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DATI 13 Giugno Giu 2016 1800 13 giugno 2016

Armi, così la Nra si è comprata il Congresso Usa

Dal '98 a deputati e senatori 3 milioni. Nel 2016 il 99% dei soldi ai candidati Gop. E 23 mila dollari contro Hillary. Come la lobby delle pistole influenza la politica.

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Hillary Clinton durante un comizio in Kentucky.

Hillary Clinton dice che non si deve «cadere nella trappola della lobby delle armi».
Che di fronte ai 50 cadaveri e ai 53 feriti di Orlando, non si può credere alle tesi di Donald Trump per il quale per evitare le stragi bisogna armare i «buoni ragazzi» americani.
Missione ardua, quella della candidata democratica alla Casa Bianca, perché dietro alle parole dell'uno e dell'altro e all'ennesima carneficina, si muove una lobby potente che grazie a consenso popolare, laute donazioni e pressing sui candidati repubblicani è riuscita a dicembre 2015 a bloccare il divieto di vendita di armi a soggetti inseriti nelle liste dei sospetti terroristi proprio come il killer della Florida.
AI PARLAMENTARI QUASI 3 MILIONI. Il denaro elargito dalla National rifle association (Nra), lobby a favore delle armi da 5 milioni di iscritti, scorre copioso verso i membri del Congresso. E scommette spesso sui cavalli vincenti o li rende tali.
Considerando solo gli attuali deputati e senatori, dal 1998 a oggi hanno ottenuto quasi 3 milioni di dollari.
Secondo i dati elaborati dal Washington Post 20 senatori su 100, quindi uno su cinque, hanno accettato le donazioni dei lobbisti Nra negli ultimi 18 anni di campagne elettorali.
Ma alla Camera la percentuale è più alta: 187 su 435, il 41%.
INVESTIMENTO ANTI-CLINTON. Senza contare le spese di comunicazione per convincere il pubblico, le donazioni individuali dei membri dell'associazione. E le campagne contro i candidati scomodi, Clinton in testa. Per contrastare l'eventualità di una sua ascesa alla presidenza, nei primi quattro mesi del 2016 la Nra ha speso più di 23 mila dollari, circa 6 mila dollari al mese.

Le cifre del Pac della National rifle association: raccolta e spesa anno per anno a partire dal 1990. (Center for responsive politics).

Fondi a pioggia dalla Nra a 42 Stati su 50: soprattutto a candidati Gop

Il Campidoglio è la sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti.

L'influenza del denaro della Nra si estende in tutto il Paese: sono solo otto su 50 gli Stati in cui la lobby dei fucili d'assalto, delle armerie e del secondo emendamento, non ha offerto fondi agli attuali membri del Congresso.
Negli altri 42 Stati, invece, ha riversato finanziamenti a pioggia, soprattutto su decine e decine di candidati del Gop e qualche sparuto membro dei democratici.
Dal 1998 nella Florida dove i cittadini si sono messi in fila per donare il sangue ai feriti del massacro del Pulse Night Club, la Nra ha finanziato nove dei 17 rappresentanti repubblicani per un totale di 144.350 dollari.
RECORD DI FONDI IN TEXAS. Lo speaker della Camera Paul Ryan ha ottenuto 36.800 dollari sui 60 mila che la National rifle association ha investito sui politici del Wisconsis.
Come se non bastasse la lobby degli armamenti punta più soldi dove più alto può essere il rendimento: come in Ohio, notoriamente uno swinging state, dove ha donato 270.245 dollari per 13 repubblicani aspiranti membri di Capitol Hill.
Il record di fondi va però al Texas: 23 politici sostenuti - 22 repubblicani e un democratico - per un totale di 427.800 dollari.
LA 'RITORSIONE' SU STRICKLAND. I rappresentanti dell'Asinello sono pochi, ma ci sono: dei 99.700 dollari investiti sui politici della Georgia per esempio 40.650 sono andati al democratico Sanford Bishop.
La Nra stila un rating per ogni politico in base alla sua posizione rispetto alle richieste dell'associazione.
Per chi cambia orientamento, poi, la vendetta viene servita con la stessa moneta sonante.
È il caso di Ted Strickland, favorito per la corsa al Senato in Ohio e una volta convinto sostenitore della lobby degli armamenti al punto di ricevere un bel rating A.
Sotto il nuovo corso democratico, il senatore ha iniziato a vacillare e a dicembre 2015 ha cambiato posizione appoggiando le proposte di Obama.
Risultato: da gennaio ad aprile 2016 la Nra ha investito 392.598 dollari per fargli perdere il seggio. I tradimenti non si perdonano.

Nei primi 4 mesi del 2016 i comitati della Nra hanno raccolto 14 milioni

Veglia in memoria delle vittime della strage di Orlando.

