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INTERVISTA 8 Giugno Giu 2016 1200 08 giugno 2016

Gomorra 2, Fabio De Caro: «Io Malamore, fedele fino alla fine...»

L'attore della serie parla con Lettera43.it di politica, camorra, Saviano. E della fiction: «Sempre con don Pietro Savastano. E all'ultima puntata... Gomorra 3? Sì, ci sarà».

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Fabio De Caro, napoletano del Vomero, classe 1974, è uno degli attori inseriti nel cast della serie cult Gomorra, giunta alla seconda stagione, record di pubblico su Sky (oltre un milione di telespettatori a puntata e più di 7 mila tweet, fonte Nielsen Social).
Una carriera da attore iniziata a teatro nel, 1998, con Cyrano de Bergerac.
TRA POLITICA E FICTION. A Lettera43.it parla senza peli sulla lingua. Della sua città, della sua squadra del cuore (il Napoli, ovviamente), di politica e, naturalmente, di Gomorra. Con qualche anticipazione.


Due dei protagonisti di Gomorra: don Pietro Savastano e Malamore.

DOMANDA. Gomorra è stata da più parti accusata di portare sullo schermo dei modelli sbagliati che potrebbero essere oggetto di emulazione. Cosa ne pensa?
RISPOSTA. Non è compito di una fiction educare il pubblico e portare buoni esempi. Gomorra non vuole essere educativa. Noi facciamo intrattenimento. La vedo in modo molto semplice su questo tema.
D. Cioè?
R. Sono un appassionato di videogiochi e recentemente ho avuto modo di divertirmi con uno, non lo nascondo, di inaudita violenza. Non significa però che, una volta riposto il joystick, sia sceso in strada pronto per una carneficina.
D. Non comprende queste polemiche?
R. Sì quando sono il risultato dell’insoddisfazione del cittadino. Meno, invece, se provengono da uomini delle istituzioni. L’ordine pubblico, dico io, spetta a te, Stato, è una tua responsabilità non delegabile ad altri.
D. In alcune zone d’Italia lo Stato ha abdicato alle sue funzioni?
R. Esatto. La gente si affeziona ai personaggi, è normale. Per esempio io sono un fan sfegatato di Tony Montana (personaggio interpretato da Al Pacino in Scarface, ndr). Chi di noi non ha sognato che Montana si salvasse? Questo, però, non fa di me, né degli amanti del cinema, un delinquente.
D. Cosa si sente di dire ai detrattori della serie?
R. Non volete vedere Gomorra? Fate in modo che non esista. Per quanto ci riguarda, tutto ciò che potevamo trasmettere con la narrazione l’abbiamo fatto. Con cuore e passione. Per essere il più vicino alla realtà.
D. Pasolini sui napoletani diceva che «sono una tribù che ha deciso di estinguersi, rifiutando il nuovo potere. Dà una profonda malinconia come tutte le tragedie che si compiono lentamente; ma anche una profonda consolazione, perché questo rifiuto, questa negazione alla storia, è giusto, è sacrosanto». È d'accordo?
R. Non del tutto. Napoli, soprattutto negli ultimi anni, è una città notevolmente migliorata. Gomorra per tornare all’inizio della nostra conversazione, racconta episodi di qualche anno fa. Oggi, è una città diversa.
D. Sotto quali punti di vista?
R. È molto più europea. Lo dico con cognizione di causa perché ci vivo. La strada intrapresa è quella giusta. In molti hanno contestato alla serie televisiva anche di allontanare i turisti. Una bugia.
D. Perché?
R. Nel 2015, sotto il Vesuvio, è stato raggiunto il record di visitatori. Napoli è una città con problemi. Non voglio nasconderli. Motivo per cui, più di altre, ha la necessità di essere governata bene.
D. Secondo il procuratore di Milano Ilda Boccassini «raccontare il male non significa infangare il Sud». Il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantonene critica «la mancanza di speranza». E sono due napoletani...
R. La lettura della Boccassini tendo a sposarla completamente. La nostra è stata una precisa scelta narrativa. Lo Stato esiste e ha fatto tanto per fronteggiare la criminalità. Ma noi volevamo raccontare il male visto da dentro.
D. Dagli occhi dei malavitosi.
R. Sì. Ai critici incalliti suggerisco di guardare la fine cui vanno incontro molti dei personaggi della serie. Come vivono i camorristi? Come puoi avere desiderio di emulare persone che vivono con la consapevolezza di essere uccise da un momento all’altro?
D. C'è la questione dei soldi facili però.
R. Ottieni milioni di euro e auto di lusso, ma devi avere occhi dietro le spalle per paura di un agguato o vendette trasversali. Non è meglio guadagnare 1.500 euro al mese e andare a letto sereno la sera? Chi pensa di copiare lo stile di vita di questa gente è solo un cretino.
D. Che cosa pensa delle polemiche nei confronti di Roberto Saviano, orchestrate soprattutto dal senatore verdiniano Vincenzo D’Anna?
R. Ho avuto la fortuna di stare con lui per parecchie ore durante la presentazione della fiction. Questo ragazzo fa una vita infernale.
D. Qualche aneddoto?
