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BALLOTTAGGIO 8 Giugno Giu 2016 1759 08 giugno 2016

Milano, perché Parisi piace a periferie e M5s

Gira per i mercati. Dove il Pd ha fallito. Ascolta le sciure. Fa i selfie con i grillini. Il candidato di centrodestra ci crede. E per i suoi «può essere il nuovo Pisapia».

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Da sinistra Matteo Salvini, Mariastella Gelmini, Stefano Parisi e Ignazio La Russa.

Stefano Parisi, candidato del centrodestra a Milano, non molla di un centimetro.
E a nemmeno tre giorni dalla fine del primo turno che lo ha visto distante da Giuseppe Sala per soli 5 mila voti è ritornato a girare per il capoluogo lombardo come una trottola in vista del ballottaggio del 19 giugno 2016.
Parisi non dice mai di no a nessuno.
Risponde sempre al telefono, parla con tutte le sciure che gli si fanno incontro ai mercati, frequenta le trasmissioni televisive, anche quelle locali dove spesso Sala non si fa vedere lasciando le sedie vuote.
E soprattutto continua a battare mercati e periferie milanesi, dove la sinistra è uscita sconfitta, perdendo cinque municipi dei nove che aveva conquistato nel 2011 con Giuliano Pisapia.
TRA CORVETTO E GIAMBELLINO. In due giorni ha frequentato i mercati di piazzale Corvetto, del Giambellino e di piazzale Martini, tutte zone semi-periferiche di Milano, tra case popolari, campi nomadi e un disagio che non si avverte in centro, unico avamposto dove Sala ha staccato gli avversari di quasi cinque punti.
Parisi è attento: in periferia non viene con la ruspa di Matteo Salvini.
Anzi, al Municipio 4 - territorio del segretario cittadino del Partito democratico Pietro Bussolati, dove il centrodestra ha vinto per una manciata di voti - la Lega Nord ha la faccia di Paolo Guido Bassi, detto anche 'Il Conte' in via Bellerio, cravatta di ordinanza, occhiali e toni molto più moderati del Capitano.
I VOTI DI FORZA ITALIA CI SONO. I voti al Carroccio da queste parti sono arrivati. Come anche a Forza Italia che, seppur con facce da Prima Repubblica, da l'ex attaccante del Milan Daniele Massaro a Pino Babbini, vecchio autista di Umberto Bossi o a quello che è stato il volto televisivo di Mediaset Terry Schiavo, smuove giovani e anziani intorno all'ex amministratore delegato di Chili Tv.

I sostenitori cinque stelle fanno foto con lui: «Mandiamo a casa Renzi»

Stefano Parisi si è presentato alle urne per il primo turno milanese del 5 giugno 2016 in bici da corsa.

In Corvetto è capitato un fatto curioso.
Alcuni sostenitori del Movimento 5 stelle hanno avvicinato Parisi e gli hanno chiesto un selfie.
«Mandiamo a casa Renzi», gli hanno detto, forti dei 50 mila voti conquistati con Gianluca Corrado domenica 5 giugno.
«Ormai iniziano a vederlo spesso in televisione e gli chiedono di fare una foto con lui», racconta Cinzia Messori, la portavoce del candidato di centrodestra, che segue come un'ombra l'uomo catapultato nel mondo politico da appena tre mesi.
«Abbiamo creato tutto all'ultimo, ma lui non si ferma un secondo».
IL VENTO STA CAMBIANDO? Nel capoluogo lombardo c'è la percezione che qualcosa stia cambiando in vista di un ballottaggio dove Sala parte favorito e dove comunque potrebbe pesare la disaffezione che il centrodestra ha nei confronti del secondo turno.
Basti pensare al caso di Alessandro Cattaneo, il Golden boy di Pavia, che perse nel 2014 partendo da un vantaggio non indifferente al primo turno.
«Ma la situazione è molto diversa», spiega Matteo Forte, giovane di 32 anni che ha conquistato quasi 2.300 preferenze con la lista Milano Popolare in appoggio di Parisi.
«C'è voglia di cambiamento, Parisi potrebbe essere il Pisapia di cinque anni fa».
UNA STORIA SOCIALISTA. Sì, Parisi è un oggetto al momento ancora misterioso per la politica italiana.
Ma chi lo conosce bene sa che è uno che è nato nella politica, corrente lombardiana del Partito socialista di Bettino Craxi.
E i socialisti a Milano contano ancora molto negli strati economico-politici della città.

Sala? Per Parisi «è un tipo un po' strano con tanti ripensamenti»

Stefano Parisi e Beppe Sala.

Il ''candidato romano'' apre a tutti.
Al Movimento 5 stelle soprattutto.
«Bisogna avere rispetto per loro, esprimono un nuovo metodo di lavoro e di rapporto con i cittadini».
Sala dice che Renzi è un ganassa per prendere le distanze da lui?
«Porca miseria. Renzi è giovane, ha un po' un linguaggio così, sopra le righe, ma spesso i politici ce l'hanno, non succede solo a Renzi», ha detto Parisi accusando l'avversario di centrosinsitra di essere «un tipo un po' strano».
E ha aggiunto: «Ha spesso ripensamenti. Ha lavorato con la Moratti poi si è scordato della Moratti, l'altro giorno era abbracciato a Renzi e adesso non è più con Renzi. Certo, è un tipo un po' strano. Queste cose dovrebbero essere più lineari».
PERIFERIE DOLENTI. Di fatto a 10 giorni dal voto che deciderà chi sarà il prossimo primo cittadino di Milano stanno emergendo in città tutte le problematiche che la giunta di centrosinistra si è lasciata indietro in questi anni.
Le periferie sono un tasto dolente per l'amministrazione Pisapia. Anche in zona 9 - la Bovisa per intenderci, quella degli anarchici del Ponte della Ghisolfa - ha vinto il centrodestra, rompendo una tradizione che andava avanti da decenni.
Del resto c'è chi fa notare in queste ultime ore come nel 2014 la giunta arancione avesse affidato alla penna dei salotti meneghini Lina Sotis una consulenza per affrontare il tema delle periferie.
D'altra parte basta guardare le preferenze che hanno avuto gli assessori in carica al primo turno per capire che qualcosa non ha funzionato in questi cinque anni.
«PARTITI? IL VOTO È SU DI ME». Il Pd continua a insistere sul fatto che votare Parisi significa riportare a Palazzo Marino i Salvini, i Lupi e una Milano del 2010.
«Il voto sarà su di me, non sui partiti», risponde l'oggetto misterioso Parisi. E alla sciura che gli chiede di risolvere i problemi che ci sono in periferia risponde serafico. «Rimetteremo a posto Milano». Vedremo.


Twitter @ARoldering

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