ANALISI 6 Giugno Giu 2016 0305 06 giugno 2016

Comunali 2016, risultati del primo turno: male il Pd

Renziani in difficoltà: Sala-Parisi appaiati. Giachetti lontano dal boom di Raggi. Per Valente niente secondo turno, Fassino frena. Il M5s: «È cambiato il vento».

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Sembra un pugile suonato, ma ha ancora il secondo round per rifarsi (parzialmente).
È la fotografia del Partito democratico, uscito malconcio dal primo turno delle elezioni amministrative 2016.
Dall'altra parte del ring c'è il Movimento 5 stelle con i pugni già alzati in segno di vittoria (soprattutto per i risultati della Capitale e della sfida torinese), nonostante una partita che è destinata a concludersi il 19 giugno, giorno del ballottaggio.
CE LA FA SOLO ZEDDA. In nessuna delle cinque città metropolitane principali (Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna) un sindaco è riuscito a spuntarla al primo colpo, domenica 5 giugno.
Solo Massimo Zedda, sostenuto a Cagliari dal Partito democratico, ha ottenuto l'immediata riconferma con consensi oltre il 50,96%.
Di certo Matteo Renzi ha poco da stare sereno: i suoi candidati - trincerati dietro un imbarazzato silenzio stampa, rotto solo da Fassino dopo le 3 di notte - hanno faticato ovunque, nonostante il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini abbia provato a rilanciare: «Ce la giochiamo al ballottaggio», e comunque «su 1.300 Comuni al voto il partito probabilmente ne governerà almeno 800».


I candidati al secondo turno: Roberto Giachetti e Virginia Raggi a Roma, Stefano Parisi e Giuseppe Sala a Milano, Gianni Lettieri e Luigi De Magistris a Napoli, Piero Fassino e Chiara Appendino a Torino.

Milano: Sala-Parisi, i due manager appaiati

Stefano Parisi al seggio in bici da corsa.

A Milano il duello fra i due manager, il 'renziano' Giuseppe Sala e il 'berlusconiano' Stefano Parisi, non ha decretato nessuno vincitore.
Il candidato del Partito democratico non ha sfondato, fermandosi al 41,69%. Il centrodestra ne è uscito ringalluzzito dopo aver scoperto che la forbice tra i due candidati era inferiore ai cinque punti percentuali e li vedeva di fatto incollati, appena 0,8 punti percentuali sotto, al 40,77%.
Più staccato Gianluca Corrado del M5s, al 10,06%.
Affluenza bloccata al 55,9%, molto al di sotto del 68,02% del 2011.
«0-0 E PALLA AL CENTRO». «Speravo un pochino meglio, ma c'è stato un ponte, quindi...», ha commentato Sala, tallonato da Parisi, che è stato appoggiato dal centrodestra compatto: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Alleanza popolare e Italia unica di Corrado Passera tutti assieme nel capoluogo lombardo.
Sfida aperta il 19 giugno. Secondo il leader del Carroccio Matteo Salvini è «zero a zero e palla al centro».

Roma: Raggi stacca tutti, Giachetti per il rotto della cuffia

Virginia Raggi.

Il boom più fragoroso (e aspettato) è stato quello del M5s a Roma: Virginia Raggi ha preso il largo nel primo turno delle elezioni (35,26%), mentre per il secondo posto Roberto Giachetti e Giorgia Meloni hanno a lungo duellato, col candidato del Pd che alla fine l'ha spuntata per pochissimi voti (24,8% a 20,7%).
«PRONTI A GOVERNARE». Secondo Raggi «è un risultato storico, i romani vogliono voltare pagina, il vento sta cambiando e io sono pronta a governare questa città».
Un tracollo per Alfio Marchini, intorno all' 11%, con la destra divisa.
«L'abbraccio mortale di Berlusconi? Forse se andavo da solo prendevo il 15%, ma ora va fatta una analisi politica e riflettere su chi appoggiare al ballottaggio», ha detto Marchini alle due di notte.
FASSINA CON CHI? Stefano Fassina, al 4,46%, si è preso tempo per scegliere chi appoggiare al secondo turno: «Ci riuniremo e decideremo, ora è troppo presto».
Giorgia Meloni ha deciso di attendere a casa. Per lei ha parlato Matteo Salvini («Le ho scritto daje») e Fabio Rampelli («Siamo in testa nei quartieri rossi»).

