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TERRORISMO 7 Giugno Giu 2016 1700 07 giugno 2016

Turchia, i nuovi anni di piombo fiaccano Istanbul

Crollo dei turisti europei nel 2016, economia nazionale in flessione. Gli attacchi terroristici mandano in rovina Istanbul, cuore finanziario e culturale del Paese.

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Istanbul è una megalopoli di più di 14 milioni di abitanti, città di fusione tra due continenti tra le più belle e fotografate al mondo.
In meno di un anno, come altri luoghi della Turchia, è stata scossa da numerosi e gravi attentati di diverse matrici terroristiche.
L'ultimo, del 7 giugno, è un nuovo colpo al cuore del centro storico: sette agenti e quattro civili morti, una quarantina i feriti, nel brulichio urbano di piazza Beyazit, tra l''università e il gran bazar, con Sultanahmet uno degli angoli più affollati di turisti.
ESTREMISMO CURDO. Il bersaglio era ancora una volta un pullman della polizia, centrato da una bomba alla fermata degli autobus e i sospetti si concentrano tutti sulle frange più radicali degli indipendentisti curdi.
I falchi del Tak, ala scissionista del Pkk, hanno una lunga scia di precedenti in attacchi contro veicoli e caserme delle forze dell'ordine, a Istanbul, nella capitale Ankara, come nel capoluogo del Kurdistan turco Diyarbakir.

Storia e modernità, la skyline di Istanbul.  

Gli ultimi loro attentati risalgono all'inizio dell'anno ad Ankara e a Istanbul ad appena un mese fa, con decine di vittime. Ma la città del Bosforo, a gennaio, fu anche insanguinata dal kamikaze dell'Isis che uccise 11 turisti tedeschi a Sultanahmet, tra Santa Sofia e la Moschea blu.
CENTRO SOTTO ATTACCO. Bombe di varia natura (rivendicate anche da sedicenti gruppi marxisti-leninisti) sono esplose sotto i cavalcavia e alle fermate della metro di Istanbul.
A marzo un kamikaze si fece saltare in aria oltre il ponte di Galata, nella famosa via pedonale di Istiklal Caddesi, quartiere pittoresco occidentale, non lontano da piazza Taksim e dalla reggia di Dolmabahce. Attrazione turistica, quest'ultima, e primo distaccamento del governo a Istanbul nonché teatro, la scorsa estate, di una sparatoria che non causò morti.

I nuovi anni di Piombo a Istanbul e Ankara

Negli Anni 60 e 70 sparatorie e attentati erano all'ordine del giorno a Beyazit («piazza della Libertà») e in altri cuori pulsanti dell'antica Bisanzio.
«Non è cosa nuova che il Pkk compia attentati in città», ha tagliato corto il presidente e tre volte premier turco Recep Tayyip Erdogan.
Vero. A intermittenza, escalation con le frange estremiste curde del Tak (per il governo meri esecutori del Pkk, ndr) si sono continuate a verificare negli anni, con attacchi mortali a Istanbul anche nel 2008 e nel 2010.
Ma la frequenza di esplosioni e scontri a fuoco dal 2015 conseguenza delle politiche aggressive e divisive di Erdogan sia nei conflitti innescati dalle Primavere arabe sia nel Kurdistan interno, ha fatto ripiombare la Turchia nell'instabilità degli anni di piombo e dell'emergenza terrorismo.
LA GRANDE ISTANBUL. Una mancanza di sicurezza che sta mettendo in crisi il principale centro industriale, finanziario e culturale, oltre che motore per il turismo del Paese. Istanbul è l'agglomerato urbano più popoloso e la seconda area metropolitana europea dopo Mosca e Londra: un patrimonio artistico, storico e anche commerciale e finanziario enorme.
Capitale di imperi e crocevia millenario di culture e religioni, la seconda Roma (com'era chiamata prima della conquista ottomana nel 1453) genera circa il 50% del volume d'affari commerciali complessivo della Turchia e, come primo polo industriale, oltre il 20% del Prodotto interno lordo (Pil).
L'ORO DEL BOSFORO. Attraverso il Bosforo, lungo l'antica via della Seta che unisce ancora i giganti asiatici al Vecchio continente, scorre il 60% dell'import-export nazionale: dai porti del Corno d'Oro entrano nel mercato globale anche i prodotti tessili e dell'industria emergente turca, il tabacco, il cotone e le sue tante produzioni agricole e manifatturiere.
Già centro finanziario dell'impero ottomano, Istanbul è anche sede della Borsa turca, nonché la principale porta d'accesso per i visitatori stranieri: ospita migliaia tra alberghi e imprese turistiche dell'indotto, per un totale di oltre 25 milioni di turisti all'anno, durante il boom economico dei primi governi di Erdogan.

In Turchia -80% di turisti russi e - 35% di europei

Dal 2011 però la parabola è iniziata a scendere, impennandosi con la deriva liberticida e guerrafondaia del presidente-sultano.
Dall'estate scorsa, quando in linea con i principali foreign office il ministero degli Esteri italiano sconsigliò la Turchia (con Egitto, Tunisia , Kenya, Marocco e diversi altri Paesi islamici) per il rischio di attentati e turbolenze interne, il ministero del Turismo e della Cultura di Ankara ha registrato un calo di introiti dall'estero dell'8% nel 2015.
Ad aprile 2016, la percentuale di visitatori è scesa al -28% dalla primavera precedente: l'anno, il 2014, del record di 37 milioni di visitatori. In netto calo sarebbero soprattutto i turisti occidentali: più del 35% in meno i tedeschi, i francesi e gli americani; -27% di arrivi dalla Gran Bretagna e -80% dalla Russia.
HOTEL E BUS VUOTI. A Istanbul negli ultimi mesi il tasso di occupazione negli hotel si sarebbe dimezzato, vuoti sarebbero in particolar modo gli autobus per le comitive, dopo i recenti agguati ai gruppi di tedeschi e israeliani e ai mezzi della polizia.
Sesta destinazione del pianeta secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, un grosso colpo al comparto è stato evidentemente inferto dal boicottaggio dei russi, secondo bacino di turisti dopo i tedeschi.
Erdogan è l'antagonista di Putin in Medio Oriente e dopo l'abbattimento del caccia russo al confine con la Siria, solo nel dicembre 2015 i visitatori russi sono crollati del 46%.
Ankara conta di ripianare le perdite di prenotazioni dall'Europa aumentando i turisti mediorientali (+5%) e dal Sud-Est asiatico (+11%): nel 2015 il Pil turco è continuato comunque a crescere di oltre il 3%, anche se a ritmo rallentato, grazie ai consumi interni di un'economia che non è in crisi come nell'Ue.
L'ECONOMIA FRENA. Ma la frenata con l'Europa e con Mosca pesa non poco sulla bilancia commerciale: la lira turca continua a perdere valore a causa del disimpegno di diversi imprenditori stranieri e, alla metà del 2015, l'export e l'import turchi risultavano franati rispettivamente del 16% e del 7%.
Nell'ultimo anno l'interscambio con la Russia si è di fatto bloccato, per effetto sia delle sanzioni occidentali imposte al Cremlino sia delle relazioni bloccate tra i due Paesi.
L'allerta sicurezza diramata dallo stesso governo turco a cittadini e visitatori è d'altra parte un boomerang inevitabile. Nel 2016 sono stati compiuti una 20ina di attentati in Turchia con oltre 100 morti e centinaia di feriti.

Twitter @BarbaraCiolli

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