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DOPO IL PRIMO TURNO 6 Giugno Giu 2016 1459 06 giugno 2016

Comunali 2016, i risultati dei partiti

In sei capoluoghi il Pd ha perso in tutto 173 mila voti rispetto alle ultime amministrative. Il Pdl, se esistesse ancora, sarebbe sotto di 185 mila. Guadagna il M5s: +437 mila. Lega -7 mila. I dati reali in valore assoluto.

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Il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, commenta i risultati del primo turno delle Comunali 2016: Non sono soddisfatto.

L'insoddisfatto segretario-premier del Partito democratico, in conferenza stampa dopo il primo turno delle Comunali 2016, ha comunque provato a difendere la prestazione elettorale dem, cercando di attirare l'attenzione sulle cifre percentuali: «Occhio ai numeri, perché nella stragrande maggioranza delle città i nostri candidati sono sopra il 40%».
Quasi vero. Si tratta di una percentuale molto cara a Matteo Renzi, perché è quella ormai storica raggiunta dal partito alle Europee del 2014. Eppure, nel ragionamento del rottamatore fiorentino, c'è un non detto piuttosto pesante.
IN FUMO 173 MILA VOTI. Nel 2014, in termini assoluti, cioè contando i voti veri, oltre 11 milioni di persone scelsero il Partito democratico. Un elettore ogni quattro aventi diritto. Il Pd crebbe del 14,7%, passando dal 26,1 al 40,8%. Cos'è emerso dai seggi su questo fronte il 5 giugno? Il Pd, in linea tendenziale, perde o guadagna voti? E quanti, esattamente?
Per capirlo occorre guardare ai valori assoluti e confrontarli con le precedenti tornate amministrative, negli stessi Comuni. Si scoprirebbe così che l'equivalente di una città di 173 mila abitanti ha abbandonato la lista del Partito democratico. E il dato sarebbe ancora peggiore tenendo conto pure di Trieste, non censita direttamente dal Viminale.
A MILANO -25 MILA VOTI. Entrando nei dettagli, a Milano, dove Giuseppe Sala è avanti di un soffio su Stefano Parisi (soltanto 5 mila voti), la lista del Pd ha perso 25 mila preferenze, pur rimanendo ancorata in termini percentuali attorno al 28%. A Roma l'emorragia è più evidente. Il Pd non solo scivola dal 26 al 17%, ma registra un calo di 71 mila voti.
A TORINO -32 MILA. Ed è ancora un calo quello che si è verificato a Torino, -32 mila voti e cinque punti percentuali persi (dal 34,5 al 29,8%). Anche a Napoli, dove Renzi ha annunciato il commissariamento del partito, i punti percentuali in meno sono cinque, dal 16 all’11%, e i voti perduti sono 28 mila.
CALO ANCHE A CAGLIARI E BOLOGNA. A Bologna, infine, il Pd ha lasciato per strada 12 mila suffragi rispetto alle Comunali precedenti, e Merola si ritrova costretto al ballottaggio con la candidata della Lega Nord, Lucia Borgonzoni. Persino a Cagliari, dove pure Massimo Zedda ha vinto al primo turno, i democratici hanno mollato 5 mila preferenze.

Il Movimento 5 stelle guadagna 437 mila voti

Tutt'altra musica nel campo del Movimento 5 stelle. Se il Pd ha perso l'equivalente di una città grande quanto Parma, i grillini ne hanno guadagnate due, grandi quanto Firenze e Cuneo messe insieme.
In tutto, in valore assoluto, le liste del Movimento nelle città più importanti hanno raccolto al primo turno 437 mila voti in più. Cifra che mette insieme tutti gli incrementi conquistati a Torino, Milano, Roma, Napoli e Bologna. Se alla lista si aggiungesse anche Cagliari, la cifra salirebbe grosso modo di altri 4.500 voti.
BOOM A ROMA: 281 MILA PREFERENZE IN PIÙ. Com'era prevedibile, la crescita più marcata è arrivata nella Capitale.
A Roma il Movimento 5 stelle ha raccolto quasi 281 mila voti in più rispetto al 2013, quando per il Campidoglio correva Marcello De Vito. Parlano chiaro anche le percentuali: un salto in alto, dal 12,8 al 35,34%.
A MILANO +32 MILA VOTI. Anche a Milano la performance dei pentastellati segnala una forte crescita dei consensi. La lista del Movimento ha raccolto 52.376 voti, circa 32 mila in più rispetto al 2011. L'approdo al ballottaggio rimane fuori portata, la tendenza è positiva.
A TORINO +86 MILA VOTI. Sotto la Mole il Movimento 5 stelle, schierando la cosiddetta 'grillina anomala' Chiara Appendino, è salito di 86 mila voti nel confronto con il 2011. E si è guadagnato l'accesso al ballottaggio, la sfida diretta con il favorito Piero Fassino.
IN CRESCITA ANCHE NAPOLI E BOLOGNA. In altre due importanti piazze italiane, Napoli e Bologna, i grillini hanno di che festeggiare, pur senza aver conquistato la chance del secondo turno. Nel capoluogo partenopeo hanno preso 28 mila in più, in Emilia il saldo netto è positivo con 10 mila preferenze di scarto.

