Cassazione 160502150502
GIUSTIZIA 9 Giugno Giu 2016 1346 09 giugno 2016

Licenziamenti, Cassazione: «Per gli statali vale l'articolo 18»

Sentenza della Corte. Nel pubblico impiego non si applica la legge Fornero, che li equiparava ai dipendenti privati.

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Niente legge Fornero per i licenziamenti dei dipendenti pubblici.
La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11868 della sezione Lavoro, ha stabilito che il licenziamento degli statali rimane disciplinato dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La Corte ha deciso in tal senso «all'esito di un'approfondita e condivisa riflessione».
LE MODIFICHE DELLA FORNERO. Nel 2012 l'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, era intervenuta sulla disciplina dei licenziamenti con alcune modifiche, sia nelle procedure che precedono l'interruzione del rapporto di lavoro, sia nella giustificazione del licenziamento stesso. La legge, nelle intenzioni del ministro, avrebbe potuto equiparare sotto questo profilo i dipendenti privati e quelli pubblici. Ma la Cassazione si è espressa in senso contrario.
PERCHÉ UN TRATTAMENTO DIVERSO. Anche l'attuale ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha sempre tenuto a precisare come l’articolo 18 per gli statali non fosse mai stato cambiato, né dalla legge Fornero, né dal successivo Jobs act. Le garanzie restano intatte, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Un trattamento diverso rispetto ai lavoratori privati, sostiene il ministero, perché la natura del datore di lavoro è diversa. Il governo, per evitare che la giurisprudenza dia interpretazioni differenti, vorrebbe intervenire con una norma che chiarisca l’esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole.
LA VICENDA SU CUI SI È PRONUNCIATA LA CORTE. La sentenza della Cassazione, nel merito, ha accolto un ricorso del ministero delle Infrastrutture contro un funzionario, licenziato perché svolgeva un doppio lavoro. La Corte d'Appello di Roma gli aveva riconosciuto sei mesi di indennità risarcitoria, come prevede la legge Fornero nel caso di licenziamenti «egittimi, ma con violazione delle procedure di contestazione disciplinare. Il ministero, nel ricorso in Cassazione, si era opposto al risarcimento. Il caso adesso è destinato a tornare alla Corte d’Appello della Capitale.

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