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MAMBO 16 Giugno Giu 2016 1040 16 giugno 2016

Basta sparare su D'Alema, ormai non sposta un voto

La guerra nel Pd è la fiera delle ipocrisie. Temo che finiranno fuori gioco tutti quanti.

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Matteo Renzi e Massimo D'Alema.

Chiudiamola qui questa storia di Massimo D’Alema che vuole votare Virginia Raggi e che organizzerà i comitati del 'No'. È stata la fiera delle ipocrisie.
Le metto in fila senza un ordine preciso.
D’Alema non ama Giachetti e l’ha detto più volte. È verosimile che possa non votarlo. Io lo voterò e nel mio piccolo lo farò votare, ma non mi sembra una grave colpa non farlo.
D’Alema dice peste e corna del premier. Lo sanno tutti. Del resto Renzi e i renziani dicono peste e corna di lui. Non capisco perché il segretario Pd può programmare la cacciata di D’Alema e D’Alema non può sognare la cacciata di Renzi. A brigante, brigante e mezzo.
D'ALEMA NON SPOSTA UN VOTO A ROMA. Goffredo De Marchis, ottimo collega di Repubblica, ha pubblicato notizie che gli erano arrivate da fonti che oggi confermano le battute di D’Alema declassandole a scherzi post-riunioni. Il cronista, quindi, non ha inventato niente. Del resto chiedere a un giornalista di dire qual è la fonte è la morte del giornalismo, se fosse stata questa la linea di condotta durante il Watergate, Nixon si sarebbe salvato.
Qui la faccenda è di uno spessore minore, molto minore. D’Alema, mi dispiace dirlo, non sposta molti voti a Roma né a favore né contro Giachetti o Raggi. Ci sono leadership che sono cadute e, soprattutto, ci sono molte persone che votano come gli viene in mente sulla base di proprie suggestioni.
Chi frequenta i social vede quotidianamente, ad esempio, annunci di voto a Giuseppe Sala poi corretti per la scheda bianca o per l’avversario. Non ci sono più voti di appartenenza. Forse li hanno ancora i grillini e, in certe parti d’Italia, il Pd. Ce li aveva Bassolino a Napoli, direi alla banda di cretini che lo hanno fatto fuori. Ma si tratta di quote di voto che possono volatilizzarsi di fronte a candidati che non piacciono più, che non piacciono per niente, che sono sulla scena da quarant'anni, che sono l’uno simile all’altro.
I COMPETITOR IN POLITICA NON SONO IL DIAVOLO. Se la vicenda D’Alema doveva serve a tirare fuori dai sottoscala di Palazzo Chigi i lanciafiamme, qualcuno faccia fare a Renzi una doccia fredda perché non ha capito come sta andando il mondo.
Questa vicenta ha, invece, un rilievo fondamentale nel dibattito fra gli oppositori del premier. Io non so se l'ex segretario del Pds è rancoroso (e se lo fosse, avrebbe anche buoni motivi). Sono convinto che lui consideri Renzi un pericolo per il Paese. È un giudizio sbagliato. È il tipico errore di chi, quando non capisce l’avversario o il competitor, lo dipinge come il diavolo. Il diavolo, vorrei darvi questa rivelazione, in politica non esiste. Esistono gruppi politici e leader che alcuni di noi amano o osteggiano.
Nel Pd il mito di Renzi si va appannando. Governa da solo, governa alla giornata, non ha una visione dell’Italia ecc. ecc.
Non tutto ciò che fa è sbagliato: sui diritti civili ha ottenuto più di qualunque altro. Il documento presentato in Europa sull’immigrazione è un testo di valore. Solo che nel suo partito l’area dello scontento si è allargata e coinvolge anche suoi compagni di viaggio, da Del Rio a Chiamparino.
UNA GUERRA IN CUI RISCHIANO DI PERDERE TUTTI. La sinistra Pd non sa intercettare questi malumori perché lascia sempre aperto il sospetto, che io considero ingiustificato, di essere pronta a fondare un nuovo partito. Ma non chiarisce che cosa oggi vuol dire essere sinistra e che cosa deve essere un Pd non renziano e di sinistra. Questa è la discussione da fare. Senza scorciatoie.
Il voto amministrativo rischia di essere deludente. Il referendum è aperto a tutte le soluzioni, ma se il 'Sì' vince deve cambiare la sua legge, se vince il 'No' deve fare una legge.
Come si vede è una guerra finta: perché sfugge ai contendenti quell’idea di “compromesso alto”, un tempo si disse “storico”, per cui parti avversarie, persino nello stesso partito, vanno a vedere le ragioni dell’altro.
Renzi vuole stravincere, i suoi avversari lo voglio fuori dalla politica.
Temo che finiranno fuori gioco tutti quanti. Lo spettacolo è veramente brutto.

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