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TERRORE 7 Giugno Giu 2016 1003 07 giugno 2016

Isis, 19 ragazze curde bruciate vive a Mosul

Esecuzione pubblica dello Stato islamico in piazza nella roccaforte irachena. Le vittime chiuse in gabbia e poi incendiate. Si erano rifiutate di diventare schiave sessuali.

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I miliziani dell'Isis hanno bruciato vive, in mezzo a una piazza di Mosul (Iraq), 19 ragazze curde di minoranza yazida che si erano rifiutate di divenire loro schiave sessuali.
A riferirlo è l'agenzia curda di notizie Ara, ripresa dai media iraniani. Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza della roccaforte irachena del Califfato nero e date alle fiamme, davanti a centinaia di presenti. «Nessuno ha potuto fare niente per salvarle», ha detto un testimone all'Ara.
«Sono state punite per aver rifiutato di fare sesso con i miliziani dell'Isis», ha affermato l'attivista locale Abdullah al Malla.
OLTRE 3 MILA DONNE RAPITE. Oltre 3 mila donne e ragazze yazide erano state sequestrate e vendute come schiave sessuali sul territorio controllato dallo Stato islamico in Iraq e in Siria dopo che, nell'agosto del 2014, i jihadisti si erano impossessati della regione irachena di Sinjar, culla di questa minoranza religiosa considerata eretica dai sunniti dello Stato islamico.
Altri centinaia di membri della comunità erano stati massacrati e gettati in fosse comuni. Nel novembre scorso le forze curde dei Peshmerga hanno riconquistato Sinjar, ma secondo il governo della regione autonoma del Kurdistan ancora 1.800 donne sono trattenute dall'Isis.
Per quanto riguarda Mosul, il Consiglio della provincia di Ninive, di cui la città è capoluogo, ha raccolto dati secondo i quali sarebbero oltre 5 mila gli abitanti, uomini e donne, giustiziati per i più svariati motivi dall'Isis nei due anni di occupazione. «E circa 2 milioni continuano a vivere in quella che è diventata una grande prigione», ha sottolineato Ali Khudier, membro del Consiglio.
TIMORI PER LA BATTAGLIA DI FALLUJA. Sembra senza fine intanto l'incubo dei civili di Falluja, città a Ovest di Baghdad in mano allo Stato islamico, ma assediata dalle forze lealiste irachene: chi tra loro ha tentato la fuga, ha trovato la morte per mano di cecchini dell'Isis.

La denuncia è del Norwegian refugee council (Nrc), una delle più importanti organizzazioni umanitarie internazionali che operano nella regione. Questo mentre miliziani sciiti filo-iraniani hanno diffuso notizie, non confermate da fonti indipendenti, del ritrovamento a Nord di Falluja, di una fossa comune contenente i cadaveri di circa 150 militari governativi iracheni uccisi nel 2015 dai jihadisti.
50 MILA CIVILI INTRAPPOLATI. Secondo il rapporto diffuso martedì 7 giugno dal Nrc, numerosi civili sono stati uccisi mentre fuggivano. L'organizzazione norvegese con uffici a Baghdad non ha però quantificato il numero di persone colpite. Le preoccupazioni internazionali per la sorte delle circa 50 mila persone rimaste a Falluja sono state ribadite dal governo per giustificare gli scarsi successi sul terreno. L'offensiva, annunciata in grande stile alla fine di maggio, si è di fatto arrestata alla periferia della città, la prima della regione dell'Anbar a esser presa dai jihadisti nel 2014.
L'Isis ha intanto rivendicato un attentato compiuto con un'autobomba oggi nella città santa sciita di Karbala, che ha provocato cinque morti e 11 feriti secondo fonti della sicurezza.
ALEPPO: 15 CIVILI UCCISI DAI RAID GOVERNATIVI. Nel nord della Siria, invece, continua il calvario di Aleppo, dove altri 15 civili sono morti a causa dei raid aerei governativi su quartieri controllati dai ribelli, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani. La stessa ong ha detto che le vittime si aggiungono ai circa 450 civili, tra i quali 80 bambini e ragazzi minorenni, rimasti uccisi dai bombardamenti da parte lealista e dei ribelli negli ultimi 45 giorni.
GLI ATTIVISTI: «USATE BOMBE A GRAPPOLO E AL FOSFORO». Attivisti dell'Aleppo Media Center hanno accusato l'aviazione governativa di aver usato anche bombe a grappolo, bombe incendiarie al fosforo e a implosione. Parlando davanti al parlamento appena insediato, il presidente Bashar al Assad si è detto sicuro di una vittoria militare del conflitto civile. «Abbiamo liberato Palmira e altri territori e libereremo ogni palmo di Siria», ha detto Assad, che poi si è lanciato in un attacco personale al presidente turco Recep Tayyip Erdogan per il sostegno di Ankara a formazioni anti-regime. «Aleppo sarà la tomba dei sogni e delle speranze di questo brutale assassino», ha detto il raìs, citato dall'agenzia ufficiale Sana.

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