Torino: boom M5s con Appendino, Fassino non sfonda

Chiara Appendino del M5s al voto con il passeggino.

Nella Torino che torna al ballottaggio dopo 15 anni l'exploit della giornata è stato quello dei cinque stelle.
La grillina Chiara Appendino (30,9%) ha messo in seria discussione la conferma di Piero Fassino (41,8%) e della sua coalizione di centrosinistra.
E pensare che il primo cittadino uscente nel 2011 aveva stravinto contro Michele Coppola del centrodestra (56,66% a 27,30%), come aveva fatto cinque anni prima Sergio Chiamparino su Rocco Buttiglione (66,6% a 29,4%).
AFFLUENZA IN CALO. Stavolta il 50% è rimasto lontano. L'affluenza è crollata al 58,43%, un tonfo del 8% sulle precedenti Comunali, addirittura del 24% rispetto a 15 anni prima.
La sfida tra Fassino e Appendino, quindi, è destinata a proseguire ancora per due settimane.
Molto lontano il centrodestra frammentato: il risultato migliore è del notaio Alberto Morano, candidato di Lega Nord e Fratelli d'Italia (8,4%).
Solo briciole per Osvaldo Napoli, scelto da Forza Italia, e Roberto Rosso, ex azzurro e candidato di una lista civica per un raggruppamento di centrodestra.
MALE AIRAUDO. Inferiore alle attese la performance di Giorgio Airaudo, ex segretario Fiom, il candidato di Sel-Sinistra italiana, che nel Consiglio comunale uscente era in maggioranza con il Partito democratico.

Napoli: ballottaggio De Magistris-Lettieri, Valente a bocca asciutta

Valeria Valente.

Ancora loro, cinque anni dopo.
A Napoli è andato in scena il déjà-vu del testa a testa fra Luigi de Magistris e Gianni Lettieri.
Niente da fare per il Pd, con la candidata renziana Valeria Valente ferma al terzo posto (21,21%) e anche il M5s, con Matteo Brambilla, fuori la gara dei ballottaggi (9,68%).
Il sindaco uscente ha chiuso il primo turno in testa (42,64%) e Lettieri dietro con quasi 20 punti di ritardo (24%).
Lettieri, sostenuto da Forza Italia e da numerose liste civiche, ha incassato un primo risultato politico.
«È la prima volta, dal 1993, che a Napoli un sindaco uscente non viene confermato al primo turno elettorale», ha detto il suo portavoce, Tiberio Brunetti.
PD FRANTUMATO. Dalla corsa è rimasta fuori Valente nonostante Matteo Renzi in persona fosse venuto a Napoli a chiudere la sua campagna elettorale, penalizzata dalle velenose polemiche interne al Pd dopo la sua vittoria alle primarie su Antonio Bassolino.

Bologna: flop Merola-Pd, secondo turno con la Lega

Lucia Borgonzoni e Virginio Merola.

Anche per Bologna è tutto rimandato al ballottaggio del 19 giugno.
Virginio Merola, sindaco uscente, candidato per il secondo mandato dal Pd, si è fermato al 39,46%, molto al di sotto dell'obiettivo che si era posto di centrare, ovvero la vittoria al primo turno.
La sfidante è la candidata leghista, sostenuta anche da Forza Italia e Fdi, Lucia Borgonzoni (22,2%), ma Massimo Bugani del Movimento 5 stelle (16,6%) è rimasto a lungo vicino.
SOTTO LE ASPETTATIVE. Di sicuro deludente il dato di Merola, di gran lunga al di sotto delle aspettative.
Un risultato che fa registrare per il Partito democratico uno dei minimi storici in una sua roccaforte.
Manes Bernardini, ex leghista sostenuto da Udc e Ncd, ha ottenuto il 10,43%: ha drenato i voti dell'elettorato moderato di centrodestra che non ha gradito la candidatura della Borgonzoni, fedelissima di Salvini.
Ma un risultato molto alto lo ha centrato anche Federico Martelloni, candidato della Coalizione civica, una rassemblement nato alla sinistra del Pd, sostenuto da Sinistra italiana, Possibile, e altre sigle, compresi alcuni centri sociali.

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