Immigrati: M5s, via Nobel Pace a Ue
DIRITTI 7 Giugno Giu 2016 1703 07 giugno 2016

Immigrazione irregolare, storia ed effetti di un reato

No della Corte Ue al carcere per chi arriva senza documenti. Ecco come funziona in Italia.

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Non si può andare in carcere per il solo fatto di essere un immigrato irregolare. La Corte di giustizia Ue l'ha ribadito il 7 giugno 2016, esprimendosi sul caso di una donna del Ghana fermata senza documenti dalle autorità francesi alla frontiera con il Belgio.
IN ITALIA C'È L'AMMENDA. La legge italiana sul tema risale al 2009 e prevede un'ammenda che va da 5 a 10 mila euro. Non la detenzione immediata, che può però scattare in caso di reiterazione del reato a seguito di un provvedimento di espulsione.
Eppure anche l'Italia, come la Francia, ha subito più volte richiami dall'Unione europea.
«Già nel 2011 la Corte di Giustizia Ue bocciò la parte della Bossi-Fini che prevedeva il carcere da 1 a 4 anni per il reato di immigrazione irregolare», ricorda Patrizio Gonnella, giurista e presidente dell'Associazione Antigone dal 2005, «invitando le procure e i tribunali a disapplicarla. Poi arrivò l'intervento legislativo che abrogò quella norma».
La presa di posizione dell'Ue fece infuriare l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Primo ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati», spiegò, «e, in seconda battuta, l'eliminazione del reato accoppiata a una direttiva europea sui rimpatri rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni».
RENZI E UN'ABROGAZIONE CHE NON ARRIVA. Il governo Renzi ha provato a calendarizzare l'abrogazione quella legge, ma nonostante la legge delega all'esecutivo sia stata approvata dal parlamento nell'aprile 2014, finora ci sono stati solo rinvii. E Maroni continua a essere contrario: «Prepariamoci all'invasione», tuonò su Twitter a gennaio 2016.
Fino al superamento della Bossi-Fini nel 2011, tra le 10 e le 15 mila persone all'anno finivano in carcere per il solo fatto di essere immigrati irregolari. Da allora non succede più, «formalmente», precisa Gonnella, «perché poi, nella prassi di polizia, accade comunque, anche se non risulta dalle statistiche».
Gli stranieri detenuti, al 31 maggio 2016, erano 18.085, pari al 33,6% del totale. Oltre un terzo rispetto al totale. Secondo l'Istat, il 4,9% di questi hanno commesso violazioni in materia di immigrazione clandestina, ma si trovano comunque in carcere in quanto imputati o condannati per altri reati.
UNA NORMA CHE INCIDE SULLA POPOLAZIONE CARCERARIA. Ma secondo Gonnella la norma incede comunque, in maniera indiretta, sulla popolazione carceraria straniera nel nostro Paese.
«Quando un immigrato viene fermato e viene scoperto che è irregolare, scattano tutta una serie di accertamenti alla ricerca di altri reati. Magari lo trovano in possesso di sostanze stupefacenti e scatta la doppia imputazione, che va ad aumentare la pena detentiva prevista per il reato commesso».

Svizzera record: straniero il 74,3% dei carcerati

Un immigrato.

Tra gli Stati Europei in cui è previsto il carcere per l'immigrazione clandestina, oltre alla Francia (con pene fino a un anno di detenzione), figura il Regno Unito. Ma il problema degli stranieri nelle carceri è diffuso su tutto il continente.
Secondo i dati raccolti dall'Università di Losanna nei rapporti Space I e Space II, i detenuti immigrati sono il 21% di quelli ospitati dalle carceri europee, con picchi particolarmente bassi in Paesi con una forte tradizione di emigrazione come la Romania (0,6%) o l'Albania (1,8%), e altissime nell'Europa centrale, dove è la Svizzera a farla da padrone con un 74,3% fortemente condizionato dalle rigidissime politiche migratorie del Paese dei cantoni.
PIÙ CUSTODIE CAUTELARI TRA GLI IMMIGRATI. Particolarmente preoccupante, però, è il dato che riguarda i provvedimenti di custodie cautelari, «lo strumento principale utilizzato nei confronti degli immigrati», come spiega Gonnella. Il 37,9% degli immigrati presenti nelle carceri europee è in attesa di condanna, contro una media generale del 25%. Un numero che evidenzia una discriminazione di legge, dal momento che nessuno dei Paesi europei riconosce agli immigrati irregolari i diritti di cittadinanza.
Un paradosso, dal momento che, come ha ricordato la Corte di Giustizia Ue, la reclusione degli immigrati irregolari è contraria alla direttiva sui rimpatri, in quanto «idonea a ostacolare la procedura, pregiudicando quindi l'effetto utile della direttiva».
Ovviamente, la Corte precisa che ciò non esclude «la facoltà per gli Stati membri di reprimere con la pena della reclusione reati diversi da quelli attinenti alla sola circostanza dell'irregolare ingresso, anche in situazioni in cui la procedura di rimpatrio non sia stata ancora conclusa».
GONNELLA: «UNA SENTENZA IMPORTANTE». Per Gonnella, la sentenza della Corte di giustizia Ue «è importante innanzi tutto per la Francia, che oggi sta vivendo nel terrore degli attentati mettendo in discussione i principi dello Stato di diritto». Ma anche per l'Italia, perché «impedisce che si creino le condizioni perché si possa reintrodurre la detenzione per il reato di immigrazione irregolare. Uno scenario che non è così lontano dall'immaginario dei nostri politici. Il ministro Alfano, per esempio, parla di hotspot galleggianti, che sarebbero una forma di detenzione amministrativa volta ad aggirare la sentenza della Corte. Una cosa impensabile, perché dobbiamo puntare alla costruzione di un modello fondato sui rimpatri volontari, non sul carcere».

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