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STATI UNITI 8 Giugno Giu 2016 1132 08 giugno 2016

Usa, come Obama aiuterà Clinton a vincere con Trump

Hillary ha la nomination. Sanders non molla. Per unire il partito serve Obama. Che deve parlare di economia più che attaccare The Donald. La strategia dem.

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Hillary Clinton e Barack Obama.

Non è questione di ''se'', ma di ''quando'': il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è pronto a dichiarare apertamente il suo sostegno alla candidata democratica Hillary Clinton e fare campagna elettorale per lei.
Questo il messaggio che i team dei due leader hanno voluto far passare, con un duplice obiettivo: mettere pressione al socialista Bernie Sanders per farlo ritirare dalla corsa per la nomination dem e soprattutto mostrare un partito unito contro Donald Trump, l'avversario repubblicano nella corsa alla Casa bianca.
Ancora prima delle ultime e importanti vittorie dell'ultimo Super Tuesday di martedì 7 giugno 2016, Clinton aveva già superato la soglia dei 2.383 delegati necessari per essere la candidata dell'Asinello.
BERNIE NON DEMORDE. Eppure Sanders ha continuato a sostenere la stramba e inusuale teoria che non si possa dichiarare il vincitore delle Primarie fino alla Convention di Philadelphia (25-28 luglio), perché solo in quella occasione è previsto il voto dei super delegati, cioè quelli non eletti nei singoli Stati con le Primarie, ma direttamente nominati dall'establishment del partito e che possono scegliere di votare chi vogliono.
Finora però 571 dei 719 superdelegati hanno espresso il loro sostegno a Hillary e solo 48 a Sanders. Un'argomentazione molto debole quella del senatore del Vermont, perché in sostanza chiede ai super delegati di ribaltare il voto di milioni di elettori democratici.
PARTITO SPACCATO. Probabilmente Sanders sta solo cercando un modo per salvare la faccia, ma la sua posizione oltranzista ha trasmesso l'immagine di un Partito democratico spaccato: ciò indebolisce l'establishment e rischia di sfavorire i singoli candidati nei seggi per il Congresso, in cui i dem puntano a riconquistare la maggioranza.
Inoltre il forte attivismo dei sostenitori di Sanders - quasi tutti giovani, liberal e indipendenti - ha messo in discussione l'idea che Clinton possa attrarre i loro voti: solo il 50-70% sarebbe disposto a votare per lei.
Non a caso, nel suo discorso di martedì 8 giugno, Trump si è appellato direttamente a loro: «Vi daremo il benvenuto a braccia aperte».

Per battere Trump servono i democratici uniti sotto l'ala obamiana

Donald Trump.

Obama è stato molto attento a non sbilanciarsi durante le Primarie, per non inimicarsi la parte più liberal del partito.
Ma poi si è congratulato con Hillary per essere diventata la prima donna candidata alla presidenza: «La sua storica campagna ha ispirato milioni di persone e rappresenta un'estensione della lotta per le famiglie e i bambini della classe media che ha combattuto per tutta la vita».
Il presidente ha avuto grandi parole di elogio anche per Sanders «per aver motivato milioni di americani con il suo impegno su problemi come la sfida alla diseguaglianza economica e l'influenza degli interessi particolari sulla nostra politica».
RISCHIO INDEBOLIMENTO. Ha inoltre accettato la richiesta del senatore di incontrarlo personalmente. Obama ha il duro compito di far capire a Sanders che non riconoscere la vittoria di Clinton significa indebolire tutto il campo democratico e farlo apparire troppo simile a quel Partito repubblicano così diviso dalla nomination di Trump e dal suo populismo.
Il magnate newyorchese può essere contrastato solo da un partito unito sotto l'ala obamiana e con un'unica voce, quella di Clinton.
Per la rivoluzione populista di Sanders non c'è spazio, perché l'establishment lo ha sconfitto.
L'ECONOMIA AL CENTRO. In verità, gli attacchi di Obama a Trump, senza mai nominarlo esplicitamente, sono iniziati già da metà maggio.
Ma adesso, forte anche della sua popolarità che supera il 50%, in aumento di sei punti da gennaio, e del basso tasso di disoccupazione (4,6%), il presidente non vede l'ora di scendere in campo e avrà un ruolo chiave nel contrastare la narrativa del candidato repubblicano basata in larga parte sulle preoccupazioni economiche e lavorative degli americani e sul declino nazionale.
Tuttavia, per evitare di perdere consensi, Obama non dovrà attaccare Trump, bensì definire messaggi positivi sul futuro economico degli Stati Uniti. Il discorso del primo giugno tenuto a Elkhart, Indiana, ne è un perfetto esempio.

  • Il discorso di Obama sui progressi economici dell'America.

Se Barack ha il 50% di popolarità, Hillary vincerà con il 50,1%

Hillary Clinton in California.

I politologi indicano una forte correlazione storica tra la popolarità di un presidente uscente e il risultato del candidato del suo partito: uno studio dell'University of Virginia dice che se Obama è al 50% di popolarità allora Clinton vincerà con il 50,1%.
In queste settimane gli staff stanno definendo i dettagli della strategia, ma il coinvolgimento di Obama appare già chiaro: potrà aiutare Clinton a conquistare gli elettori indipendenti, soprattutto le donne che vivono nelle periferie del Midwest, in particolare in Michigan, Minnesota e Wisconsin, tre Stati in cui Obama ha battuto il candidato repubblicano Mitt Romney nel 2012.
BRECCIA SUI LAVORATORI BIANCHI. In posti come il Michigan, in cui il tema del lavoro è fortissimo, il protezionismo di Trump ha fatto breccia soprattutto tra i lavoratori bianchi: il cuore della sua retorica è promettere loro di tornare ad avere ciò che sentono di aver perso, dopo anni in cui si sono sentiti ignorati dalle politiche del governo.
Un elettorato decisivo per l'ex segretario di Stato è quello composto dagli afroamericani: nelle Primarie democratiche l'hanno votata in maniera massiccia in tutti gli Stati.
APPELLO AGLI AFROAMERICANI. Inoltre all'86% di essi non piace Trump. Ma ciò potrebbe non bastare, perché la difficoltà è portarli alle urne. Anche in questo caso un appello di Obama, che soprattutto tra i giovani afroamericani ha percentuali di popolarità molto alte, sarà decisivo in Stati come la Florida, la Virginia, la Pennsylvania e l'Ohio, lo swing State per eccellenza. Ovviamente, sono tutti e quattro feudi in cui Obama ha vinto nel 2012.
Infine, diciamo la verità: Obama e Clinton sono allineati perché hanno interessi in comune. Per mantenere forte la sua eredità politica e proteggere le riforme, Obama ha bisogno di Clinton.
Per conquistare il voto dei giovani delle minoranze e far crescere l'affluenza a novembre 2016, Clinton ha bisogno di Obama.


Twitter @gditom

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