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CONSULTAZIONI 16 Giugno Giu 2016 1345 16 giugno 2016

Brexit, le banche centrali si schierano contro

Un sondaggio Ipsos-Mori accredita allo schieramento del no all'Europa (Leave) sei punti di vantaggio su quello del sì (Remain): 53% a 47. Fmi contro il divorzio da Bruxelles.

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Il referendum sulla Brexit (23 giugno 2016) deve decidere la permamenza o meno della Gran Bretagna nell'Unione europea.

I sondaggi sul referendum del 23 giugno sulla permanenza del Regno Unito nell'Ue si susseguono riportando di volta in volta la vittoria dell'uno o dell'altro fronte.
PER IPSOS EUROSCETTICI IN VANTAGGIO. Ultimo in ordine di tempo è quello di Ipsos-Mori, il più importante istituto demoscopico britannico, che accredita allo schieramento del Leave, ovvero il no all'Europa, sei punti di vantaggio sul fronte contrario, quello del Remain: 53% a 47, come riporta l'edizione online del quotidiano Evening Standard.
Intanto, a pochi giorni dal voto, si susseguono gli appelli a non abbandonare Bruxelles, dalla Bce, che paventa rischi sistemici, alla Banca d'Inghilterra, che parla di pericolo per l'economia globale.
FMI CONTRO LA BREXIT. Nel pomeriggio del 16 giugno si è aggiunto al coro l'Fmi, affermando che «in caso di Brexit ci sarà incertezza, volatilità sui mercati e crescita più lenta».
Per il Fondo «serve un'azione collettiva forte per calmare l'euroscetticismo e ravvivare la fiducia nell'unione monetaria». L'Fmi sottolinea anche che «senza azioni decise per sostenere la crescita e rafforzare l'integrazione, l'area euro potrebbe essere soggetta a instabilità e ripetute crisi di fiducia».

Bce: «Rischi per l'economia mondiale»

Gioca la carta della paura la Bce nel suo bollettino, secondo cui «i rischi al ribasso sono ancora connessi all'andamento dell'economia mondiale, all'imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea e ad altri rischi geopolitici». La stessa crescita dell'economia inglese «è potenzialmente limitata dall'incertezza sul referendum». Le ultime stime della Bce danno una crescita dell'1,6% nel 2016 e dell'1,7% nel 2017 e nel 2018.
JUNKER: «IL SÌ NON SAREBBE LA MORTE DELL'UE». Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha chiesto agli «amici britannici» di non abbandonare l'Unione perché altrimenti «si aprirà un periodo di incertezza nell'Ue e nel mondo». Tuttavia, nel caso il divorzio dovesse avvenire, «l'Ue non sarebbe in pericolo di vita e il percorso di integrazione continuerebbe, anzi aumenterebbe». Junker ha concluso: «abbiamo affrontato molte crisi non ne abbiamo bisogno di un'altra».
TUSK: «L'USCITA NON HA SENSO». «È molto difficile per noi oggi essere ottimisti, conosciamo gli ultimi sondaggi» sulla Brexit. Così il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in una conferenza stampa a Helsinki con il premier finlandese Juha Sipila, secondo quanto riferiscono i media belgi. «È sempre 50-50, tutto resta possibile», ha però poi concesso, sottolineando che un'uscita di Londra dall'Ue in questo momento «non ha nessun senso» ed evocando «sette anni di limbo politico e incertezza».
RAJOY: «IL SÌ SAREBBE UNA CATASTROFE». Una vittoria del sì al referendum britannico sulla Brexit sarebbe «una catastrofe per l'economia britannica ma anche per quelle europee», la «peggiore notizia in termini economici» ha avvertito il premier uscente spagnolo Mariano Rajoy, che si è detto però fiducioso che i britannici «alla fine voteranno per restare in Europa». Rajoy ha ricordato fra l'altro che la Spagna riceve ogni anno 15 milioni di turisti dal Regno Unito e che sono 400 mila i britannici che vi risiedono.

La Banca d'Inghilterra: «Pericolo globale»

La sede della Bank of England.

La Banca d'Inghilterra lancia l'allarme: un voto a favore della Brexit rischia di innescare «ripercussioni negative» sull'economia globale, e rappresenta la maggiore minaccia alla stabilità finanziaria britannica, ma potenzialmente anche a quella mondiale, con il potenziale di un «acuto» deprezzamento della sterlina. A ribadire l'allarme, rinforzandolo, è, che a una settimana dal voto ha lasciato i tassi fermi.
FT SCEGLIE REMAIN. Anche il Financial Times, voce della City, prende posizione: «Il voto deve essere Remain»: uscire dall'Ue «sarebbe per la Gran Bretagna un atto gratuito di autolesionismo».
NATURE: «IL REGNO UNITO ATTRAE TALENTI». Anche la rivista scientifica Nature scende in campo per esprimere preoccupazione in vista del voto sulla Brexit: con l'uscita del Regno Unito, l'Unione europea, avverte la rivista, potrebbe perdere uno dei suoi membri più ricchi e capaci di attrarre cervelli, insieme all'Olanda e alla Svezia, mentre Grecia, Spagna e Italia continuano a perdere talenti.
MULTINAZIONALI CONTRO IL LEAVE. Intanto tre grandi multinazionali, Unilever, General Electric e Airbus, minacciano azioni legali contro gli euroscettici della piattaforma referendaria britannica di 'Vote Leave', accusati di averne usato indebitamente il logo in alcuni manifesti di propaganda fatti circolare in vista del voto. I vertici delle tre società, tutti apertamente contrari alla Brexit, hanno denunciato l'accaduto come un'operazione condotta in malafede. Le tre aziende ricordano che non è stato chiesto il loro permesso per un'azione che ha sconcertato clienti e dipendenti e «implica un nostro sostegno all'uscita dall'Ue».
«Non è questa la nostra posizione: al contrario crediamo che - in termini di lavoro e investimenti - per la Gran Bretagna sia meglio restare in Europa».
LA SCOZIA PRONTA A UN NUOVO REFERENDUM. Il referendum agita però anche gli spiriti separatisti. «La Scozia vuole restare nell'Unione ed è pronta a un altro referendum per staccarsi da Londra», ha dichiarato Alex Salmond, leader storico dello Scottish national party (Snp), in un'intervista al Sole 24 Ore. «Se Edimburgo voterà per l'adesione all'Ue e il resto del Regno Unito sceglierà l'addio all'Unione europea, entro due anni sarà organizzato un nuovo referendum per l'indipendenza scozzese», ha promesso.

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