Per la sola campagna del 2016, stando alle elaborazioni del Center for responsive politics basate sui dati della commissione elettorale federale aggiornati al 21 aprile, il Pac (Political action committee, un comitato di raccolta fondi) della Nra ha già raccolto più di 14 milioni di dollari.
E ne ha già spesi 2,6. Di questi 398.400 dollari sono andati direttamente ai candidati, l'1% democratici e il 99% repubblicani.
Nel dettaglio il Pac della Nra ha speso solo 3.500 dollari per finanziare la campagna di deputati democratici contro gli oltre 316 mila destinati ai membri conservatori della House of Representatives.
Nessun finanziamento poi è andato ai senatori dem contro i 78 mila per i repubblicani.
PER ANNUNCI WEB 269 MILA DOLLARI. Oltre alle donazioni dirette poi ci sono quelle indirizzate ai comitati (145 mila dollari) ai partiti nazionali (75 mila dollari), ai candidati per i parlamenti statali (28.900 dollari).
Per non parlare della campagne sui media. Nei primi quattro mesi del 2016 il Pac della Nra ha speso 269 mila dollari per annunci sul web, un ammontare paragonabile alle spese sostenute per le donazioni ai candidati federali.
E soprattutto 10 volte superiore alla spesa per campagne di broadcasting su tivù e radio: 20.400 dollari.
Scorrendo la lista dei contributi poi emerge che al Comitato nazionale repubblicano sono andati 45 mila dollari, ma oltre 27 mila dollari sono stati destinati all'istituto di azione legislativa della Nra: l'ente che studia le proposte di legge e fa pressing sul Congresso.

La posta in gioco è l'orientamento della Corte suprema

Donald Trump durante un comizio a Dallas.

Le prese di posizione di Barack Obama per il controllo delle armi hanno sicuramente avuto un effetto sul calo progressivo dei fondi al Partito democratico.
Il Congresso, dove come si è visto l'influenza della Nra sui repubblicani è solidissima, già nel 2013 ha bloccato la legge che aumentava i controlli e vietava l'uso delle armi ai malati psichici.
Obama a gennaio 2016 ha usato i poteri presidenziali, ma senza il sostengo di Capitol Hill ha potuto solo imporre limiti più rigidi alla vendita di armi online e alle fiere.
Il presidente peraltro ha anche rifiutato di ottenere fondi dai lobbisti registrati al Congresso.
E il divieto - piuttosto simbolico visto che non cambia le regole sulle donazioni private e da parte delle aziende - fino al 2016 era stato esteso anche al Comitato nazionale democratico.
CAVALLO DI BATTAGLIA DI HILLARY. Hillary Clinton è tornata alla prassi abituale, insistendo sulla trasparenza del registro delle lobby.
Ma sulle armi ha abbracciato completamente la linea dura di Obama. E la posta in gioco è alta perché il prossimo presidente è destinato a nominare almeno tre giudici della Corte suprema e quindi a orientare l'ente che dirime le cause sul rispetto del secondo emendamento (il diritto di possedere armi, ndr).
Clinton ne ha fatto una battaglia cruciale delle Primarie, lanciando iniziative elettorali accanto alle madri di ragazzini uccisi dalla follia o dai poliziotti bianchi, condividendo il dolore di quelle famiglie e di quelle donne.
E attaccando il competitor Bernie Sanders per aver votato cinque volte, tra il 1991 e il 1993, contro il Brady Handgun Violence Prevention Act, che imponeva un periodo di attesa più esteso (cinque giorni) per effettuare i controlli sugli acquirenti.
Sulla Clinton è emerso invece un solo neo: 2.700 dollari donati a una cena di raccolta di fondi da parte dell'ex lobbista della Nra Jeff Forbes e altrettanti da parte della sua collega Elizabeth Greer, ancora presente nel registro dei lobbisti.
PARIGI? «SERVIVANO PIÙ ARMI». Sul fronte opposto, Donald Trump non era il candidato perfetto per la Nra.
In un libro pubblicato nel 2000 sosteneva la necessità di nuove regole per la vendita delle armi d'assalto.
Ma l'entrata in politica gli ha fatto cambiare idea.
Le stragi americane? Le pistole non c'entrano, c'entra la malattia mentale. Vietare le armi ai sospetti terroristi? Le leggi le abbiamo già.
Le stragi di San Bernardino e Parigi? Si potevano evitare, se solo ci fossero stati meno controlli sulle armi e i buoni avessero potuto difendersi.
Di dichiarazione in dichiarazione, è diventato un megafono delle tesi della National rifle association. E il maggior accusatore della Clinton, definita «un'ipocrita protetta da misure di sicurezza» e il «candidato più contrario alle armi di sempre». Il 20 maggio Trump si è assicurato la benedizione ufficiale dell'associazione pro armi. E con tutta probabilità, anche le sue generose donazioni. Sempre che ne abbia bisogno.


Twitter @GioFaggionato

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