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PERSONAGGIO 7 Giugno Giu 2016 0800 07 giugno 2016

De Magistris, le mire oltre Napoli dell'anti-Renzi

Luigi De Magistris cavalca la retorica anti-casta. Un po' Di Pietro, un po' Grillo. Punta a battere Lettieri, ma guarda già oltre. E coltiva ambizioni nazionali.

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Luigi de Magistris, sindaco di Napoli.

C’è chi prova a paragonarlo al “fenomeno Di Pietro”, anche se a lui - tribuno ed ex pm - manca una Tangentopoli su cui costruirsi fama e gloria.
O a Beppe Grillo e ai 5 Stelle, sebbene rispetto a loro appaia più ruspante e movimentista.
Ma il “miracolo” di Giggino - come sussurrano nei vicoli del centro antico a Napoli - si chiama soprattutto capacità di recupero. Un anno fa, l’indice di gradimento di Luigi de Magistris - che tra due settimane col suo 42.82% andrà al ballottaggio contro l’avversario Gianni Lettieri (fermo al 23.98) - era ridotto quasi a zero.
L’eccessiva rissosità interna alla giunta nata nel 2011 (tra una polemica e l’altra, aveva cacciato via tutti gli assessori tranne la responsabile sport Annamaria Palmieri) e un modo di amministrare chiassoso ma inconcludente (nessuno dei gravi problemi di Napoli era stato sfiorato) avevano fatto sì che molti degli iniziali entusiasmi si stavano pian piano spegnendo in un clima di smobilitazione generale.
Il filosofo Vittorio Vasquez, il magistrato Giuseppe Narducci, il capo delle coop sociali Sergio D’Angelo - che erano stati tra i suoi grandi elettori - consideravano ormai chiuso il capitolo.
UN RILANCIO INATTESO. In quei giorni, davvero in pochi avrebbero scommesso un euro su una chance di riconferma. Poi, ecco il “miracolo”. O la rimonta, come qualcun altro preferisce definirla. «O il colpo di fortuna», come invece insinua chi ritiene favorito da una straordinaria serie di accadimenti «casuali e fortuiti» l’ inatteso rilancio di de Magistris fino al pieno successo conseguito nel primo turno elettorale del 5 giugno 2016 per la riconferma a sindaco.
Il primo evento (o colpo di fortuna?) a suo favore accade nell’ottobre 2014: de Magistris viene sospeso per 18 mesi in seguito agli strali lanciati contro di lui dalla legge Severino.
Subisce l’onta dello sfratto da palazzo san Giacomo, la sede del Municipio. Paradossalmente, quella che doveva essere una fase di difficoltà e disagi per il primo cittadino sfrattato si trasforma in una strepitosa occasione politica per rinsaldare e rinnovare consensi, alleanze, simpatie.

De Magistris sta «dalla nostra parte di popolo dimenticato»

Matteo Renzi presenta le slide su Bagnoli.

