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RETROSCENA 13 Giugno Giu 2016 1831 13 giugno 2016

Forza Italia, ora il futuro è nelle mani di Gianni Letta

L'operazione a Berlusconi è riuscita. Ma ora sarà Letta a gestire il partito. Ballottaggi, referendum, governo di unità nazionale: le strategie del mediatore.

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Silvio Berlusconi e Gianni Letta.

È tornato a mostrarsi in pubblico Gianni Letta, 81 anni, storico braccio destro di Silvio Berlusconi, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, impegnato tra l'Ospedale San Raffaele e le segrete stanza della politica di Forza Italia.
L'ex Cavaliere, operato al cuore martedì 14 giugno 2016, ha affidato a questo «dono all'Italia» (citazione proprio di Berlusconi) le chiavi del partito e quelle dei rapporti istituzionali, la parte più delicata, che riguarda le alleanze, ma pure i delicati fili che uniscono il Cav con la presidenza del Consiglio e con la presidenza della Repubblica, sia con Sergio Mattarella sia con l'ex capo di Stato Giorgio Napolitano.
TRA BALLOTTAGGI E REFERENDUM. È una materia fin troppo importante, destinata a diventare esplosiva dopo i ballottaggi e in vista del referendum sulle riforme istituzionali di ottobre.
In ballo potrebbe esserci la sopravvivenza del governo di Matteo Renzi e soprattutto un inizio della campagna elettorale per le Politiche del 2018.
Per chi ''bazzica'' da anni gli azzurri la nomina di Letta non è una novità: «Non è di sicuro un ritorno, c'è sempre stato», spiega un berlusconiano di peso, anche perché l'ex direttore de Il Tempo è l'anima moderata di Silvio, il tessitore, il regista che si muove nell'ombra, il vero 'dottor Letta', nel senso di Mr Wolf, il risolvitore di problemi di Quentin Tarantino nel film Pulp fiction.
IN MEZZO FRA LE SEDI DI PD E ALA... D'altra parte basti pensare a dove è collocato il suo ufficio a Roma: in via Sant'Andrea delle Fratte, tra la sede del Partito democratico al Nazareno e gli uffici di Ala, il piccolo ma fondamentale (per il governo) gruppo parlamentare di Denis Verdini.

È lui l'ago della bilancia nel campo dei moderati

Da sinistra Matteo Salvini, Mariastella Gelmini, Stefano Parisi e Ignazio La Russa.

Letta è ago della bilancia.
Ha un filo diretto con tutti, ha un buon rapporto con tutti, dal suo ufficio passano amministratori delegati, politici, uomini di sistema: a inizio giugno a fargli visita è stato l'ex numeo uno di Eni Paolo Scaroni.
In agenda c'è da affrontare il day after dei ballottaggi, con tutta probabilità con un Berlusconi ancora convalescente per l'operazione.
HA SCELTO PARISI E MARCHINI. Il dottor Letta è stato tra gli artefici delle candidadure di Stefano Parisi a Milano e Alfio Marchini a Roma.
È lui, anima democristiana, profonde entrature Oltretevere in Vaticano, ad aver consigliato al leader di Forza Italia di puntare su uomini moderati, che tenessero unito il centrodestra.
La sua scelta è stata determinante soprattutto nella Capitale, dove forse per primo aveva capito che le possibilità di vittoria erano troppo risicate.
LAVORO DI GRANDE MEDIAZIONE. Letta cuce, ricuce, poi decide. E ci sarà da capire in caso di vittoria contro Giuseppe Sala quanto conterà Parisi dentro Forza Italia, ma più di lui gli astri nascenti nel firmamento azzurro come Mariastella Gelmini, Giovanni Toti o Mara Carfagna.
A Letta tocca mediare, sedare gli animi, cogliere gli aspetti politici salienti.
L'UOMO DEL PATTO DEL NAZARENO. D'altra parte è stato lui uno dei protagonisti del patto del Nazareno con Renzi nel 2014.
Vanta un ottimo rapporto con Luca Lotti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con cui a volte si intrattiene al Circolo Aniene a Roma.
Di sicuro Gianni sarà fondamentale nei prossimi mesi anche sul fronte politico del referendum sulle riforme costituzionali di ottobre.
Al momento l'ex Cavaliere è fisso sul votare ''no'', ma nelle ultime settimane ha proposto, in caso di sconfitta del ''sì'', un governo di unità nazionale con il centrosinistra.

Sminata la possibilità di una crisi di governo post referendum?

Il fedelissimo di Berlusconi, Gianni Letta: lo zio del premier era presente all'incontro con Matteo Renzi nella sede del Pd.

La mossa è stata importante, si dice proprio dettata da Letta, perché da un lato ha sedato una fronda interna a Forza Italia che vede nelle riforme renziane un proseguio di quelle berlusconiane, dall'altra ha lanciato un messaggio agli alleati Lega Nord e Fratelli D'Italia, i più duri contro Renzi: del resto un governo di unità nazionale sminerebbe di fatto la portata del referendum che in caso di sconfitta porterebbe lo stesso presidente del Consiglio a rassegnare le dimissioni.
Non è un caso che in un incontro a Roma, all'Ara Pacis, Letta si sia fatto ritrarre con il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e nel ricordare un politico di razza come Antonio Maccanico abbia detto: «Parlare del futuro costituzionale dell’Italia è il modo migliore per ricordarlo».
Il quotidiano online Formiche, da sempre molto informato, ha commentato così: «Non proprio il discorso di un oppositore della riforma».
RAPPORTI CON ALFANO E LUPI. Letta lascia fare, lascia sfogare.
Tiene i rapporti con Angelino Alfano e Maurizio Lupi, gli esponenti del Nuovo centrodestra che hanno un piede con Renzi e uno con Berlusconi.
Letta ascolta, poi riferisce, quindi cerca di convincere Berlusconi. Lo fa pure con Salvini e Meloni, convinto che i due non potranno mai slegarsi dal Cav o portare Forza Italia su posizioni lepeniste.
Lunedì 13 giugno all'uscita dal San Raffaele ha spiegato che Berlusconi «segue ogni cosa, con la stessa attenzione con cui l'ha sempre fatto».
Ma soprattutto è il tappo dentro una Forza Italia che somiglia sempre più a un bottiglietta agitata di Coca Cola, con tutti in fermento in attesa di capire cosa sceglierà di fare dopo la convalescenza Berlusconi.
Dire addio alla politica o continuare? Primarie, un coordinatore unico, un direttorio?
TORNA MARINELLA BRAMBILLA? Decide tutto Letta, insieme con Fedele Confalonieri e la figlia Marina Berlusconi. Forse ritornerà la storica segretaria Marinella Brambilla, una che non ha mai avuto ambizioni politiche ma ha fatto sempre gli interessi dal Cav.
Le quotazioni del ''cerchio magico'', da Francesca Pascale a Maria Rosarsia Rossi, sono al ribasso. Letta osserva e decide. Lascia fare. Sa bene che da lui passa il futuro dell'Italia. E forse anche quello di Renzi.


Twitter @ARoldering

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