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PROGETTO 9 Giugno Giu 2016 0800 09 giugno 2016

Crimea, il ponte di Putin realizza il sogno degli zar

Putin riprova dove hanno fallito tutti. Creare un collegamento fra Kerch e Russia. Corsie stradali e ferroviarie pronte per il 2018. Sullo sfondo le ruggini con Kiev.

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Un progetto del ponte della Crimea.

Il progetto più concreto parte da lontano, ai tempi della Seconda guerra mondiale, quando Ucraina e Russia facevano parte dell’Unione sovietica ed era in corso quella che ancora oggi a Mosca è chiamata la Grande guerra patriottica.
I tedeschi dell’Organizzazione Todt, agli ordini di Albert Speer, l’architetto di Adolf Hitler e ministro degli armamenti e della produzione bellica, costruirono il primo ponte provvisorio sullo stretto di Kerch, unendo la penisola della Crimea e con quella di Taman, in Russia.
Serviva come linea di rifornimento per le posizioni naziste nel Kuban, tra il Mare d’Azov e Mar Nero, e fu distrutto con la ritirata tedesca.
I PIANI TRA ZAR E URSS. Dopo la liberazione della Crimea, i sovietici ne tirarono su un altro, che però andò subito a gambe all’aria.
Vari piani ai tempi dell’Urss, come era già successo per i primi da parte degli zar, fermati con l’arrivo della Rivoluzione d’ottobre e della Prima guerra mondiale, rimasero nel cassetto.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indipendenza di Kiev da Mosca, insieme con la disastrosa situazione economica nelle vecchie repubbliche comuniste, lasciarono nel dimenticatoio l’idea di unire la Crimea (diventata Ucraina nel 1954 per gentile concessione di Nikita Krushchov) con la Russia.
IL CASO DI TUZLA. La questione è però tornata alla ribalta per la prima volta in questo secolo nel 2003, quando è scoppiato il caso dell’isola di Tuzla, in mezzo allo stretto di Kerch e contesa tra i due Paesi.
I russi avevano cominciato a costruire una diga sul loro lato e gli ucraini a sabotarla dall'altro, e sono dovuti poi arrivare i due presidenti di allora, Vladimir Putin e Leonid Kuchma, a mettersi d’accordo personalmente prima che ci si sparasse addosso.
La crisi, arrivata in un momento in cui la rivoluzione arancione e il duello geopolitico tra Mosca e Kiev erano ancora lontani, è stata solo l’antipasto per quello che sarebbe accaduto in seguito.
I confini mal definiti dopo la fine dell’Urss e il caos su Tuzla dovevano infatti essere seppelliti con la costruzione di un nuovo ponte con il presidente arancione Victor Yushchenko e la premier Yulia Tymoshenko.

Quei buoni propositi traditi sul “Ponte dell’amicizia”

Vladimir Putin.

Poi è stata la volta di Victor Yanukovich a rilanciare quello che avrebbe douto chiamarsi “Ponte dell’amicizia” e rinsaldare i rapporti tra Ucraina e Russia.
Ma né filoccidentali né filorussi hanno concretizzato i buoni propositi.
La rivoluzione del 2014 a Kiev e l’annessione della Crimea da parte della Russia hanno così mutato le carte in tavola e ora è la volta di Mosca che, da sola, è passata all’opera.
APERTURA NEL 2018. Il ponte sullo stretto di Kerch, quattro corsie stradali e due ferroviarie per una ventina di chilometri, in costruzione dal 2015 e con apertura prevista nel 2018, è destinato quindi a unire la Russia con la Russia.
Al Cremlino il ponte serve ovviamente per agganciare e tranquillizzare la Crimea, adesso non proprio isolata, ma comunque mal servita, considerando il lato ucraino inaccessibile.
E anche per sfatare un po’ la teoria, cara agli ucraini, che i separatisti filorussi del Donbass avrebbero intenzione prima o poi di sfondare le linee meridionali sul Mar Nero per unire i territori occupati proprio con la penisola annessa da Mosca.
PAURA DEL CONFLITTO. Dall’inverno del 2014 i timori, veri e presunti a Kiev, sono quelli di un allargamento del conflitto dalle regioni orientali a quelle meridionali, da Mariupol a Odessa.
Il presidente Poroshenko ha ribadito che l’esercito ucraino è pronto a respingere qualsiasi offensiva dei ribelli verso Sud.
La realtà è comunque che dalle repubbliche indipendentiste di Lugansk e Donetsk è molto improbabile che parta un attacco per raggiungere la Crimea.
Il conflitto continuerà a rimanere congelato entro i confini attuali perché Mosca non ha altri interessi. L’implementazione degli accordi di Minsk, che al di là dei focolai sempre accesi sulla linea del fronte vede come nodo principale quello delle elezioni locali da tenersi nel Donbass, è in stallo per colpe da dividersi tra tutti gli attori in gioco e la Russia sta in sostanza alla finestra.
Dal Cremlino Putin vede il suo ponte che avanza e per ora basta così.

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