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FACCIAMOCI SENTIRE 6 Giugno Giu 2016 1213 06 giugno 2016

Toh, Ali! Un musulmano mito del XX secolo

The greatest dimostra che l'islam è sinonimo di pace. Che lezione a benpensanti e generalizzazioni.

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Muhammad Ali è considerato il pugile più forte di sempre.

Si è spento Muhammad Ali, uno dei miti incontrastati del XX secolo.
È stato grande in tutto: come atleta di pugilato e come uomo; nello sport come nella vita privata; quando era in salute e nella malattia.
È stato universalmente definito con gli aggettivi che normalmente si usano per una semi-divinità.
Ha ricevuto onorificenze e riconoscimenti per il suo impegno contro le discriminazioni razziali e per i cambiamenti sociali che lui, il “labbro di Louisville”, come veniva chiamato per le sue qualità oratorie, aveva lottato negli Stati Uniti per l’integrazione di quei neri che non godevano di diritti prima delle sue battaglie.
È uno dei pochi leader al mondo che ha goduto di un consenso unanime, planetario, e un'ammirazione anche da parte dei suoi stessi avversari.
CONTRIBUTO POST MORTEM. Nelle tonnellate di carta stampata che parlano della sua scomparsa e più in generale in tutti i media del mondo rimarrà difficile, anche al lettore o all’utente più attento, leggere o ascoltare un giudizio non totalmente positivo sulla sua persona e sul suo operato.
Non mi dilungherò oltre sul suo profilo in quanto ormai conosciuto nei minimi dettagli.
Quello che vorrei sottolineare è che, a mio personale parere, Muhammad Ali il contributo più importante lo stia dando post mortem.
Obbligherà infatti molti benpensanti, abituati alle generalizzazioni, a riflettere sul fatto che non «tutti i musulmani sono terroristi».
Sì, perché nato Cassius Marcellus Clay jr., The greatest cambiò il suo nome in Muhammad Ali aderendo al movimento afroamericano Nation of Islam, che si è autodefinito «setta islamica militante».
Le cronache di oggi non danno grande importanza a questo passaggio.
ALTRO CHE ISLAMICO=TERRORISTA. La sua scelta religiosa viene quasi sottaciuta perché obbligherebbe alla riflessione che ho appena accennato.
Coloro che hanno sempre proclamato l’assioma “islamico uguale terrorista” come fanno oggi a giustificarlo di fronte a un esponente convinto di questa religione (tanto da convertirsi e non rinnegare mai la propria conversione) che è stato capace di cambiare con le sue battaglie pacifiche l’opinione pubblica americana e di quella di buona parte del mondo?
Un «terrorista» che fa l’obiettore di coscienza per non andare a combattere in Vietnam?
Sarebbe una contraddizione in termini.
Muhammad Ali nel 2005 ha ricevuto dal presidente degli Stati Uniti d’America la “medaglia presidenziale della libertà” che viene conferita a coloro che hanno dato «un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Usa, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata».
RICONOSCIMENTI IN SERIE. Il capo della Casa bianca dell’epoca George W. Bush (peraltro repubblicano) deve aver preso un abbaglio; anzi, forse lo ha preso tutto il congresso americano visto che per il riconoscimento è necessario un atto dello stesso.
Sempre nel 2005 Ali è stato insignito a Berlino della “medaglia d’oro Otto Hahn per la pace” dalla società tedesca per le Nazioni unite (Deutsche Gesellschaft für die Vereinten Nationen) che viene assegnata a «personalità o istituzioni che hanno conseguito meriti eccezionali in favore della pace e della comprensione tra i popoli».
Be', anche i tedeschi devono essersi distratti un po’ a dare questo riconoscimento a un convertito all’islam che sempre secondo i benpensanti dovrebbe essere viceversa un rischio per la pace!
Naturalmente la mia è una provocazione utilizzata solo al fine di sconfessare le generalizzazioni o le semplificazioni mediatiche a cui l’era moderna, in particolare, ci sottopone e alle quali ci siamo ormai abituati.
VALUTATE LE INDIVIDUALITÀ. Capisco che sia meno faticoso giudicare che cercare di capire, ma prima o poi dovremo riappropriarci della nostra individualità e essere valutati per quello che siamo come persone.
Troppo banale ricordare che il bene e il male, il buono e cattivo si trovano ovunque.
Tutti i politici non sono ladri, tutti i siciliani non sono mafiosi, tutti i meridionali non sono scansafatiche come non lo sono anche tuti coloro che lavorano nella pubblica amministrazione.
Naturalmente non tutti gli islamici sono terroristi. In ogni caso Muhammad Ali ha sfatato questo luogo comune.
Ha dimostrato che esistono anche musulmani che lavorano per la sicurezza o per gli interessi nazionali di un Paese come gli Usa o che possono conseguire meriti eccezionali in favore della pace e della comprensione tra i popoli a livello planetario.
ANCHE MEDIATORE POLITICO. Sarebbe stato bello vedere quello che avrebbe potuto fare senza dover combattere contro il Parkinson che gli fu diagnosticato all’età di 39 anni.
Certamente la malattia gli ha fatto più male che i pugni presi sul ring o gli attacchi che subì per il suo impegno nelle lotte condotte da Martin Luther King e Malcom X.
Il suo impegno nella «diffusione dell’islam e nella ricerca della pace», di cui oggi tutti parlano, fino al giorno prima della sua morte veniva considerato da molti una contraddizione in termini.
Ma fu l’islamico Ali nel 1991 ad andare a Baghdad per parlare personalmente con Saddam Hussein al fine di evitare la guerra con gli Stati Uniti che era ormai alle porte.
Chissà chi potrà ereditare il suo testimone per continuare a combattere le battaglie di pace, in difesa dei diritti civili, quale simbolo della popolazione di colore americana.
CHI SARÀ L'EREDE MUSULMANO? Speriamo che sia ancora una volta un islamico, dotato dello stesso equilibrio e della stessa determinazione nella ricerca della pace e della comprensione tra i popoli.
Potrà così dimostrare agli integralisti che si può ottenere di più con la saggezza e l’impegno civile che con le orribili stragi a cui sono abituati.
E confermerebbe ai benpensanti nostrani che le generalizzazioni rappresentano la fiera della superficialità.


Twitter @FrancoMoscetti

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