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VISTI DA VICINISSIMO 10 Giugno Giu 2016 0800 10 giugno 2016

Calenda-Renzi, perché il rapporto è già ai ferri corti

Il premier già pentito di Calenda allo Sviluppo: ha fatto fuori il suo uomo Cozzoli, s'impunta su Ice e Invitalia, mette il becco pure in Sace. Palazzo Chigi brontola.

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Carlo Calenda con Matteo Renzi ai tempi in cui il premier era sindaco di Firenze.

Dai fischi della Confcommercio a quelli di Carlo Calenda.
Il neo ministro dello Sviluppo economico non ha fatto neppure in tempo a insediarsi negli uffici del Mise che per un paio di anni sono stati occupati dalla dimissionaria Federica Guidi, travolta dallo scandalo Petrolgate, che già è entrato in rotta di collisione con l’irascibile inquilino di Palazzo Chigi.
Il che ha del paradossale, visto che Matteo Renzi per portare l’ex attendente di campo di Montezemolo al Mise ha dovuto rimangiarsi quanto sostenuto qualche tempo prima, quando aveva spiegato all’Italia intera, alle cancellerie europee e alla potente burocrazia di Bruxelles, che l’unico rappresentante italiano presso l'Ue non poteva che essere Calenda, che pure non è un diplomatico.
NON STA SULL'ATTENTI. Così, dopo averlo riportato a Roma e sostituito con una feluca, l'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari - doppia contraddizione di se stesso -, Renzi ha dovuto subito constatare che Calenda non è uomo che batte i tacchi e si mette sull’attenti.
Per esempio, nell’ambito del riordino del Mise, un’ora dopo il giuramento al Quirinale ha fatto fuori il capo di gabinetto, Vito Cozzoli, che pure godeva delle simpatie di Renzi e Luca Lotti.
LITE SU SCANNAVINI. Poi il ministro si è impuntato sulla nomina del successore di Riccardo Monti al vertice dell’Ice.
Come ha già scritto Lettera43.it, Palazzo Chigi all’agenzia per la promozione dell’Italia all’estero voleva Marco Simoni, consigliere economico di Renzi e amico stretto di Marco Carrai e Lotti.
Mentre Calenda è andato su Michele Scannavini, manager del lusso con - guarda caso - un passato in Ferrari e un presente in Tod’s Group.
SPUNTA UN MATTARELLA... Non contento, Calenda ha puntato la prua su Invitalia, dove Domenico Arcuri è in attesa di riconferma: però un dirigente interno dal cognome impegnativo, Bernando Mattarella - parente del presidente della Repubblica -, scalpita per prenderne il posto.
Memore di aver già avuto scontri con Calenda quando questi era viceministro, Arcuri - aiutato anche dalle pubbliche relazioni della moglie, la giornalista di La7 Myrta Merlino - ha lavorato intensamente con Palazzo Chigi (Lotti, soprattutto) per avere la riconferma, dopo aver visto che altre poltrone più prestigiose gli erano precluse.
In particolare ha dedicato gran parte del suo tempo alla questione Bagnoli, cui il premier teneva anche in vista delle elezioni a Napoli.
ARCURI ORMAI SPACCIATO. Ora, sarà che Luigi De Magistris ha spento ogni speranza, sarà che Calenda si è mostrato risoluto, ma a quanto si dice Arcuri sarebbe spacciato.
Non si capisce, però, se a favore di Mattarella o di qualcuno che arrivi dall’esterno. Magari per poi rimescolare le carte con l’Ice e farne un’unica agenzia o due con compiti diversi da quelli attuali. Ma sempre con Scannavini mattatore.

L'ex sherpa ha messo il becco anche sulla Sace

Alessandro Castellano, amministratore delegato di Sace.

Già che c’è, Calenda ha messo il becco anche su una partita che finora era stato oggetto di ping-pong solo tra ministero dell’Economia e Palazzo Chigi, via Cassa depositi e prestiti: la Sace.
Dove si dà per scontata la sostituzione del presidente Giovanni Castellaneta con quella di Beniamino Quintieri, che ha il merito, agli occhi sia di Renzi sia di Calenda, di aver fatto uno studio in cui si calcolano le ricadute, in termini economici e occupazionali, delle eventuali Olimpiadi a Roma del 2024, unico appiglio cui è ancora attaccata la residua ed esile possibilità di Roberto Giachetti di battere Virginia Raggi nella corsa al Campidoglio.
IN BALLO IL RUOLO DI AD. Ma alla Sace c’è il tema anche dell’amministratore delegato: Alessandro Castellano è con un piede e mezzo fuori, per una convergenza di idee tra Mef e Cdp, che vedrebbero bene una fusione tra Sace e Simest, con alla testa l’amministratore delegato di quest’ultima, Andrea Novelli, piazzato a Natale da Cassa (da cui proviene) al posto di Massimo D’Aiuto.
Fermo restando che alla Cassa Claudio Costamagna e Fabio Gallia litigano dalla mattina alla sera e che Renzi è incerto, perché ha alcuni amici toscani che gli parlano bene di Castellano (legami via moglie del manager), ma lui è deluso per la mancata nascita della banca dell’export (una delle tante promesse non realizzate).
CALENDA GIÀ ETICHETTATO... Insomma, un puzzle di difficile soluzione, su cui ora è deciso a dire la sua Calenda.
Che a Palazzo Chigi chiamano ormai senza pudore - specie nelle stanze attigue a quella del sottosegretario Claudio De Vincenti - il “rompiballe”.

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