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VERSO IL SECONDO TURNO 7 Giugno Giu 2016 1948 07 giugno 2016

Ballottaggi, Sala e Parisi a caccia dei voti M5s

I due candidati corteggiano il voto grillino. A Roma, Giachetti e Raggi corsa in solitaria. Ma Salvini...

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Giuseppe Sala, Stefano Parisi e Gianluca Corrado.

AAA: voto grillino cercasi.
In vista del ballottaggio a Milano è partito il corteggiamento dei 5 stelle da parte dei due candidati sindaci del centrosinistra e del centrodestra, Beppe Sala e Stefano Parisi.
CORTEGGIAMENTO ALLE STELLE. Ed è questa una parte importante della strategia che entrambi seguiranno per il ballottaggio, dato che con gli oltre 50 mila voti che hanno ottenuto sono il vero ago della bilancia.
Un corteggiamento che si unisce a quello verso i tanti che non sono andati ai seggi al primo turno e che adesso potrebbero decidere di votare, se non altro per scongiurare che diventi sindaco chi proprio non vogliono.
ACCUSE INCROCIATE. Ed è forse per questo che Parisi ripete che Sala è uomo di Matteo Renzi, e Sala ricorda che dietro il suo avversario, che è «uomo di Confindustria» ci sono la Lega e Berlusconi.
Gianluca Corrado, con il suo deludente 10%, risulta decisivo.
L'ordine di scuderia però resta chiaro: «Al ballottaggio? Annullerò la mia scheda, ci scriverò sopra il nome di Beppe Grillo oppure il mio, deciderò sul momento», ha detto ai microfoni di Un giorno da pecora su Radio2. Insomma nessun accordo, né indicazione di voto. E ha aggiunto: «Ho lanciato due temi: la trasparenza e il destino dello scalo Farini, che vogliamo diventi un parco. Sta ai due candidati interessarsi di questi argomenti oppure non farlo».
È però innegabile che sia Corrado sia Patrizia Bedori, ex candidata e capolista, si siano in passato espressi positivamente nei confronti di Parisi.
ATTIVISTI PER PARISI CONTRO RENZI. Pur senza un ordine del Movimento, basta però scorrere i commenti degli attivisti e degli elettori 5 stelle in Facebook per capire da che parte tiri il vento.
«Io non ho dubbi, mi fan schifo tutte e due ma votare Parisi significa togliere nelle mani del Pd anche Milano e per Renzi e la sua setta è una bella sberla...», recita un commento.
«Grande Corrado, abbiamo impedito al pupazzo del duce di prendere il potere. Ora convinciamo gli astenuti ad annientare il cancro Pd!», aggiunge un altro. «Avevo pensato anche io di far nulla la scheda....ma poi ho pensato al fegato di Renzi se perde Milano.....insomma tanto peggio per peggio facciamo impazzire pinocchietto...».
Insomma vale tutto pur di dare la spallata a Renzi che su Milano aveva investito molto.
SALA CERCA DI RICOMPATTARE LA SINISTRA. Una cosa è sicura: ora archiviata la fase dei big che arrivano in aiuto (a partire da Matteo Renzi che non dovrebbe tornare a sostenere Sala nelle prossime due settimane) adesso i due candidati manager, che molti hanno visto come intercambiabili, hanno bisogno di differenziarsi.
Sala se proprio non prende le distanze dal premier risponde di essere «stimato» ma di non essere stato scelto da Renzi, e ripete che al partito di Grillo Berlusconi va ancora meno a genio. Comunque si dice pronto «al confronto sui temi» con il Movimento.
La sua vera sfida però è ricompattare la sinistra e convincerla a votarlo. E potrà farlo, per esempio, sul tema delle periferie e dell'ambiente, oltre che agitando 'la minaccia' di un ritorno di Lega, Forza Italia e Lega a gestire la città.
LA TRATTATIVA RADICALE. Fdi. Poi ci sono i Radicali, che cercano l'apparentamento al secondo turno in modo da avere almeno un rappresentante in consiglio comunale.
Mercoledì incontreranno Sala e giovedì Parisi ma su questioni come testamento biologico e unioni civili paiono poco in sintonia con il centrodestra.
L'accordo con l'ex commissario Expo non è automatico e potrebbe arrivare al fotofinish in modo da limitare i mal di pancia con il resto della coalizione.
Parisi chiama a raccolta tutti gli scontenti, incluso chi al primo turno non ha votato, «tutti quelli che vogliono cambiare» perché la sua è una «nuova proposta politica» mentre Sala è «in continuità con Pisapia». Mr. Chili spera che l'avversione per Renzi dei 5 stelle, di cui si definisce un «interlocutore naturale», giochi a suo favore, anche considerando che a Roma la candidata grillina Virginia Raggi è al ballottaggio con il democratico Roberto Giachetti.

A Roma nessun accordo. Ma Salvini appoggia Raggi

A Roma apparentemente i due sfidanti Raggi e Giachetti dichiarano una corsa in solitaria.
Nessuno degli sfidanti esclusi al primo turno ha ancora fatto endorsement per l'uno o per l'altra.
Unico spiraglio quello aperto da Alfio Marchini che ha chiarito: «Noi saremo dalla parte di coloro i quali dimostreranno di amare Roma ovvero aderiranno ad alcuni punti della nostra agenda».
MELONI: NÉ PD, NÉ M5S. Giorgia Meloni ha ribadito il suo «no al Pd e anche a M5s», come Fassina che ha azzardato: «Al ballottaggio si può votare scheda bianca, la nostra proposta è diversa da quelle di Raggi e Giachetti».
Intanto nei partiti, singolarmente, però, qualcuno inizia a schierarsi: come Matteo Salvini che dice chiaramente di preferire la pentastellata Raggi, o come il ministro Beatrice Lorenzin che invece spiega di non aver dubbi sul fatto che la miglior scelta sia Giachetti.
I due candidati in corsa studiano la situazione.
Giachetti, da parte sua, ribadisce che «in questi 15 giorni si potrà decidere su quel che io propongo per Roma e quel che la Raggi propone per Roma. Gli elettori decidono liberamente». La sua strategia comunque è quella di parlare a tutti, da sinistra a destra: «Se un elettore di centrodestra, del M5s, di Marchini mi dice che mi vota perché io prolungo il tram 8 da piazza Venezia a stazione Termini non mi fa schifo...Io devo governare una città con il consenso dei cittadini sul mio programma non sulle questioni ideologiche».
Virginia Raggi ha sempre fatto sapere che, coerente ai dettami M5s, non farà apparentamenti di nessun tipo.

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