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PROVOCAZIONE 8 Giugno Giu 2016 1200 08 giugno 2016

Brexit, voto in mano alle vecchie generazioni

Gli anziani pigri e pavidi vogliono uscire dall'Ue. I giovani lucidi e curiosi no. Però chi ha tutta la vita davanti dovrebbe contare doppio. L'analisi di Lia Celi.

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Il referendum sulla Brexit (23 giugno 2016) deve decidere la permamenza o meno della Gran Bretagna nell'Unione europea.

Nella mia famiglia l'attesa della Brexit si vive con grande apprensione, specie nella generazione più giovane.
Non abbiamo addentellati britannici, ma i figli anglofili detestano l'idea che dal 23 giugno 2016 la Gran Bretagna potrebbe non essere più una stanza della casa-Europa di cui si sentono inquilini dalla nascita.
La stanza per loro più attraente e familiare, grazie alla conoscenza della lingua, alle vacanze e alle gite scolastiche, alla lunga confidenza con la musica, la letteratura e la cultura pop «made in Uk», dai Beatles alla Rowling, da Mr. Bean a divi belli e bravi come Benedict Cumberbatch e Tom Hiddleston (Dio li salvi quanto la regina).
GAP GENERAZIONALE. Ho riferito ai miei ragazzi l'opinione espressa dallo scrittore apertamente anti-Brexit Ian McEwan, a Cagliari per un festival letterario: «Gli inglesi di una certa età e poco istruiti sono favorevoli al distacco dall'Europa, i giovani sono in genere contrari. Sfortunatamente sono i vecchi che vanno a votare, mentre i giovani non lo fanno».
L'allarmato parere dell'autore di Espiazione ha suscitato vivo sdegno.
«I vecchi non dovrebbero votare», se n'è uscita, paro paro, la maggiore, «tanto cosa gliene importa a loro del futuro? Gliene resta così poco».
OVER 60, CHE VE NE IMPORTA? Lì per lì ho deglutito, pensando che forse secondo mia figlia pure a me dovrebbero togliere a breve la tessera elettorale.
Poi ci ho pensato su e mi sono chiesta se in fondo non abbia ragione lei. Non al punto da convincermi a lanciare una campagna per l'abolizione del voto per gli over 60, ma abbastanza da pormi una domanda: è giusto che in certe decisioni cariche di conseguenze a medio e lungo termine per il mondo del lavoro e la libertà di circolazione, il parere di chi sta uscendo dall'età produttiva ed è tendenzialmente stanziale (vuoi per gli acciacchi, vuoi per pigrizia mentale vuoi per la naturale pavidità di chi invecchia) debba valere come quello di chi ha davanti tutta una vita da costruire ed è cresciuto sentendosi cittadino del mondo, o quasi?

Gli anziani hanno paura di tutto: tecnologia, stranieri, gay, ristoranti etnici

Anziani nell'ufficio dell'Inps.

Non solo nel caso di referendum come la Brexit.
Anche quando si tratta di elezioni politiche il voto dei giovani dovrebbe valere più di quello di chi giovane non è ed è sempre più impaurito da tutto: dalla tecnologia, dagli stranieri, dai gay, dai ristoranti etnici, dalle donne-prete, dai cinesi che comprano l'Inter, dalla scomparsa delle mezze stagioni e sicuramente anche da una loro eventuale ricomparsa.
I VENTENNI SONO MENO. Il voto giovane dovrebbe valere di più per la ragione espressa con crudeltà generazionale da mia figlia - i giovani hanno più da perdere e più da guadagnare da qualunque decisione sul futuro -, ma anche perché a causa del calo demografico sono sempre di meno rispetto ai cittadini maturi e anziani.
E rischiano di ritrovarsi nella posizione del Terzo Stato all'Assemblea degli Stati generali nella Francia dell'ancien régime: la borghesia aveva un solo voto, come clero e nobiltà, ma si ritrovava sempre in minoranza perché gli altri due si coalizzavano.
IGNORATI E SENZA DIRITTI. Nessun politico di oggi ha il coraggio di investire apertamente e pesantemente sui giovani, perché sono troppo pochi per assicurare la vittoria: i vecchi sono la maggioranza e, come diceva McEwan, sono loro quelli che votano.
Ma i giovani non votano più perché è da quarant'anni che si vedono praticamente ignorati, nelle loro esigenze, nei loro diritti, nei loro sogni, per non parlare del linguaggio.

Se il voto dei giovani valesse doppio, i politici dovrebbero pensare a loro

Una coppia di giovani disoccupati e senza casa - lui 33 anni e lei di 31 - che si sono incatenati a un cencello a pochi metri dal seggio.

Se il loro voto valesse doppio, per il presente e per il futuro, i partiti sarebbero obbligati a far progetti prima di tutto per i ragazzi e i giovani, e pensare solo dopo ad assicurare la tranquillità a chi, per motivi d'età, ha la tranquillità come massima aspirazione esistenziale, e non la scoperta e lo sviluppo più pieno possibile delle proprie potenzialità, creative, produttive, affettive.
Non ci sarebbe il rischio di demagogia giovanilista, tipo leggi sull'apertura h24 delle discoteche, sexting come materia scolastica, youtuber senatori a vita, eccetera.
Sono proprio timori da vecchi, i vecchi che quarant'anni fa, a vent'anni, pretendevano il 18 politico all'università.
SONO LUCIDI, SERI E CURIOSI. I giovani di oggi sono sorprendentemente lucidi, seri, aperti, curiosi, molto più dei loro genitori.
E soprattutto si sentono europei. Se la Brexit, come paventava Ian McEwan, dovesse innescare un effetto domino nel continente, sarebbero loro ad aver tutto da perdere.
E la beffa sarà che qualche settimana dopo l'eventuale crollo dell'Europa, i vecchi, con la tendenza nostalgica connaturata alla vecchiaia come gli acciacchi e i capelli bianchi, ricominceranno a mugugnare che, in fondo, con l'Ue, l'euro eccetera non si stava poi tanto male.

Twitter @LiaCeli

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