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MAMBO 9 Giugno Giu 2016 1015 09 giugno 2016

Il lanciafiamme Renzi lo diriga su Boschi & co

Invece di incolpare sempre la minoranza Pd, il premier guardi ai suoi e faccia il leader.

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Matteo Renzi.

Matteo Renzi, dicono le cronache, minaccia di entrare nel Pd col lanciafiamme per stroncare ciò che non va, ma soprattutto l’opposizione.
L’immagine è truculenta e non va presa sul serio. Andiamo alla sostanza.
La sostanza in un partito democratico, come i dem sono, è che maggioranza e opposizione si contrastano.
Accade in tutti i Paesi a democrazia compiuta. La maggioranza governa e critica la minoranza che non condivide le sue decisioni e si oppone a quello che fa.
LA MINORANZA DEVE POTER FARE OPPOSIZIONE. Sarebbe bello, ma utopico, se ciò avvenisse fuori da retro-pensieri, ma solo sul merito. Ma in politica i retro-pensieri sono la sostanza, la polpa. Quindi può capitare che la maggioranza consideri una propria decisione fondamentale per sé e la minoranza abbia in testa che una certa battaglia coinvolga la propria identità.
Quel che diventa rischioso è quando la maggioranza critica la minoranza perché fa, bene o male, la minoranza.
Personalmente credo che la minoranza possa essere criticata solo da un’altra minoranza che contesti il suo modo di essere e ne proponga un altro, mentre se l'attacco arriva dalla maggioranza, questa rivela una tentazione insopportabile all'egemonia.
Altra cosa è la lealtà. È evidente che una minoranza che mette in crisi il governo del proprio leader è fuori dal partito. Si può persino discutere se una minoranza composta da deputati che hanno approvato la legge istituzionale possa dar vita, con questi stessi deputati, a un comitato che si batte per far cadere la legge.
Tuttavia resta la regola aurea, ossia che la minoranza, finché si esprime democraticamente, può far tutto. E la maggioranza può lamentarsene, ma non può cambiare minoranza.
Dal punto di vista propagandistico questo tipo di battaglia è un film già visto. Tutti quelli che hanno comandato hanno accusato quelli che non erano d’accordo.
Renzi non lo sa, figuriamoci Lotti, Carbone e Boschi, ma il vecchio Stalin sosteneva che mano a mano che ci si avvicinava al socialismo aumentavano i nemici del socialismo. Teorie di un pazzo che ha fatto scuola anche in Occidente e soprattutto a Rignano.
IL PREMIER IMPARI A TRATTARE. Il segretario Pd se vuole avere lo statuto di leader deve trattare la minoranza con più rispetto e anche con più severità. Deve chiedere proposte. Da par loro, le minoranze devono smettere di gingillarsi chiedendosi se il premier sia o no peggio di Berlusconi, sia o no una aspirante dittatore. Queste sono cretinate da vecchi rincitrulliti.
Renzi è il prodotto di una stagione politica in cui, per assenza di ricambio, questo ha preso le sembianze di Renzi.
È come la vicenda dei ballottaggi. Avete voglia a inveire contro i Cinque stelle e le destre ma resta il fatto che questi hanno la Raggi e la Appendino e la destra aveva la Meloni a Roma e ha la Borgonzoni a Bologna.
Un tempo queste operazioni erano di sinistra. Ora in quest'area vediamo dignitosi dignitari maschi.
Per tornare al tema, io non contesto a Renzi di addossare la colpa alle sue minoranze. Temo che sia una strategia stupida, Tutti sanno, da che mondo è mondo, che se un leader non funziona non è colpa di chi si oppone ma del leader stesso e del suo entourage.
Il segretario Pd vuole usare il lanciafiamme? Non mi piace l’immagine, sono un ex comunista non violento, ma diriga il bocchettone verso la sua casamatta, una bruciatura a Lotti, Orfini, Boschi, Carbone, Serracchiani, Guerini, per non parlare dei trombettieri su carta stampata, non farebbe male.

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