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CONFLITTI 9 Giugno Giu 2016 2136 09 giugno 2016

Libia, le milizie sfondano a Sirte: Isis in ritirata

Dopo un'offensiva di tre settimane, le forze leali al governo di unità nazionale sono a un passo da conquistare l'ultima roccaforte di Daesh nel Paese. Si temono ripercussioni terroristiche in Occidente.

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Un miliziano libico combatte alle porte di Sirte, la roccaforte dell'Isis sulla costa nordafricana.

La liberazione di Sirte, la roccaforte dell'Isis in Libia, è iniziata. Le forze fedeli al governo di unità nazionale di Sarraj hanno sfondato le difese dello Stato islamico con mezzi corazzati e diversi carri armati, mentre nelle stesse ore cadeva anche la regione di Harawa, 70 km più a Est.
I tagliagole del Califfo barricati in città hanno opposto una strenua resistenza nascosti nel loro quartier generale, ma sembrano prossimi alla sconfitta.
Secondo l'Ap, alcuni seguaci di al Baghdadi si sono addirittura rasati la barba per passare inosservati e sfuggire ai miliziani di Misurata, una delle fazioni più coinvolte nell'offensiva.
Gli scontri si sono susseguiti violenti per tutta la giornata di giovedì.
ACCERCHIATA DA TRE LATI. Con un'avanzata a tenaglia, Sirte è stata accerchiata su tre assi grazie a truppe di terra, aiutate dall'aviazione e dalla Marina.
L'offensiva navale e terrestre è stata affiancata da una serie di bombardamenti aerei che hanno centrato il quartier generale dell'Isis, mentre in serata le forza navali hanno annunciato di avere il «pieno controllo della zona costiera», e che i jihadisti «non potranno fuggire via mare».
«LIBERA A GIORNI». In tarda mattinata, il portavoce dell'operazione per la liberazione della città, il generale Mohamed al Ghasri, aveva promesso che Sirte «sarà liberata a giorni», sottolineando che le «milizie si stanno scontrando violentemente con i terroristi», mentre «i cecchini di Daesh sparano dai tetti».
In serata, l'ingresso nel centro della città da parte delle forze fedeli al governo di unità nazionale per l'assalto finale. Resta incerto a questo punto il numero delle vittime, ma già si teme un bagno di sangue. Secondo alcune fonti, il bilancio sarebbe già di circa 100 morti e 490 feriti solo tra le file governative.
APPELLO DI SARRAJ ALL'OCCIDENTE. Intanto il governo di Sarraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, ha lanciato un appello alla comunità internazionale a «fornire urgentemente assistenza medica necessaria alle forze che stanno combattendo l'Isis» nelle varie regioni della Libia, tra cui Sirte.
In una nota, il Consiglio presidenziale del governo di intesa nazionale ha nuovamente sottolineato il pericolo rappresentato dalla formazione terrorista, non solo per il Paese del Nord Africa, ma per il mondo intero.

Isis in difficoltà, si teme colpo di coda

Se in Libia l'Isis rischia di scomparire, o almeno di non avere più un appoggio territoriale, anche in Siria non se la passa bene. Le forze ostili ai jihadisti hanno quasi chiuso l'assedio attorno alla città di Manbij, minacciando la 'capitale' dello Stato islamico, Raqqa.
Ma più si stringe la morsa intorno al Califfato, più sale il rischio terrorismo.
ATTENTATI COME DIMOSTRAZIONE DI FORZA. In una dinamica già vista con Parigi e Bruxelles (solo per citare gli esempi occidentali), i miliziani potrebbero ora cercare un colpo di coda in casa del nemico per ottenere visibilità internazionale e per dimostrare che è ancora vivo.
A metà maggio, il think tank Usa Rand Corporation aveva lanciato un allarme affermando che i vertici dell'Isis starebbero approntando un 'Piano B' per tornare a colpire lontano dai territori dello Stato islamico.
DUE ATTENTATI A BAGHDAD. In questo contesto, un duplice sanguinoso attentato suicida, rivendicato proprio dall'Isis, ha seminato oggi il terrore a Baghdad e dintorni, dimostrando come il gruppo fedele al 'Califfo' Abu Bakr al Baghdadi possa colpire con facilità dietro le linee nemiche.
In Iraq le forze governative faticano da giorni a proseguire l'offensiva contro Falluja, l'ultima roccaforte jihadista nella regione di al Anbar, a Ovest della capitale.
Eppure l'organizzazione di Baghdadi ha finora subito le peggiori sconfitte proprio in Mesopotamia, dove è nata e dove nel giugno del 2014 ha compiuto una fulminea avanzata fino a Mosul, sua roccaforte nel Nord.
DAESH PERDE TERRENO OVUNQUE. Da allora, le strategie delle varie coalizioni 'anti-Isis' sono riuscite a contenerne l'avanzata e, in certi casi, a farlo retrocedere.
In Iraq, i jihadisti hanno perduto importanti città come Tikrit, Ramadi e Sinjar. Lo scorso aprile, il segretario di Stato americano John Kerry aveva detto che l'Isis ha perso in Iraq il 40% dei territori che aveva conquistato. E il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti nei giorni scorsi ha affermato che l'Isis controlla ora solo il 15% dei territori siriano e iracheno, rispetto al 30% del 2014.
Dopo un'offensiva verso il nord di Aleppo, in Siria, i jihadisti si sono ritirati anche da Kaljibrin, tra Marea e Azaz a ridosso del confine turco.
Resta ora da capire quale sarà la risposta del 'Califfo', visto che per lui, secondo la maggior parte degli analisti, la resa è fuori questione.

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