare nel lungo periodo il problema, circoscritto qui essenzialmente alle migrazioni per motivi economici.
Limitiamoci ad alcuni punti non sempre tenuti in considerazione.
Avendo ben presente, come premessa, che i profughi di guerra sono legalmente un’altra cosa, anche se a volte miseria e assenza totale di speranza non sono molto diverse da una guerra.
SCAFISTI CANCELLABILI? Tutta l’immigrazione africana di questi ultimi anni, fenomeno di crescente importanza dal 2011 ma non ancora certo arrivato a sviluppare tutte le sue potenzialità, si regge sugli scafisti e sui loro turpi ed enormi guadagni.
Proviamo a immaginare che cosa accadrebbe se, miracolosamente, gli scafisti potessero venire cancellati.
All’emigrazione verso l’Europa resterebbero due vie.
Quella, aerea e navale, dei normali servizi di linea, con più capienza sui traghetti che collegano il Nordafrica e i nostri porti, su fino a Genova.
Sarebbero comunque arrivi nell’ordine più delle molte centinaia che non delle migliaia a settimana, per motivi di spazio a bordo.
QUOTE D'INGRESSO INEVITABILI. E poi, i documenti: nessuna frontiera è valicabile senza, se non come profughi. E chi entra come turista ha una permanenza limitata nel tempo, ovunque, e anche in Italia, teoricamente.
Oppure, ed è in questa direzione che sembrano orientarsi le idee italiane portate avanti in materia da Matteo Renzi, organizzando passaggi più ordinati, su un traghetto speciale italiano per esempio, il che comporta però campi di raccolta, di attesa e di screening sulla coste africane.
Il che significa quote di ingresso, concetto che chi pensa alle moltitudini africane in cerca di speranza fa fatica ad accettare.
Il tutto non esclude che gli scafisti, per chi non può attendere il proprio turno, continuino indisturbati il loro business.

E l'Africa entro il 2050 potrebbe aver quadruplicato la sua popolazione

Due migranti africani a Ceuta.

Il problema è enorme.
Un’Europa fatta di poco meno di 500 milioni di persone può e deve, come ricordava Pietro Bartolo, accogliere qualche milione di immigrati africani.
Non si può che concordare. Ma occorre anche sapere che cosa significa qualche milione, visto che il continente nero fra il 1980 e il 2050 avrà quadruplicato la sua popolazione, da 1 miliardo di persone a 4.
La sola Nigeria potrebbe avere, fra 50 anni, la stessa popolazione dell'Ue.
QUALE PIANO DI SVILUPPO? Da qui le proposte messe avanti dall’Italia, e da altri, di un piano di sviluppo dell’intera Africa che potrebbe così riuscire a dare qualche speranza alle sue popolazioni.
Miliardi per l’Africa? Gestiti dalla classe dirigente africana che certamente non lascerebbe ad altri il compito? In molti Paesi del continente alla povera gente arriverebbero solo le briciole.
E allora? Rimaniamo con gli scafisti?
Renzi dice giustamente che l’Italia è orgogliosa di quanto sta facendo, e almeno in parte ha ragione.
CONTROLLI IMPOSSIBILI. Quello che non dice è che non sembriamo essere in grado di garantire un maggiore controllo della nostra frontiera marittima meridionale e un accesso più ordinato dell’immigrazione.
E fino a quando non lo faremo, i partner europei avranno una facile scusa per dimostrarsi restii a una condivisione del problema immigrati.
Ricordiamo la cifra: 26 milioni in una settimana per gli scafisti su 13 mila arrivi.
Ben più modesto, ma non infimo, anche l’aspetto economico per chi in Italia si prende cura degli immigrati: un centro con 80 ospiti incassa non meno di 2.400 euro al giorno dagli aiuti pubblici, cioè oltre 70 mila euro al mese.
EMERGENZA SENZA FINE. Diversi alberghi fatiscenti si sono rimessi in sesto con questi fondi, molte Organizzazioni non governative (Ong) hanno potuto assumere personale, ed è giusto che sia così, offrire agli immigrati un livello minimo di sussistenza in genere ben superiore a quanto potevano sperare in patria.
È giusto. Ma, come la storia degli scafisti, può andare avanti solo come emergenza. Quanto durerà l’emergenza africana?

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