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VERSO IL SECONDO TURNO 6 Giugno Giu 2016 2028 06 giugno 2016

Ballottaggio, ora il Pd teme il biscotto M5s-Lega

Un'alleanza per colpire Renzi. E strappare ai democratici Roma e Milano. Gli scenari politici si ricompongono in attesa del secondo turno delle Comunali 2016.

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Beppe Grillo e Matteo Salvini.

Dal rigore che Matteo Renzi invitava Beppe Sala a tirare a Milano, all'ipotesi di un biscotto tra Lega e Movimento 5 stelle per strappare al Pd Roma e Milano.
La metafora ai piani alti del Nazareno resta calcistica, ma l'atmosfera è cambiata. Il primo turno delle comunali, su cui nessuno alla vigilia nutriva grandi aspettative, nelle grandi città è andato peggio del previsto.
GAP PROFONDO RAGGI-GIACHETTI. Il premier ripete ai suoi che ora «si riparte da zero», ma il timore è che gli avversari del governo si coalizzino per indebolire l'esecutivo in vista del referendum di ottobre. È vero che Roberto Giachetti è riuscito ad arrivare al ballottaggio, compiendo «un mezzo miracolo», ma il gap con la Raggi è profondo. E i risultati finali a Milano, Torino e a Bologna sono inferiori alle attese.
SUL COLLO DI SALA IL FIATO DI PARISI. «A Sala sono mancati almeno 2-3 punti percentuali», spiegano i dirigenti dem, alludendo a quella soglia psicologica che avrebbe permesso a mister Expo di affrontare il secondo turno senza sentire sul collo il fiato di Stefano Parisi. Per il ballottaggio della Madonnina sono tutti molto cauti. Big e dirigenti si spenderanno per due settimane a sostegno di Sala, ma i margini per allargare i consensi sono pochi.
SALVINI PRO M5S. Inoltre, dopo che Salvini ha detto che a Roma, senza Giorgia Meloni, al ballottaggio voterebbe per Virginia Raggi, è immaginabile che i grillini ricambino il favore in Lombardia, con l'unico scopo di colpire Renzi. Per questo il leader del Pd non ha ancora deciso se spendersi personalmente con energia sotto il Duomo, oppure sostenere Sala a distanza di sicurezza:
LA MINORANZA PD IN AGGUATO. La minoranza interna, intanto, affila le armi in attesa dell'esito dei ballottaggi. Gianni Cuperlo, come fatto nell'ultima direzione del partito, parla di fuga dell'elettorato dem. Mentre Roberto Speranza denuncia il calo subìto nei quartieri periferici. Entrambi puntano l'indice contro il segretario, reo di non occuparsi del partito. E di stringere alleanze «improprie» con Denis Verdini, che poi non pagano alle urne.
L'ITALICUM NON SI CAMBIA. Tuttavia i risultati deludenti di Ala, a Napoli come a Cosenza, dimostrano ai renziani un'altra cosa: «Proprio i dati di Verdini e della sinistra dimostrano che l'Italicum non si cambia, perché il voto alla coalizione non serve». Quanti poi auspicano che Renzi, davanti ai risultati deludenti delle Comunali, possa cambiare atteggiamento verso la minoranza, sbagliano: «Loro vogliono solo azzopparlo», si sussurra al Nazareno, «ma pure se al referendum riuscissero nella spallata dove vanno?».
REFERENDUM BATTAGLIA FINALE. La battaglia finale resta in ogni caso l'appuntamento di ottobre. E la convinzione è che, al netto dei big di partito, i cittadini non potranno dire no alla riforma. Anche perché, dopo la parentesi del voto nelle città, Renzi ha già in cantiere una campagna comunicativa a tappeto, che martellerà per tutta l'estate.

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