Con la sospensione, inizia per Giggino il periodo vissuto davvero in mezzo alla gente, da vero e proprio sindaco “di strada” visto che non ha più un ufficio in cui lavorare: sono giorni urlati, spesi tutti all’attacco, col sangue agli occhi, con la rabbia che gli esplode sanguigna . A tu per tu con Napoli.
La gente - delusa dai troppi imbrogli e manovre di palazzo degli altri - è sorpresa ma apprezza. Si sente partecipe. Condivide.
È qui che nasce e prende corpo il de Magistris-due, quello del “miracolo”, cioè il leader irriverente e smanioso che indossa i panni del populista spinto ed è ormai pronto a cavalcare senza freni la liturgia (peraltro assai condivisa nei ceti popolari) dell’anti-casta a 360 gradi.
I napoletani fremono: è lui il «vendicatore», è lui quello che almeno non ruba, è «il principe anti-sistema» che Roma e i Poteri forti intendono punire, mortificare, azzerare per la sua voglia di autonomia, perché non dice sempre sì ai Forti, perché sta «dalla nostra parte di popolo dimenticato».
«L'ANTI-RENZI PER ECCELLENZA». Parole d’ordine facili. Slogan primitivi. L’ex pm non fa molto riflettere, però coinvolge. Non sbaraglia la complessità dei drammi vesuviani. Però dà la sensazione di metterci il cuore. Insomma, funziona. «Poi è pure nu’ bello guaglione!», gridano affettuose le mamme del popolo quando lo incrociano in strada.
Di lì a sfociare nell’immagine a tutto tondo dell’«anti-Renzi per eccellenza» e a proporsi addirittura come il leader nazionale del fronte che si contrappone al premier e segretario del Partito democratico il passo si fa assai breve.
E Giggino lo compie, senza pensarci due volte. Perché il nuovo abito paga. E perché, col referendum sulle modifiche alla Costituzione fissato per il prossimo ottobre, riuscire a ricoprire un tale ruolo gli garantisce una valenza da personaggio chiave (e decisivo?) sullo scenario politico e istituzionale romano e nazionale.
UNA COMUNICAZIONE MIRATA. Altro che un semplice (per quanto battagliero) sindaco a Napoli. Le ambizioni dell’ex pm - che nel frattempo è riuscito a liberarsi di tutti (tranne uno) gli assessori scomodi sostituendoli con alternative in sintonia e ha piazzato i suoi fedelissimi ai vertici delle società partecipate e di parecchi fra i (pochi) centri di potere operativi in città - ormai guardano al livello nazionale, anzi a quello internazionale.
De Magistris - che conta su un ferreo staff di esperti che gli controlla la comunicazione - è convinto che tale dimensione “europea” (almeno) sia ormai per lui a portata di mano. Forse è già in atto. Già, perché in questi ultimi due anni Napoli è diventata - grazie alle sue aperture (sulle unioni civili, per esempio, sui diritti civili, sui temi del nucleare o per l’acqua pubblica) - un «punto di riferimento sovranazionale» per la galassia dei movimenti e delle associazioni del mondo antagonista che opera nelle periferie delle grandi metropoli da Parigi e Berlino, da Londra a Madrid o a Lisbona.

Il merito del sindaco? Essersi connesso alla pancia dei ceti popolari

Valeria Valente.

Per di più, a Napoli è molto attiva una complessa ma vivissima realtà sociale che si chiama “Massa critica” che, sotto l’occhio attento della giunta arancione, raggruppa decine di associazioni e dà vita a iniziative di autogestione nei quartieri cui guardano con interesse esperti e studiosi del sociale di mezzo mondo.
Tutto vero, tutto giusto. Tutto - anche - molto innovativo.
Resta aperto il problema delle relazioni con gli altri soggetti istituzionali, che de Magistris finora ha trascurato.
Una capacità di dialogo con gli alleati che il sindaco - nell’interesse di tutti - dovrà meglio sviluppare.
GLI ERRORI DEL PD. Ma - osservano i critici - il più straordinario colpo di fortuna che ha favorito la rinascita del sindaco “miracolato” è e resta la clamorosa raffica di errori, gaffe e strafalcioni di cui si è reso protagonista il Partito democratico di Napoli negli ultimi due anni: prima il tira e molla contro Antonio Bassolino che intendeva candidarsi ma ha ricevuto solo porte sbattute in faccia. Poi, l’improvvida alleanza con il gruppo Ala di Denis Verdini che ha candidato in lista incensurati sulla cui opportunità di presenza c’è molto da discutere.
In mezzo, una caterva di messaggi sbagliati, piccole prepotenze, pretese di un autoritarismo da rione.
Quanti voti ha portato la lista di Verdini al Pd napoletano? Pochissimi. Quanti voti ha invece portato a de Magistris il papocchio combinato dai dirigenti napoletani del Pd? Tantissimi, secondo gli analisti.
LA FRUSTRAZIONE DI NAPOLI. Un fatto è sicuro: che piaccia o no, il sindaco uscente ha dimostrato di saper connettersi alla pancia dei ceti popolari, oltre che di fette di borghesia disorientata e di intellettuali delusi.
Non solo, per molti ha anche dimostrato di riuscire a interpretare il senso di frustrazione che serpeggia in giro e di trasformarlo con facilità in una sorta di clava ideologica (e politica) da scagliare contro le politiche del premier Renzi nei confronti di Napoli e del Sud d’Italia.
Anche in tal senso, la buona sorte starebbe aiutando de Magistris: dove lo trova, dicono, un altro premier che commissaria Bagnoli, zittisce Napoli, si dimentica del Sud e offre su un piatto d’argento gli assist più appetitosi per gridare ogni giorno allo scandalo?

Twitter @enzociaccio

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