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GOVERNO 15 Giugno Giu 2016 1932 15 giugno 2016

Legge di stabilità, ok della commissione alla riforma

Mef e Palazzo Chigi potranno tagliare i fondi ai ministeri che spendono più del previsto. Ora il testo va in Aula.

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Palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia potranno bloccare le spese dei ministeri che sforano i budget. Lo prevede un emendamento alla riforma della legge di stabilità approvato dalla commissione Bilancio della Camera. L'emendamento del relatore Francesco Boccia prevede che sia un decreto della presidenza del Consiglio a determinare la sospensione della misura. La commissione ha concluso il voto degli emendamenti e il testo è atteso in Aula martedì 21 giugno.
IL MEF MONITORA. La legge di riforma del Bilancio dello Stato (firmata da Boccia e da deputati di tutti i gruppi tranne M5s e Lega) supera il binomio legge di Stabilità/Bilancio dello Stato, sostituiti da un unico strumento: nella prima parte ci saranno le misure con effetti sulla finanza pubblica e nella seconda parte le Tabelle con le postazioni di Bilancio. E assegna al ministero dell'Economia il compito di monitorare la spesa degli altri dicasteri nel corso dell'anno. «Qualora siano in procinto di verificarsi degli scostamenti», recita l'emendamento del relatore, il Mef, «sentito il ministero competente, con proprio decreto, provvede per l'esercizio in corso alla riduzione degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del ministero competente».
PARERE DELLE COMMISSIONI BILANCIO ENTRO SETTE GIORNI. Qualora gli stanziamenti interni al ministero che ha sforato «non siano sufficienti alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio», si procede coinvolgendo Palazzo Chigi. Su proposta del Tesoro, «con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio dei ministri, si provvede mediante riduzione degli stanziamenti iscritti negli stati di previsione della spesa nel rispetto dei vincoli di spesa».
Il decreto sarà quindi trasmesso alle commissioni Bilancio di Senato e Camera per il parere «da rendere entro il termine di sette giorni».
ARRIVA IL BUDGET DI GENERE. Un'altra novità introdotta dalla riforma è il gender budgetting, il cosiddetto Bilancio di genere. Lo prevede un emendamento presentato da Susanna Cenni e approvato dalla commissione.
La modifica prevede che venga allegato al Def l'Indicatore di Benessere equo e solidale (ambiente, asili nido, trasporti).
Approvato anche un emendamento di Giulio Marcon (Sinistra italiana), che istituisce un comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile, presieduto dal ministro dell'Economia e di cui faranno parte il presidente dell'Istat, il governatore di Bankitalia e da due esperti provenienti dall'università o da enti di ricerca. Il comitato, anche sulla base delle esperienze degli altri Paesi, «provvede a selezionare e definire gli indicatori».
L'emendamento di Susanna Cenni invece, interviene sul bilancio di genere, una esperienza anch'essa diffusa all'estero seppur da un minor numero di anni e di Paesi. L'emendamento stabilisce quindi che il ministero dell'Economia invia ogni anno al parlamento una relazione dell'impatto delle politiche fiscale ed economiche sulle politiche di genere.

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