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RELIGIONI 6 Giugno Giu 2016 1715 06 giugno 2016

L'islam e la disfida della Mecca: l'Iran sospende le visite nel 2016

Teheran ferma il pellegrinaggio in Arabia saudita. Pesano i 2.400 morti del 2015. Un'escalation tra sciiti e sunniti all'inizio del mese sacro. Analisi del conflitto.

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Quasi 500 iraniani morti negli incidenti dell'ultimo pellegrinaggio alla Mecca nel 2015, a cui si sono sommate la guerra del petrolio e la crisi diplomatica dopo l'esecuzione del leader sciita al Nimr con decine di oppositori mandati a morte.
Troppo e tutto insieme: nel 2016 per gli iraniani non ci sarà un hajj, la visita annuale nella città santa dell'islam. Teheran ha sospeso tutti i viaggi verso l'Arabia saudita, dopo i disordini all'ambasciata e la chiusura dei rapporti con Riad all'inizio dell'anno.
Anche il tentativo fallito di negoziato con Riad è durato l'arco di qualche giorno.
RAMADAN TESO. All'inizio del Ramadan - il digiuno dei musulmani va dal 6 di giugno al 5 luglio 2016 - il ministro persiano della Cultura e della Guida islamica Ali Jannati ha comunicato ai concittadini la moratoria al dovere sacro di ogni buon islamico di visitare almeno una volta nella vita i luoghi di Maometto.
Non ci sono le condizioni di sicurezza per mettersi in marcia, hanno concluso a Teheran, bloccando i circa 100 mila iraniani che in media partono per il grande pellegrinaggio.


ISLAM SPACCATO. La decisione era nell'aria, ma è drastica per una teocrazia osservante come la Repubblica islamica e riporta all'acme la divisione originaria tra i due rami dell'islam: sunniti e sciiti.
L'hajj è uno dei cinque pilastri (gli obblighi fondamentali per i credenti) prescritti nel Corano e gli iraniani non mancavano dai riti della Mecca dal lungo altolà dal 1988 al 1990: una risposta, allora, agli oltre 300 morti negli scontri tra pellegrini sciiti e forze dell'ordine in Arabia saudita del 1987.

In viaggio per il rito della tappa sul ponte Jamarat (Getty).

I sauditi ignorano oltre 1.500 vittime

Al di là dell'antagonismo regionale e storico tra i due Stati leader dell'islam sunnita e sciita, il pellegrinaggio catastrofico del 2015 pone interrogativi mai chiariti dalle autorità saudite: i circa 2.400 morti nella calca omicida tra le tappe dell'hajj non hanno avuto giustizia, secondo un'inchiesta indipendente di Associated Press.
Il regno wahabita non ha neppure riconosciuto la dimensione della strage: il bilancio ufficiale di Riad si ferma a 769 vittime, mentre nei Paesi d'origine dicono che ne mancano all'appello tre volte tanto.
L'Iran parla di oltre 4 mila vittime e ha sposato la tesi del quotidiano libanese Addyar sulle strade chiuse per far passare un principe al Saud.
COLPA DI SALMAN? Il bagno di sangue del settembre 2015 allo snodo di Mina, vicino alla Mecca e verso il ponte Jamarat, tappa del lancio dei sassi per la Festa del Sacrificio (uno dei riti del pellegrinaggio), sarebbe il risultato un capriccio del figlio del re Salman e discusso ministro degli Esteri saudita Mohammad bin Salman.
Il plenipotenziario di Riad avrebbe fatto chiudere due delle tre corsie per il suo attraversamento, con una scorta di 200 soldati e 150 poliziotti, e migliaia di pellegrini si sarebbero allora trovati incanalati nell'imbuto che ha originato la ressa.
Formalmente i reali wahabiti hanno aperto una commissione d'inchiesta, ma hanno sempre smentito presunte responsabilità da parte di bin Salman: le vittime sarebbero rimaste soffocate a causa della loro «fuga improvvisa», dopo «aver ignorato le regole stabilite».
LA STRAGE PIÙ GRANDE. Appena un paio di settimane prima alla mattanza, una gru era crollata sulla Grande moschea della Mecca, uccidendo 107 persone e ferendone più di 200.
Per la contabilità di Riad, la strage del 2015 resta uno dei gravi ma frequenti incidenti di massa del pellegrinaggio: nel 2006 vi rimasero schiacciati 364 fedeli, altre centinaia e centinaia nelle annate precedenti.
Da diverse denunce dall'estero, l'ultimo sarebbe invece stato il peggior hajj di sempre: fino a un migliaio di vittime in più dal record di morti del 1990, quando ci furono 1.400 asfissiati sempre in una galleria tra Mina e la Mecca.

Due milioni di fedeli ogni anno al pellegrinaggio della Mecca (Getty).

Rischio escalation tra i due rami dell'islam

Gli emissari di Teheran chiedevano ai sauditi «dignità e sicurezza» per i fedeli sciiti.
Con le ambasciate chiuse e i voli diretti bloccati tra i due Paesi, Riad si era limitata a offrire agli iraniani aerei del regno da Stati terzi dove ottenere anche i visti per l'Arabia saudita.
Ma nella Repubblica islamica non si fidano e si rischiano adesso nuove escalation do violenze tra sunniti e sciiti in tutto il Medio Oriente: il mese del ramadan rinfocola puntualmente gli scontri, e anche la crisi per l'uccisione di al Nimr del 2 gennaio 2016 scatenò proteste a catena in Libano, Iraq, Bahrein e Yemen.
CONFLITTO SETTARIO. Sono luoghi dove la divisione tra sciiti e sunniti è ormai un conflitto settario.
A Sanaa, in Yemen, c'è clima da guerra civile proprio per colpa della campagna militare sferrata nel 2015 dal principe saudita bin Salman.
Secondo il regno della setta estremista wahabita - ma faro per tutto l'islam sunnita -, lo stop ai pellegrini dell'Iran è un «boicottaggio», per gli iraniani i «sabotatori» sono invece i sauditi: ai colloqui non sarebbero state fatte proposte serie, ma solo una «perdita di tempo».
Nel pellegrinaggio che richiama mediamente 2 milioni di musulmani l'anno (con punte di 3 milioni) non ci sono divisioni tra sunniti e sciiti, rispettivamente circa il 90% e il 10% del miliardo e mezzo di musulmani nel mondo.
SCIITI SCHEDATI. Mecca e Medina sono i luoghi santi di Maometto, profeta di tutti. I viaggi vengono organizzati dai Paesi di partenza in accordo a quote di ingressi stabilite dall'Arabia saudita.
Ma per il tragico hajj del 2015 Riad chiese ai pellegrini di dichiarare se fossero sciiti: la domanda esplicita nel formulario suscitò non pochi malumori tra i credenti, soprattutto del ramo minoritario dell'islam.
«Per l'Arabia saudita non basta essere musulmani. Vergogna», chiosò un musulmano sciita su Twitter.


Twitter @BarbaraCiolli

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