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SCENARIO 10 Giugno Giu 2016 1332 10 giugno 2016

Ballottaggi, il M5s di Milano spaccato su Parisi

Sibilia attacca Sala. Caos 5 stelle. Talebani furiosi. Corrado e i suoi verso destra.

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Gianluca Corrado, candidato sindaco M5s a Milano.

Apparentamento, inciucio, accordo restano parole tabù. Ma è innegabile che al ballottaggio più di un grillino o simpatizzante grillino milanese voterà Stefano Parisi.
Lo ha ammesso fuori dai denti Gianluca Corrado in una recente intervista al Corriere: «È chiaro che molti di quelli che tifano per noi stanno maturando la convinzione che la cosa più importante è danneggiare Renzi».
Ufficialmente anche l'esponente grillino ha sposato la linea di non dare indicazioni agli elettori, i cui voti «non appartengono a nessuno», come va ripetendo da giorni.
SE LA PRIORITÀ È SCONFIGGERE RENZI. In realtà, però, la posizione percepita da molti attivisti è tutt'altra. E sta tutta in quel #Derenzianizzatevi piazzato in calce a un suo post molto commentato su Facebook.
«La verità», dice a Lettera43.it chi conosce il movimento della città come le sue tasche, «è che a Milano ormai ci sono due M5s».
La sensazione di questa spaccatura si respirava già in campagna elettorale: Corrado il 'normalizzatore', che alle riconferme preferisce i recall e che considera la complicata filosofia partecipativa dei grillini «democrazia diretta da scantinato», si trova alla guida di un Movimento locale in cui i cosiddetti talebani e ortodossi rappresentano la maggioranza.
LA CORDATA SOTTERRANEA. E ora, stando a quanto pervenuto a L43, con i suoi fedelissimi, tra cui Simone Sollazzo - terzo in lista protagonista di un successo personale notevole (330 preferenze), e per alcuni «inspiegabile» se rapportato alle 235 dell'ex candidato sindaco Franz Forcolini - spingerebbe per l'appoggio a Parisi.
Di tutt'altro avviso, come prevedibile, sono la capolista Patrizia Bedori e Bruno Misculin, ex delegato di lista alle Regionali 2013. Ma anche un altro esponente di peso come Claudio Morgigno.
I loro appelli lanciati sui social sono chiari e invitano tutti al rispetto dell'ideologia M5s: non cedere al mantra del meno peggio, nessun apparentamento, nessuna indicazione di voto. Meglio l'annullamento della scheda.

L'intervista di Sibilia pro Parisi è benzina sul fuoco

Carlo Sibilia.

Per questo l'intervista a Radio popolare di Claudio Sibilia, che nulla c'entra con Milano ma è comunque membro del direttorio, ha non solo fatto arrabbiare, per usare un eufemismo, buona parte dei grillini milanesi, compresi i portavoce alla Regione tra cui, si mormora, pure Stefano Buffagni, ma ha gettato gli attivisti nella confusione più totale.
«SALA? NON CONVINCE». «Il progetto di Sala non convince», ha detto Sibilia. E, ancora: «Se votassi a Milano mi ricorderei delle incoerenze del Pd».
Un chiaro sostegno a Parisi dai vertici del Movimento.
Gli stessi però che, attraverso Luigi Di Maio, avevano proclamato sul Blog la linea ufficiale: «Il Movimento 5 Stelle non dà alcuna indicazione per i ballottaggi del 19 giugno in cui non è presente con le sue liste. Non facciamo inciuci né accordi preelettorali. Sala o Parisi, De Magistris o Lettieri, Merola o Borgonzoni e così via: per noi pari sono».
CORTOCIRCUITO O STRATEGIA? L'ennesimo cortocircuito? O una strategia studiata?
«Il motivo delle dichiarazioni di Sibilia», si ragiona dalle parti del M5s, «non è stato capito fino in fondo. Ma ha fatto andare su tutte le furie molti attivisti ed eletti milanesi. Si sa: lui non agisce autonomamente. Tutte le interviste e le comparsate sono studiate. Sicuramente l'ordine viene dall'alto».
L'ipotesi è che la comunicazione ufficiale avvenga sui mezzi 'certificati' del Movimento, mentre il 'lavoro sporco' sia veicolato attraverso canali più locali. Da esponenti sì di spicco, ma non milanesi. Per evitare forse di spaccare un Movimento uscito dalle urne con le ossa rotte.
Parole quelle di Sibilia che però non dovrebbero aver stupito Corrado che già in campagna elettorale non nascondeva il suo apprezzamento (ricambiato) per Parisi.
L'ENDORSEMENT VELATO DI APRILE. «Sala proprio non mi convince. Per la sua reticenza sui conti Expo e perché sfugge al confronto. E poi perché il Pd, anche a Milano, è ormai il problema numero uno. Un partito che è diventato il rifugio di tutti i lobbisti, di tutti i poteri forti che ci sono in circolazione», dichiarava il 9 aprile al Corriere.
Aggiungendo che al ballottaggio «in astratto» avrebbe scelto proprio il candidato del centrodestra. «Ma se non arrivassimo noi al ballottaggio», aggiustava subito dopo il tiro, «daremo indicazione per l’astensione e io stesso non andrò a votare. Perché il Movimento non è né di destra né di sinistra». Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma.
Ad Affari Italiani rincarava la dose. Il candidato favorito? «Senza ombra di dubbio Stefano Parisi. Sugli altri basta trovare qualche magagna ed è fatta». E, ancora: «Parisi lo vedo più forte per una serie di ragioni: come manager non gli si possono muovere critiche. È persona più simpatica e con più dialettica. Più accogliente».
Non solo: mentre oggi Corrado si aspetta una propensione 5 stelle per Parisi, due mesi fa le sue previsioni erano ben diverse: «Credo che (i nostri elettori) si dividerebbero equamente tra il candidato della sinistra e quello della destra. A naso direi 50% di astensione, 25% per Parisi, e 25% per Sala».

Il redde rationem sotto la Madonnina

Il M5s milanese dunque è spaccato. Ma non solo sull'appoggio a Parisi in chiave anti-Renzi.
Anche l'ammissione della sostanziale sconfitta genera malumori.
Se è vero che rispetto alle Amministrative 2011 i voti sono cresciuti, l'obiettivo da raggiungere era almeno il 15%. Bedori, secondo alcune letture, fece un passo di lato anche perché la sua candidatura scelta dalla Base ma non apprezzata dalla Casaleggio, avrebbe fermato il risultato al 12%.
Corrado non è riuscito a fare di meglio.
UNA DÉBÂCLE DA ANALIZZARE. A fare discutere è anche l'analisi del risultato. Misculin ha lanciato una riflessione sui motivi del tonfo. Lo stesso Vito Ceravolo, candidato, ha parlato espressamente di «débâcle».
E inevitabilmente sono cominciati a volare gli stracci.
VOLANO GLI STRACCI. Francesco Papa, attivista vicino ad Antonio Laterza candidato sindaco poi scomparso dalle liste, che aveva chiesto l'annullamento delle Comunarie ora attacca Misculin, epressione del gruppo di potere che scelse Corrado come sostituto di Bedori.
«Comincia dimettendoti dalla segreteria milanese e facendo dimettere tutta la tua squadra», ha scritto su Facebook. «Cosi eliminiamo la prima causa della sconfitta».
I nodi stanno venendo al pettine.
«Ed è solo l'antipasto di quello che vedremo in Consiglio», preconizza qualcuno. «Ne vedremo delle belle».

Twitter: @franzic76

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