Polemiche per battuta Grillo su Khan
ANALISI 6 Giugno Giu 2016 1005 06 giugno 2016

Comunali, M5s cambia pelle e torna vincente

Candidati moderati. Di Maio leader. Politica meno urlata. Le ragioni dell'exploit stellato.

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Un risultato «storico».
Beppe Grillo dal Blog esulta per i risultati, promettendo - e usa il plurale maiestatis - «ora cambiamo tutto» (leggi i risultati in diretta).
Di sicuro i 5 stelle hanno di che essere soddisfatti a Roma e Torino dove Chiara Appendino costringe al ballottaggio il sindaco uscente del Pd Piero Fassino.
LA CORSA DI VIRGINIA. Nella Capitale, Virginia Raggi, data dall'inizio per favorita, stacca Roberto Giachetti di una decina di punti con cui se la vedrà al ballottaggio.
Una vittoria, se confrontata con i risultati delle precedenti consultazioni: alle Comunali del 2013 il Movimento era al 12,82%, quindi ha quasi triplicato le preferenze. Mentre alle Europee del 2014 la percentuale era del 24,95%.
FATTORE RABBIA. Non va però sottovalutato il fatto che l'exploit di Raggi, in questa misura, deve molto alla delusione e alla rabbia di buona parte dell'elettorato romano per la pugnalata inferta da Matteo Renzi e partito all'ex sindaco Ignazio Marino.
L'«essere una brava persona» non è stato sufficiente a Giachetti per cancellare l'immagine di un Pd che non si è dimostrato né trasparente né leale nei confronti del Marziano.

Raggi e Appendino, moderate e rassicuranti

Virginia Raggi e Chiara Appendino.

Grillo, che ora giustamente festeggia, è stato però il grande assente di questa campagna. Conscio che la sua aggressività e i suoi «Vaffa» di piazza potevano in questo turno spaventare gli elettori moderati ai quali il M5s puntava. Raggi e Appendino sono entrambe giovani madri, brillanti, comunicative. Ma soprattutto rassicuranti, anche per i cosiddetti poteri forti.
Così lontane dalle maschere di Guy Fawkes, dalla rivalsa del «cittadino qualunque», dagli apriscatole.
VINCE L'ALLURE SCUDOCROCIATA. A Roma la 'democristiana' Virginia si è imposta con eleganza, cancellando dal programma il capitolo sui diritti Lgbt e declinando l'invito al Gay Pride per compiacere il bacino destrorso-cattolico. Ma dichiarando a parole di essere sempre stata pro unioni civili. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte.
Appendino è stata acclamata candidata senza passare, come il bolognese Massimo Bugani, dalle Comunarie. Una leadership che la consigliera ha costruito rottamando colleghi di partito, attivisti della prima ora e «ortodossi» che hanno preferito farsi da parte.
Per questo quel «cambiamo tutto» è nebuloso. Chi cambia tutto? E, soprattutto, quale M5s questa volta si propone come motore del cambiamento?
Sicuramente non quello battagliero del VaffaDay, dal quale lo stesso Grillo aveva cercato di prendere le distanze tornando al palcoscenico. Salvo poi ricomparire come garante supremo nella vicenda Pizzarotti.
Che, tra parentesi, è ancora nel limbo della sospensione.

Però a Milano e Bologna non sfondano

Gianluca Corrado, candidato sindaco M5s a Milano.

Ma nelle città più piccole, il M5s ha poco da festeggiare.
A Savona Salvatore Diaspro non è arrivato al ballottaggio. A Bologna il socio di Rousseau e fedelissimo dei Casaleggio Bugani «ha raddoppiato i voti delle precedenti elezioni comunali», scrive Grillo sul blog, ma si ferma al 16,6% beffato dalla Lega di Lucia Borgonzoni.
«Siamo molto soddisfatti», ha commentato a caldo Bugani. Meno entusiasta il deputato Matteo Dall'Osso. Se a Bologna non si arriva al ballottaggio sarà una sconfitta per il pentastellati, ha dichiarato a Ètv, «perché significa che la gente non ha avuto abbastanza fiducia in noi».
A pesare è stata anche la spaccatura dei pentastellati bolognesi, allergici da sempre alle imposizioni milanesi. Tanto che i dissidenti, compresi gli ex consiglieri regionali espulsi Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, nella notte si sono dati appuntamento in Comune.
UN 10% IN DOTE A PARISI? Quasi inutile invece il sacrificio di Patrizia Bedori a Milano: Gianluca Corrado, nonostante l'endorsement tardivo di Dario Fo e le comparsate televisive, non supera il 10%.
Un successo rispetto al 3% delle scorse Comunali, vero. Ma la soddisfazione finisce qui, almeno per i grillini.
Ad approffittare della dote, però, potrebbe essere Stefano Parisi. Nonostante l'ordine dell'azienda sia di astenersi al balottaggio, infatti, è verosimile che molti dei voti grillini confluiscano sul frontman del centrodestra corteggiato da Corrado - e in realtà pure da Bedori - in più occasioni, per dare la spallata a Beppe Sala e al Pd renziano.
Una cosa però è certa.
Il Movimento che ora si impone a Roma - e con meno forza a Torino - sembra però sempre più distante da quello delle origini. È il partito di Luigi Di Maio e di Virginia Raggi. Giovani, belli. Moderati, dialoganti e straordinariamente politici.
Lo dice bene proprio Di Maio che non a caso parla di «rivoluzione gentile».
«Il Movimento 5 stelle andrà al ballottaggio in tanti Comuni italiani e soprattutto a Roma e Torino con un risultato storico», ribadisce il membro del direttorio sul Blog. «Gli italiani ci hanno riconosciuto la capacità di governare e dobbiamo essere onorati della loro fiducia. Stiamo cambiando questo Paese con onestà e partecipazione. È la nostra Rivoluzione gentile, a cui partecipano sempre più persone. Coraggio!».

Twitter: @franzic76




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