Se esistesse ancora, il Pdl avrebbe perso circa 185 mila voti

Più difficile valutare l'impatto del voto a destra. Forza Italia, infatti, alle precedenti elezioni amministrative non c'era. Il simbolo in campo era quello del Popolo delle Libertà, alias Pdl, nato dall'unione degli azzurri berlusconiani e Alleanza Nazionale. Abbiamo provato a fare i conti come se, nel 2016, il Pdl esistesse ancora, sommando ai voti raccolti dal partito di Berlusconi quelli ottenuti da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Si tratta naturalmente di un calcolo puramente indicativo, ma significativo. Se esistesse ancora, il Popolo delle Libertà avrebbe infatti perduto 185 mila votanti, una città grande quanto Modena.
CROLLO A TORINO: -51 MILA VOTI. Se a Torino si fosse presentata una lista in grado di tenere insieme Forza Italia e Fratelli d'Italia, il totale dei voti raccolti sarebbe stato comunque largamente inferiore rispetto al 2011. All'epoca il Pdl prese infatti 73 mila voti, contro i 21 mila di una sua ipotetica riedizione datata 2016. In sintesi, un calo di 51 mila unità.
A MILANO -57 MILA. Cattive notizie pure a Milano. Se anche Forza Italia e Fratelli d'Italia avessero fatto fronte comune, i loro voti messi insieme sarebbero stati soltanto 113 mila. Cioè 57 mila in meno rispetto ai tempi della candidata Letizia Moratti, sostenuta dal vecchio Pdl, senza contare i voti in suo favore mobilitati dalla Lega Nord.
TRACOLLO ROMANO. Nella Capitale l'unione vagheggiata e mai concretizzatasi tra Forza Italia e Fratelli d'Italia avrebbe prodotto un bottino elettorale complessivo di 193 mila voti. Il Pdl da solo, nel 2011, ne raccolse 197 mila. Mentre Forza Italia senza alleanze, il 5 giugno, ne ha presi soltanto 49 mila. Un vero e proprio tracollo, sotto questo punto di vista. Il balzo, a Roma, è tutto del partito di Giorgia Meloni, che pure non è arrivata al ballottaggio. La lista Fratelli d'Italia è passata infatti da poco più di 60 mila preferenze a oltre 143 mila.
BOLOGNA DIMEZZATA. Non si scorgono segni di miglioramento neppure a Bologna. Qui il defunto Pdl, pur perdendo al primo turno nel 2011 contro il candidato del Pd Virginio Merola, aveva totalizzato 31 mila voti. La somma di Forza Italia e Fratelli d'Italia, nel 2016, arriva a poco meno di 15 mila. Patrimonio elettorale praticamente dimezzato.
EMORRAGIA A NAPOLI: MANCANO 58 MILA VOTI. Emorraggia di voti a destra anche a Napoli. Nel confronto con il 2011 mancano all'appello 58 mila voti. Forza Italia e Fratelli d'Italia insieme sarebbero arrivati a quota 39 mila, molti meno dei 97 mila conquistati all'epoca dal Pdl.

Lega, 7 mila voti persi tra Torino, Milano e Bologna

Al netto del debutto romano, dove la lista Noi con Salvini ha conquistato 31 mila preferenze nuove di zecca, la Lega Nord perde colpi.
Sia a Torino (6 mila voti in meno rispetto al 2011), sia a Bologna (circa 3 mila), mentre a Milano guadagna poco meno di 2 mila voti.
ANCHE IL CARROCCIO SCIVOLA. A Napoli, l'altra grande città in cui si è votato, la lista del Carroccio non si è presentata alle urne. Complessivamente quindi, nei capoluoghi italiani chiamati a rinnovare il primo cittadino, anche il bilancio della Lega Nord figura in perdita.

Il confronto con le Politiche del 2013

L'Istituto Cattaneo si è lanciato in un confronto parzialmente diverso, prendendo come pietra di paragone anche le elezioni politiche del 2013. In questo contesto, sempre con riferimento ai Comuni capoluogo, il centrosinistra si aggiudica il 34,3% dei consensi, contro il 29,5% del centrodestra e il 21,4% del Movimento 5 stelle.
BASSO INCREMENTO. Il centrodestra nel suo complesso perde circa sette punti percentuali rispetto al 2011, ma recupera nel confronto con il 2013, mentre il centrosinistra perde circa nove punti percentuali rispetto al 2011 e cresce leggermente in confronto al 2013.
M5S GIÙ DI QUATTRO PUNTI. Il Movimento 5 stelle cresce rispetto al 2011, anche in virtù del fatto che nelle scorse comunali non era presente in alcuni Comuni del campione, ma perde circa quattro punti percentuali rispetto alle Politiche del 2013. I Comuni presi in considerazione per l'analisi dall'Istituto Cattaneo sono Torino, Novara, Milano, Varese, Trieste, Savona, Bologna, Ravenna, Rimini, Grosseto, Roma, Cagliari, Carbonia, Napoli, Caserta, Brindisi, Salerno e Cosenza.

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