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POLITICA 16 Giugno Giu 2016 1953 16 giugno 2016

Brexit: l'omicidio Cox e lo spettro di Britain First

L'assassino della Cox avrebbe urlato Britain First. Nome di un partito fascista. Anti-immigrati e pro-Brexit. E spuntano legami con gruppi suprematisti.

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Militanti di Britain First.

È stata colpita ripetutamente con una pistola e con un coltello da un uomo che l'ha avvicinata durante un incontro elettorale a Bristall, nella sua circoscrizione.
Jo Cox, deputata laburista impegnata nella campagna per il no alla Brexit, si è accasciata sull'asfalto prima di essere trasportata inutilmente in ospedale, dove è morta.
Appena la notizia è stata riferita da giornali e tivù, la campagna referendaria si è fermata.
Il leader del Labour Jeremy Corbyn si è detto scioccato, Boris Johnson, l'ex sindaco di Londra, a capo della coalizione per l'uscita dall'Unione europea, ha espresso il suo cordoglio. Fondo monetario e Eurogruppo hanno rifiutato di rilasciare commenti sul referendum inglese. E il silenzio e il lutto hanno prevalso sulle fazioni schierate l'una contro l'altra in una disfida politica divenuta negli ultimi giorni sempre più aggressiva.
LO SCONTRO SU BRITAIN FIRST. Due parole, però, hanno continuato a rimbalzare dai media sui social network: «Britain First», la frase che - secondo la versione di una testimone - sarebbe stata gridata dall'aggressore, Tommy Mair, prima di affondare il coltello contro la parlamentare campionessa dei diritti umani, che lascia due figli piccoli e un marito con cui il 15 giugno aveva solcato il Tamigi per chiedere che la Gran Bretagna rimanesse in Europa.
Le versioni sull'episodio sono discordanti. Un altro testimone ha sostenuto di non aver mai sentito quell'urlo. E la collega laburista Maria Eagle, che per prima aveva rilanciato la notizia, ha cancellato il tweet, cercando di non alimentare la polemica nell'incertezza delle informazioni.
Britain First, letteralmente 'Prima la Gran Bretagna', è il nome di un partito di ultradestra paramilitare, anti-immigrati e anti-Islam, che secondo l'Independent già a maggio 2016 aveva minacciato il sindaco di Londra Sadiq Kahn, laburista e di origini pakistane.

  • Il video di Golding pubblicato sul sito di Britain First.

Quel Mair sostenitore del South African Patriot

Una foto del presunto omicida, Tommy Mair.

La polizia del West Yorkshire ha parlato di «un incidente isolato». Ma la Cox secondo il Times riceveva minacce da tre mesi e le forze dell'ordine stavano valutando di assegnarle nuove misure di protezione. L'uomo che l'ha uccisa soffriva di disagi psichici, aveva poche relazioni sociali e una storia di affiliazione e frequentazione di gruppi suprematisti bianchi.
Sul sito di estrema destra Springbok Cyber Newsletter, un omonimo di Mair è descritto tra i primi sostenitori e sottoscrittori del magazine South African Patriot, espressione dei supporters dell'apartheid che si batte «contro l'espansione dell'Islam» e contro il «multiculturalismo».
Secondo i dati ottenuti dal Southern Poverty Law Center lo stesso nome risulta tra i sostenitori della National alliance «per decenni la prima organizzazione neonazista degli Stati Uniti». Dalla National Vanguard Books, la casa editrice della National Alliance, nel 1999 Mair ha acquistato un manuale di istruzione per fabbricarsi una pistola in casa.
Stando alle fatture Mair avrebbe avrebbe inviato all'organizzazione 620 dollari per abbonamenti a periodici e manuali su esplosivi e munizioni home made. Le fatture riportano informazioni che corrispondono al killer di Cox, l'abitazione di Mair sarebbe infatti una bifamigliare a Birstall.

Le ricevute della National Vanguard Books a nome di Mair.



GOLDING: «QUESTO È IL PAESE IN CUI VIVIAMO». Quel «Britain First», poi, ha richiamato a tutti gli inglesi la formazione politica nata dal 2011 da una costola del partito nazionalista di estrema destra British National Party.Il leader Paul Golding è un ex membro del National Front ed è stato più volte arrestato. Il fondatore Jim Dowson, invece, è un ex pastore calvinista e attivista anti-abortista.
Il partito ha una vera e propria milizia para militare addetta alla «difesa delle strade», propaganda la purezza della cristianità e si è fatto conoscere per diverse irruzioni in moschee.
Per Golding, candidato primo cittadino alle ultime amministrative londinesi, l'elezione del musulmano Sadiq Kahn è stato un affronto. E con un affronto ha risposto: durante la cerimonia di proclamazione ha voltato le spalle al nuovo sindaco, simbolo della odiata «islamizzazione della Gran Bretagna». I simpatizzanti dell'estrema destra, ha raccontato pochi giorni fa il Daily Mail, starebbero partecipando individualmente alla campagna per sostenere l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Soprattutto nelle regioni del Nord, dove le fabbriche chiudono e la xenofobia avanza.
Nello choc e nelle polemiche delle prime ore, quando ancora non si conosceva il tragico epilogo dell'aggressione, sul sito di Britain First è apparso un video con cui Golding prendeva le distanze dall'omicidio della parlamentare laburista.
Pochi minuti di immagini, l'uomo, testa bionda e polo bianca, impegnato a spiegare che il movimento non c'entra nulla, che i media «non sono abituati a raccontare la verità» e vogliono «criminalizzare». Stando alle parole di Golding, l'atto di violenza isolato di Mair sarebbe quasi figlio dei nostri tempi: «Questo è il genere di Paese in cui viviamo oggi».
ANIMI ESACERBATI DALLA PROPAGANDA. Ma in giorni di animi esacerbati per la campagna referendaria, con i sondaggi in cui gli anti-Ue sono avanti di sette lunghezze sugli avversari e al pub si discute di immigrazione ed economia, della supposta tirannia europea e di riacquisire sovranità, la polemica scatenata da quella testimonianza ha investito anche Boris Johnson.
Appresa la notizia della morte della deputata laburista, l'ex primo cittadino di Londra ha scritto su Twitter un messaggio di cordoglio: «Sono triste e sconvolto, è spaventoso che un parlamentare debba perdere la vita semplicemente facendo il meglio».
C'è chi lo ha accusato di «avere le mani sporche di sangue», chi ha ricordato come la sua campagna anti-immigrati europei abbia sparso «odio», chi dall'altra parte ha denunciato l'uso politico della vicenda e lo ha incoraggiato ad andare avanti.
Sul profilo di LeaveEu, altri arrivavano a ipotizzare che, se Mair fosse stato un islamico, non ci sarebbe stato tutto questo clamore. Altri ancora hanno chiesto di cancellare un referendum «divisivo».
«PIÙ COSE IN COMUNE DI QUANTE CI DIVIDANO». Jo Cox, europeista convinta e attivista pro Ue dagli Anni 90, era impegnata da giorni nella battaglia referendaria.
Di lei parlavano già come futuro ministro, avrebbe compiuto 42 anni il 21 giugno, il primo giorno d'estate.
Nel suo ultimo discorso aveva detto: «Siamo molto più uniti, abbiamo molte più cose in comune di quante ci dividano».
Tristemente la sua morte ha rinfocolato le contrapposizioni, le tensioni e le derive crescenti all'ombra del referendum.
«Credeva in un mondo migliore», ha dichiarato il marito Brendan, «ora è tempo di lottare contro l'odio che l'ha uccisa».

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