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APPELLO 15 Giugno Giu 2016 1902 15 giugno 2016

Giulio Regeni, i genitori all’Ue: «Basta commemorazioni, agite con l'Egitto»

A Bruxelles mamma e papà del giovane torturato e ucciso: «Il Paese non è amico dell'Italia né un posto sicuro. Ritirate gli ambasciatori».

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da Bruxelles


Sono entrati nell'aula del parlamento europeo per lanciare un appello: «Basta commemorazioni, ora servono azioni».
Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, lo studente friuliano scomparso in Egitto e lì torturato, ucciso e ritrovato morto il 3 febbraio 2016, vogliono giustizia e non si arrendono.
RICERCA DI COLLABORAZIONE. Sono arrivati fino a Bruxelles per chiedere aiuto a tutti gli Stati dell'Unione europea e proporre una serie di inziative e decisioni per spingere il governo egiziano a collaborare.
Queste le loro parole pronunciate davanti agli europarlamentari della sottocommissione per i Diritti dell'uomo.

La mamma: «Le 266 foto di Giulio sono l'enciclopedia della tortura»

Paola Regeni, madre di Giulio.

«Grazie a tutti, non è facile come mamma essere qui, siamo genitori erranti io e Claudio, siamo venuti nelle istituzioni per chiedere verità e giustizia per Giulio. Doveva esserci lui qui, nelle istituzioni, invece ci siamo noi, a cercare la verità e giustizia per quello che Giulio ha subito.
Prima l'onorevole Gomez ha detto di aver ha capito bene cosa succede in Egitto.
Noi abbiamo 266 fotografie di documentazione di cosa è successo a Giulio. E posso dire che abbiamo l'enciclopedia della tortura. Sono una mamma e non mi piace dire questo, ma abbiamo 225 pagine di relazione sull'autopsia.
Pochi giorni fa su un giornale online ho letto: ''Si presume sia stato torturato''. Si presume?!
Se servirà abbiamo le foto per testimoniarlo. Ma non vorremmo arrivare a questo, altrimenti vuol dire che la nostra società ha toccato il fondo.
I GOVERNI SAPEVANO. ''Ma dov'erano i governi?'', questo mi chiede la gente per strada, a Fiumicello, a Trieste, a Cambridge un po' meno.
Tutti chiedono: ma come, solo con Giulio è uscito tutto questo? Certo, si sapeva cosa succede in Egitto, ma questo disastro, queste 'preoccupazioni', questa la parola che qualcuno ha usato, forse i governi sapevano e dovevano avvisare la gente, gli studenti, le università, chi va in Egitto in viaggio. Invece salvo che non sia cambiato questa notte, l'Egitto è ancora un Paese sicuro.
È scomodo mio figlio eh, di Giulio non si parla.
Giulio aveva un forte pensiero critico e ora mettere in evidenza queste cose è difficile per me.
Giulio è morto, ucciso, torturato con quasi tutti i tipi di tortura che uno può subire in Egitto.
Giulio è andato in Egitto per fare ricerca, forse non era un caso isolato, e purtroppo, mi dispiace per tutti gli egiziani che ogni giorno subiscono quello che ha subito anche Giulio.

«Italia ed Egitto? Non so se gli amici uccidono il figlio degli amici»

«Poi c'è stato il grande despitaggio: cinque egiziani sono stati uccisi, sono stati trovati i documenti di Giulio, la sua carta credito, quella di studente di Cambridge.
Abbiamo capito col senno di poi che quello era non tanto un depistaggio, ma la verità che l'Egitto voleva offrirci. E siamo fortemente insoddisfatti
L'8 aprile c'è stato il ritiro dell'ambasciatore, da allora sentiamo un vuoto, che sentite anche voi penso, qualcuno di voi, l'onorevole Cozzolino, ha detto: ''Bisogna fare qualcosa, fare un salto, fare delle pressioni''.
Quindi sono l'Italia e l'Europa che devono fare delle scelte, perché questo è successo a Giulio ma potrebbe succedere a chiunque, non lo auguro, ma potrebbe succedere a chiunque.
L'EGITTO NON COLLABORA. Non c'è collaborazione da parte dell'Egitto, non collabora con la nostra procura, che ringrazio e che pensa a Giulio giorno e notte.
Ma se abbiamo solo i tabulati telefonici della banda dei 5 e non delle telefonate di Giulio, che sappiamo invece ci sono, non possiamo procedere.
L'Egitto non sta collaborando con l'Italia e con l'Europa, perché l'Italia è in Europa, quindi chiediamo forte pressione dell'Europa verso l'Egitto.
Per ora abbiamo solo carta straccia, solo testimonianza false, per questo non possiamo trovare la verità.
Infine un'ultima cosa: non ho capito se l'Italia è ancora amica dell'Egitto.
BASTA COMMEMORAZIONI. All'inizio della nostra vicenda erano amici, però non so se gli amici uccidono il figlio degli amici, anche perché era evidente che Giulio era un italiano, quando l'hanno preso, magari all'inizio avrà provato a parlare tutte le lingue pur di salvarsi, visto che parlava tutte le lingue, ma era chiaro che era italiano.
E la cosa peggiore per lui forse è stata quando ha capito che quella porta non si sarebbe chiusa, perché capiva l'egiziano, e forse sapeva cosa sarebbe successo, che gli avrebbero fatto molto male: 225 pagine e 266 foto lo testimoniano.
Allora oggi potrebbe iniziare una nuova fase: basta commemorazioni, servono azioni.
Infine mi rivolgo al governo egiziano: Giulio era venuto in Egitto per fare una ricerca, per studiare i vostri problemi economici, voleva aiutarvi.
Un bambino di quarta elementare mi ha chiesto: «Perché hanno ucciso Giulio che voleva aiutarli?» E questo ora chiedo io al governo egiziano: perché?
Grazie a tutti.

Le otto richieste di papà Claudio per arrivare alla verità

«Grazie per la vostra presenza e sensibilità.
Abbiamo la risoluzione del 10 marzo compilata dal parlamento europeo e i suoi punti parlano già chiaro della situazione in Egitto: chiedono sollecitazioni ai singoli Stati membri per affrontare la situazione in Egitto e dare segnali forti di pressione contro questo regime brutale.
Volevo richiamare l'attenzione sul fatto che dovrebbe essere valutato bene, come diceva l'onorevole Costello, che in questa fase il governo egiziano senta forte la presenza dell'Europa e di tutti gli stati Ue.
INCHIESTA TRASPARENTE. Serve collaborazione per una inchiesta trasparente e completa, come hanno chiesto le istituzioni di Cambridge.
Per questo noi vi chiediamo di:
1. Richiamare gli ambasciatori degli Stati membri.
2. Dichiarare l'Egitto un Paese non sicuro.
3. Sospendere gli accordi di riammissione.
4. Sospendere gli accordi interforza.
5. Sospendere gli accordi invio armi o apparati bellici o spionaggio o repressione interna.
6. Sospendere gli accordi economici e non attivarne nuovi.
7. Monitorare i processi contro attivisti, avvocati, medici, giornalisti.
8. Offrire tramite gli uffici delle ambasciate dei vari Stati Ue protezione e collaborazione, attraverso anche il rilascio agevolato dei visa, a chi può fornire notizie concrete alla nostra procura.


Twitter @antodem

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