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SICUREZZA 9 Giugno Giu 2016 1430 09 giugno 2016

Vigili di quartiere, a Milano sono 368

Sala e Parisi polemizzano sul loro numero. Ecco cosa fanno e quanto guadagnano. E perché negli ultimi mesi sono diventati meno visibili.

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Stefano Parisi e Beppe Sala.

Quando Beppe Sala, in diretta nel corso dell'ultimo confronto su SkyTg24 prima del ballottaggio, ha chiesto al suo avversario Stefano Parisi se conoscesse il numero dei vigili di quartiere in servizio a Milano, il candidato di centrodestra, che della sicurezza ha fatto un cavallo di battaglia, ha dribblato la questione.
«Com'erano organizzati una volta non ci sono più», ha detto Parisi, «non dal punto di vista contabile ma di presidio, con sempre le stesse persone. Non ci sono più».
«Quindi non lo sa», ha ribattuto Sala. E la domanda, nel merito, è rimasta priva di una risposta.
Quanti sono quindi i vigili di quartiere a Milano? E di cosa si occupano esattamente? Lettera43.it è in grado di rispondere a entrambe le domande, grazie alle informazioni fornite direttamente dal Gabinetto del sindaco uscente, Giuliano Pisapia.
I VIGILI DI QUARTIERE A MILANO SONO 368. La prima notizia è che i vigili di quartiere, nel capoluogo lombardo, esistono.
In tutto sono 368, dislocati in nove comandi, uno per ciascuna zona in cui è suddiviso il territorio comunale con i suoi 84 quartieri. Fanno due turni, dalle 7.00 alle 13.45 e dalle 13.15 alle 20.00. Nel mese di aprile gli operativi, in servizio per le strade, sono stati 332, perché alcuni sono stati dirottati sul Salone del Mobile e una ventina sono andati in pensione. Gli ufficiali sono 10, compreso il coordinatore generale. In rapporto alla popolazione, quindi, a Milano c'è un vigile di quartiere ogni 3.866 abitanti. Per fare un confronto, Bolzano ne ha in tutto 25 (uno ogni 4.252 abitanti), Bergamo 30 (uno ogni 3.974 abitanti) Ferrara 45 (uno ogni 2.964 abitanti).
PRESIDIANO MERCATI E INCROCI. I compiti principali dei vigili di quartiere, a Milano, consistono nel presidio dei mercati scoperti e di alcuni incroci particolarmente problematici per la viabilità. A coppie, inoltre, seguono un determinato percorso all'interno del quartiere, deciso dal comando di zona.
Strade attraversate con frequenza dagli anziani, per esempio, oppure luoghi in cui i cittadini segnalano delle anomalie, come atti di vandalismo e danneggiamento degli arredi urbani.
Nel momento in cui il vigile individua un'irregolarità, deve segnalarla al Comune. Ha in dotazione uno smartphone, con cui può comunicare direttamente con l'ufficio responsabile. Il tempo che trascorre dalla segnalazione alla risoluzione del problema, naturalmente, non dipende dal vigile, ma dalla maggiore o minore velocità di risposta dell'intera macchina amministrativa.
RECUPERANO LE BICI ABBANDONATE. Un altro servizio svolto è il recupero delle biciclette abbandonate.
L'Azienda milanese servizi ambientali (Amsa) ha creato un'app, PULIamo, che con la sezione Biciclami consente ai cittadini di segnalare le biciclette che si presumono abbandonate.
I vigili di quartiere fanno da certificatori: vanno sul posto e applicano un adesivo sulla bicicletta.
Se entro 30 giorni nessuno ne reclama la proprietà, la bici viene portata via dall'Amsa che prevede a rottamarla.

Sono a tutti gli effetti agenti della polizia locale

Due vigili urbani a Milano.

Queste funzioni specifiche non devono far dimenticare che il vigile di quartiere è anche, a tuti gli effetti, un agente della polizia locale.
Quindi, se assiste a un incidente stradale oppure a uno scippo, ha la facoltà e il dovere di intervenire.
I vigili sono anche punti di riferimento per la comunità in un senso più ampio.
Se il portinaio di uno stabile non vede un anziano che abita da solo per qualche tempo, ad esempio, può rivolgersi al vigile di quartiere, che provvede a verificare che non gli sia capitato nulla di spiacevole.
GUADAGNANO CIRCA 1.000 EURO AL MESE. Lo stipendio base è analogo a quello degli altri dipendenti del Comune, circa 1.000 euro al mese.
I vigili, però, hanno anche una serie di indennità. Fra queste, l'indennità di pistola. Di cosa si tratta? Il vigile, indipendentemente dall'orario in cui entra in servizio, deve farlo in divisa e munito di arma. Ciò significa che, prima di andare sul posto di lavoro, cioè in una determinata strada di Milano, deve passare al comando per indossare l'equipaggiamento e prendere la pistola.
Succede quindi che la sua giornata lavorativa inizi ben prima di timbrare il cartellino, ed è questa la ragione per cui il contratto prevede un'indennità.
NUOVO CONTRATTO NEL 2016. Nei primi mesi del 2016 i vigili di quartiere di Milano hanno sottoscritto un nuovo contratto collettivo. Quello precedentemente in vigore, infatti, era stato giudicato non idoneo dalla Corte dei Conti. Per i magistrati contabili, la parte variabile della retribuzione non solo era troppo alta, ma veniva data a tutti, indipendentemente dal merito.
Oggi invece, spiegano dal Comune, il contratto in vigore - approvato dopo qualche tensione sia dalle sigle sindacali, sia dalla Corte dei Conti - prevede che la parte variabile della retribuzione sia effettivamente premiante: «Viene erogata solo a quei vigili che passano più tempo in strada, o che danno la propria disponibilità a prestare servizio nei giorni festivi».
IL NODO DEGLI AMMINISTRATIVI. Tutto liscio quindi, nessun problema? Non proprio.
Dal Gabinetto del sindaco fanno sapere che, per migliorare il servizio, si potrebbe intervenire sui vigili attualmente impegnati come amministrativi, in modo da liberare risorse aggiuntive per presidiare le strade: «Il lavoro svolto in ufficio dai vigili di quartiere è insostituibile, ad esempio per la gestione delle pratiche connesse alle multe. L'amministrazione Pisapia, tuttavia, ha cominciato ad assegnare questa mansione a personale di tipo diverso, impiegatizio, per avere più vigili da schierare sul territorio».
Una direzione su cui il candidato Beppe Sala vorrebbe proseguire, qualora venisse eletto.
QUELLA CIRCOLARE CHE CAMBIA LA PERCEZIONE. Se i vigili di quartiere ci sono, come mai allora a Milano, soprattutto nell'elettorato di centrodestra, è diffusa l'impressione che il territorio non sia più vigilato come una volta? Sono diventati invisibili? In un certo senso è davvero così.
Una circolare del ministero degli Interni, diramata dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre, ha infatti imposto ai vigili di quartiere di abbandonare la bicicletta, l'unico mezzo di trasporto inizialmente previsto per i loro spostamenti. Oggi, per ragioni di sicurezza, devono muoversi in auto. Inoltre, quelli in servizio nei pressi dei monumenti e degli edifici pubblici non devono più indossare la livrea, ma il giubbotto antiproiettile.
Il fatto che i vigili di quartiere si vedano di meno, però, non vuol dire che non ci siano più. Piuttosto, è vero che la circolare del Viminale li ha resi difficilmente distinguibili nell'ambiente urbano.
E il rapporto diretto con i cittadini, la possibilità di intercettarli rapidamente per comunicare, ne ha inevitabilmente risentito.

Twitter @davidegangale

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