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ANALISI 6 Giugno Giu 2016 0847 06 giugno 2016

Milano: il fallimento di Renzi, Sala e Pisapia

Le amministrative 2016 segnano il disastro della segreteria del Pd. I dem perdono voti, la lista del sindaco inutile. Renzi: «Non siamo soddisfatti».

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Beppe Sala.

Matteo Renzi ha poco da stare sereno, per parafrasare un suo vecchio hashtag su Twitter con cui tranquillizzava l'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, poi detronizzato nel 2014 con la complicità del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Le elezioni amministrative del 2016 passeranno alla storia come uno dei momenti più difficili per il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico. Il primo turno è un mezzo bagno di sangue, al ballottaggio potrebbe esserci una magra vittoria.
A MILANO L'EXPO 2015 DI SALA NON CONVINCE. Le elezioni di Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna segnano forse uno spartiacque storico all'interno del Nazareno, ma soprattutto confermano che il nuovo vento renziano non ha fatto breccia nel capoluogo lombardo dove Giuseppe Sala, il traghettatore dell'Expo 2015, si ritrova appaiato a Stefano Parisi. E dove soprattutto il Pd perde quasi 17 punti rispetto alle Europee del 2014, quando arrivò al 45%: ora è al 29%.
Due anni fa i voti erano 250 mila, ora sono quasi dimezzati. Forse il paragone può sembrare azzardato, le Europee hanno un eco mediatico maggiore, ma anche sul 2011, nonostante le stesse percentuali, si può notare che qualche voto perso per strada c'è: cinque anni fa i voti erano 170 mila, ora sono 140 mila.
Colpa di Renzi che doveva farsi vedere di più? Colpa del sindaco uscente Giuliano Pisapia che non ha saputo tenere unita la coalizione? Colpa di Sala che non ha fatto breccia nel cuore dei milanesi come speravano gli expottimisti? Questo si scoprirà più avanti. Ma se il centrosinistra dovesse perdere sotto la Madonnina tutti e tre, in un modo o nell'altro, ne sarebbero responsabili.
IL SUCCESSO DEL BERLUSCONIANO PARISI. Allo stesso tempo il candidato di centrodestra, romano, sostenuto da Lega Nord e Forza Italia, da tre mesi in politica, riesce nel miracolo di portare Sala a un ballottaggio al cardiopalma, dove il voto del Movimento Cinque Stelle potrebbe risultare decisivo. E dove il manager dei millantati successi di Expo 2015 dovrà scendere a compromessi con Basilio Rizzo, il candidato di sinistra che si ferma al 3,5%, ma che con i suoi voti potrebbe fare la differenza.
Il testa a testa tra Sala e Parisi è andato avanti tutta la notte, contro ogni previsione, con il secondo in testa fino alla metà di schede scrutinate: alla fine Sala è riuscito a superarlo ma per una manciata davvero esigua di voti. Tra 15 giorni si vedrà. Da segnalare che la lista civica del candidato di centrosinistra è andata abbastanza bene, con un buon 7%, quella di Parisi si ferma a metà. Quella di Pisapia è inchiodata al 3,77%: davvero poco.

A Roma e Bologna Pd sotto le aspettative, débâcle a Napoli

A Roma va un po' meglio, ma grazie soprattutto alla candidatura di Alfio Marchini, con Forza Italia che leva voti decisivi a Giorgia Meloni superata dal dem Roberto Giachetti: l'ex radicale se la giocherà con Virginia Raggi dei Cinque Stelle di più di 10 punti a vanti. Nel 2011 andò diversamente per il Pd. A Torino Piero Fassino vinse al primo turno con il 66%. Così come a Bologna Virginio Merola, che cinque anni fa vinse subito con il 60%. Ora entrambi sono costretti al ballottaggio. Il primo con Chiara Appendino, sostenuta dai grillini. Ma se nella città sabauda la distanza è di 10 punti, nel capoluogo emiliano romagnolo la distanza da Lucia Bergonzoni della Lega è di quasi 18 punti.
IL DISASTRO CAMPANO CON RENZI CHE CI HA MESSO LA FACCIA. A Napoli è un altro disastro, con Valeria Valente arrivata terza, distante anni luce dal successo di Luigi De Magistris. Renzi non sfonda, anche perché nel capoluogo campano ci aveva messo diverse volte la faccia.
E Milano, la città più delicata, dove ci sarebbe dovuta essere l'affermazione del renzismo, è al momento quella più in bilico.
C'è qualcosa che non ha funzionato dentro il centrosinistra, dopo l'addio anticipato di Giuliano Pisapia, il pasticcio con l'assessore al Bilancio Francesca Balzani alle primarie e un tentativo di nuovo modello politico che va a sbattare contro la vecchia Forza Italia di Silvio Berlusconi. Gli azzurri rinascono a Milano. Mariastella Gelmini, la capolista, prende molti più voti del Capitano e segretario della Lega Matteo Salvini, che avrebbe dovuto affermarsi come leader politico sotto la Madonnina. Il risultato dell'ex Pierino Padano non è buono. Non solo a Milano la Lega si ferma intorno all'11%, ma va malissimo a Roma, con la lista Noi Con Salvini al 2,5%, a distanze siderali da Fratelli D'Italia e pure da Forza Italia. In sostanza a Renzi non resta che sperare in un successo a Milano e confidare in una rimonta difficile nella Capitale. Non sarà facile.
IL REFERENDUM DI OTTOBRE SEMPRE PIU' DECISIVO. I problemi e le diffidenze di punti di vista rischiano di esplodere dentro il Nazareno a pochi mesi di distanza dal referendum sulle riforme istituzionali. Più che altro il risultato regala un assist perfetto alla minoranza dem di Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani: ora potranno dire che Renzi non sta interpretando al meglio il nuovo corso politico. Certo, se dovesse farcela a Milano e pure a Roma, le cose potrebbero cambiare. Ma la partita si gioca al fotofinish. E se in entrambe le capitali, economica e politica, il Pd dovesse perdere, forse qualche ragionamento sulla segreteria potrebbe essere fatto. Se poi dovesse accadere l'irreparabile pure al referendum di ottobre, allora ci sarebbe davvero poco da stare sereni.

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