«Faccia il nonno»
IPSE DIXIT 10 Giugno Giu 2016 1759 10 giugno 2016

M5s, Lombardi regina delle gaffe

Da nonno Napo fino alla lettera in carta intestata della Camera per la scuola del figlio. Le figuracce stellari.

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L'ex capogruppo alla Camera del Movimento 5 stelle Roberta Lombardi non si fece problemi a criticare la possibilità di rinnovare il mandato al Quirinale per Giorgio Napolitano: «Da quello che ho visto del presidente, dagli incontri che abbiamo avuto, penso che lui abbia bisogno e diritto a godersi la sua vecchiaia, a fare il nonno».

Preoccuparsi della sicurezza e del decoro degli edifici scolastici frequentate dai figli è naturale, ovvio, scontato.
Lo è meno, però, inviare al municipio dove si trova l'edificio una lettera in cui si chiedono interventi nell'istituto - dall'impianto di riscaldamento al sistema d'allarme, fino alla denuncia di atti di vandalismo - in carta intestata della Camera.
LA LETTERA IN CARTA INTESTATA. Roberta Lombardi, la cittadina anti-Casta nonché faraona del M5s capitolino ci è ricascata. Ha inviato la missiva al III municipio di Roma interessandosi delle condizioni dell'edificio scolastico frequentato non solo dal figlio ma pure dalla figlia di Marcello De Vito, suo fedelissimo ed ex candidato sindaco 'fatto fuori' dalla cordata Taverna-Di Battista in favore di Virginia Raggi.
Uno scivolone da «Lei non sa chi sono io» che però non stupisce visto il passato gaffeur della pentastellata.
Che comunque resta una delle fedelissime dello staff, tanto da far parte del Comitato d'appello con la funzione di regolamentare le espulsioni e del mini-direttorio di Virginia Raggi.
QUANDO IL METODO GRILLO FACEVA «SCHIFO». E dire che Vanity Fair riesumò una sua vecchia dichiarazione lasciata su un forum nel 2009: «Il Movimento nasce monco. Ho capito che a me di Grillo piace il programma, ma il metodo con cui si sta muovendo mi fa decisamente schifo».
Evidentemente ha cambiato idea. E Grillo ha chiuso, per lei, un paio d'occhi.

Dal fascismo gentile al pic-nic a Montecitorio

Roberta Lombardi, capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera.

In principio la pentastellata se ne uscì sul suo blog con un post in cui difendeva le posizioni di CasaPound e l'apertura nei confronti dei fascisti del terzo millennio da parte di Beppe Grillo.
«Da quello che conosco di Casapound», recitava il post di fine 2013, «del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede Casapound non è il fascismo ma una parte del fascismo. E quindi solo in parte riconducibile a esso».
ECOLOGISTA MILITANTE. Dopo aver esaltato il 'fascismo buono', era poi scivolata nel mantra grillino: «Non sono i fascisti o i comunisti che ci hanno impoverito, tolto i diritti, precarizzato l’esistenza, reso un incubo il pensiero del futuro».
Una volta insediata si distinse per il suo ecologismo militante rifiutandosi di usare i bicchieri di plastica portati dai colleghi perchè inquinanti e abbeverandosi alla fontana di Montecitorio. «Da domani mi porterò i bicchieri da pic-nic».
A marzo dello stesso anno nel suo mirino erano finiti i sindacati: «Se parliamo dei sindacati chiedendone l'abolizione, ti tacciano di voler tornare indietro alla rivoluzione industriale».

I commenti contro Bersani e il nonno Napolitano

Vito Crimi e Roberta Lombardi del M5s.

Memorabili poi i commenti alla prima consultazione in streaming con Pier Luigi Bersani: «Non dirò sì a Bersani neanche se si butta ai miei piedi e mi implora di dargli un lavoro», quando si dice il fairplay.
E, ancora: «Ascoltandola mi è sembrato di essere di fronte a una puntata di Ballarò, dato che sono ormai 20 anni che sentiamo sempre le stesse cose».
SIAMO LE PARTI SOCIALI. Per poi dichiarare: «Non sono un politico. Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo le parti sociali».
La confusione del principiante.
Come quando in diretta sul canale web La cosa annunciò che la sala di Montecitorio assegnata al M5S sarebbe stata dedicata ad «Angelo Siani». No, non Giancarlo, disse proprio Angelo.
O quando postò sul suo profilo Facebook la foto dei banchi vuoti del Pd e Pdl nonostante l'argomento da trattare: la Cassa depositi e prestiti.
Peccato che non solo l'Aula fosse vuota perché pausa pranzo, ma che la discussione dsulla Cdp si sarebbe tenuta nel pomeriggio in commissione speciale e quindi non nell'emiciclo.
STREAMING ALTERNI. Di una cosa però le va dato atto: forse per prima ha interpretato correttamente l'uso della diretta in Rete. «Ci sono momenti conviviali o momenti in cui si fa la linea politica che non possono essere trasmessi in streaming», ammise sicura.
Non a caso, tre anni dopo staff e direttorio hanno ignorato la richiesta di streaming richiesta da Federico Pizzarotti.
SCIVOLONE SULLA CARTA. Una delle figuracce lombardiane che però ha fatto più discutere è stato quando candidamente diede del nonno a Giorgio Napolitano che si accingeva ad accettare il suo secondo mandato.
Poi cercò di rimediare, ma con esiti catastrofici: «Non ho detto che Napolitano deve andare a fare il nonno, era stato lui a dire che vista l'età ora voleva godersi i nipotini».
Poi in un crescendo: «Che un presidente della Repubblica debba avere una certa età anagrafica non c'è scritto da nessuna parte...».
Veramente da qualche parte è scritto: nella stessa Costituzione che il M5s e Lombardi stanno difendendo.
IL FURTO DI SCONTRINI. Lombardi rimase anche vittima degli scontrini da rendicontare. Nell'aprile 2013 scrisse affranta su Facebook: «Ieri sera mi hanno rubato il portafoglio dalla borsa. Ho perso tutte le ricevute delle spese sostenute finora. Poca roba, circa 250 in un mese. Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli».
LOL...COME UN DIPENDENTE QUALSIASI. Per fortuna il popolo della Rete le venne incontro. E lei puntuale rispose: «Grazie per tutti i gentili consigli (LOL). Sono stata distratta e quindi, giustamente, mi toccherà rinunciare ai miei rimborsi spese, come qualsiasi altro dipendente».
Più recentemente si è espressa su uno dei nodi della campagna elettorale romana: le olimpiadi.
«I romani sanno che le Olimpiadi sono una mangiatoia per i partiti, punto. Non sono un'occasione splendida di rilancio per questa città. Per ripartire Roma ha bisogno della cura dell'ordinario, i cittadini devono poter vivere in una città sicura, con un bilancio in ordine, lavori pubblici fatti, devono poter andare in giro su strade sicure, in una città politica, senza che le scuole cadano in testa ai loro figli».
Sull'ultimo punto abbiamo visto che la deputata si è data da fare.
GIOCHI OLIMPICI? UNA MANGIATOIA. MA DI MAIO...Mentre sui giochi olimpici forse ha dimenticato quando, lo scorso dicembre, Luigi Di Maio, rassicurava sulla manifestazione: «Sosterremo la candidatura di Roma alle Olimpiadi solo se vinceremo noi le elezioni nella Capitale, altrimenti lasceremmo quegli appalti nelle mani degli stessi coinvolti in mafia capitale. In tal caso, preferiremmo restituire i servizi essenziali di cui la città ha bisogno».
Smentito poco dopo dalla stessa Raggi.
In quel caso, niente mangiatoia?

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