R. Ogni volta che mi avvicinavo per parlargli, immediatamente arrivavano gli uomini della scorta. Una sensazione di timore e ansia. Saviano ha 37 anni e dall’età di 26, cioè dall’uscita del libro, vive con una condanna a morte, che pende sulla sua testa, pronunciata dai clan.
D. Saviano è accusato di dire cose ''risapute''.
R. Forse. Però ha avuto il coraggio di scriverle e denunciarle. Mettendo tutto nero su bianco. La differenza è profonda.
D. Alle Amministrative 2016 di Napoli l'affluenza è stata del 54,14% con un trend negativo rispetto alle precedenti tornate elettorali. Lei hai votato?
R. Sì. Mi dispiace per l'astensione. Ascoltavo rapito la “lezione” di Roberto Benigni sulla Costituzione e mi ha colpito il passaggio sul voto. «Se ti tiri fuori è terribile. Come Ponzio Pilato. Vai in mano alla folla. E la folla sceglie sempre Barabba. Sempre».
D. Perché si è presentato alle urne?
R. L’unica forza democraticamente attiva che ci resta è il voto. Non dobbiamo negarci quest’opportunità. Pena la deriva, l’oblio.
D. Il voto è segreto, ma Fabio De Caro chi ha scelto?
R. Non lo posso dire (ride convinto, ndr), perché succede un “quarantotto”. Non ho la forza fisica per poter fare una dichiarazione del genere. Mi schiero apertamente solo per la mia squadra del cuore: il Napoli calcio. Sono un malato. Politica e religione le tengo per me.
D. Dualismo realtà-finzione: un attore del film Gomorra di Matteo Garrone, Bernardino Terracciano, è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di duplice omicidio. Usciremo mai da questo equivoco?
R. Quella di Garrone è stata una precisa scelta di regia. Per il set, infatti, ha sondato proprio gli ambienti della malavita napoletana. Una decisione che non mi trova d’accordo, anche perché ci toglie il lavoro (ride, ndr).
D. Altro episodio: il 5 giugno a Napoli una cittadina ha chiamato la polizia denunciando compravendita di voti in piazzetta Salazar, al prezzo di 20 euro. Come nella prima stagione della serie...
R. Frutto di quel sottobosco malavitoso che spesso s’intreccia con gli interessi della politica. Un fenomeno di malcostume che non è solo partenopeo.
D. Come debellarlo?
R. La mia ricetta è questa: possibile che nel 2016 si debba votare ancora con schede e matite? Quando arriveremo al voto elettronico capace di mettere tutti al riparo da queste nefandezze facendo, peraltro, risparmiare allo Stato cifre importanti? Non vedo altra possibilità di evitare il fenomeno delle “schede ballerine”.
D. La cultura può fare da muro, essere un’alternativa credibile a questi comportamenti che sembrano irrecuperabili?
R. La cultura può fare tanto, davvero tanto, ma ci vuole lo Stato. Quello che chiederei al mio sindaco è di investire nelle periferie. Sembra un luogo comune, ma è l’unica via.
D. Qual è la sua esperienza?
R. Io, che sono napoletano, ho conosciuto approfonditamente Scampia, grazie alle riprese di Gomorra. In quei luoghi i giovani non hanno veramente nulla. Sono ghettizzati. Mancano le attività ricreative, un cinema, un campo da calcio degno di questo nome, una palestra, una scuola di teatro. Come puoi salvare questa gente?
D. Cos'altro ha visto?
R. Durante le registrazioni molti ragazzini, figli di famiglie problematiche, si sono avvicinati, affascinati dal mondo del cinema. Mi si è aperto il cuore. Stavano con noi anche nei camerini. Una cosa strepitosa, commovente. Ho conosciuto tante persone perbene. Investiamo nei quartieri disagiati.
D. Veniamo alla serie. Il suo personaggio, Malamore, è l’uomo del clan più vicino a “don Pietro Savastano”: un soldato leale, fiero, con una sua umanità. Senza dimenticare la natura di killer spietato...
R. Un briciolo di umanità è presente in Malamore. Vive in simbiosi con Don Pietro, tanto da stabilire con lui un rapporto d’amore. Come se fosse un padre. Un affetto inattaccabile. Cui non rinuncerà mai, nemmeno nell’ultima puntata...
D. Perché? Cosa succede nell’ultima puntata?
R. Che volete da me? Guardatela! (ride, ndr).
D. Cosa c’è di Fabio De Caro in Malamore?
R. La lealtà. Che applico a ogni aspetto della mia vita, soprattutto nei confronti delle persone che per me contano.
D. Lo faccia per i nostri lettori. Ci regali piccole anticipazioni. Ma tra Patrizia e Don Pietro...?
R. Tra loro c’è “intesa”... (ride, ndr).
D. E poi?
R. Ormai è chiaro che è partita una guerra tutti contro tutti. Gli equilibri sono deteriorati. Anche tra Genny e il padre si percepisce una distanza incolmabile. Lo definirei uno scontro generazionale.
D. Il furbo Ciro Di Marzio invece?
R. Deve capire come riescono ad arrivare, così puntuali, le informazioni al vecchio leader dei Savastano.
D. Malamore?
R. Come anticipavo, resterà sempre vicino al suo capo. Sarà coinvolto in parecchi “casini” anche per difendere Patrizia.
D. Mentre Don Pietro?
R. Torna in campo. Più agguerrito che mai contro i suoi nemici. In attesa di...
D. Gomorra 3?
R. Sì, è ufficiale, lo confermo. Le riprese sono previste tra ottobre e novembre 2016 con una probabile messa in onda nel 2017.


Twitter @_MagliaNera_

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