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POLITICA 16 Giugno Giu 2016 2003 16 giugno 2016

Brexit, un giovedì nero tra violenza e allarmi incrociati

La deputata pro-Ue Cox uccisa a Leeds. Sospese le campagne leave e remain. Banche in allerta, sondaggi allarmanti, Borse in rosso: la tensione sale alle stelle.

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Jo Cox

A sette giorni dal voto che deciderà il futuro della Gran Bretagna e dell'Europa, la tensione tocca livelli mai raggiunti prima, e finisce in tragedia.
Il 16 giugno la deputata 41enne laburista Jo Cox, sostenitrice del remain, è stata uccisa a Birstall, vicino a Leeds, aggredita con un coltello e colpi d'arma da fuoco da un uomo che gridava «Britain first» (prima la Gran Bretagna).
Un 52enne è finito in manette accusato dell'attacco, e il fatto ha spinto entrambi i comitati a sospendere le loro campagne.
Il premier David Cameron ha annullato il comizio a Gibilterra per convincere gli elettori a dire no, l'ex sindaco di Londra Boris Johnson i suoi incontri per sostenere l'uscita dall'Europa.
LEAVE AVANTI NEI SONDAGGI. Continuano a restare alti, però, i toni del dibattito e i timori sull'esito del voto del 23 giugno. E mentre le Borse europee arrancano, riprendendosi solo sul finale con l'idea che la morte di Cox possa portare gli ultimi indecisi verso il remain, banche centrali, Fondo monetario internazionale e istituzioni politiche europee hanno lanciato i loro messaggi d'allarme.
Anche perché i sondaggi continuano a spingere verso la Brexit. L'ultimo in ordine di tempo è quello di Ipsos-Mori, il più importante istituto demoscopico britannico, che fino al 15 giugno continuava a dare in vantaggio il fronte filo-Ue, ma un giorno dopo ha dovuto rivedere le sue stime con il 53% per i leave e il 47% per i remain.
Ecco perché, secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, «è molto difficile per noi oggi essere ottimisti, conosciamo gli ultimi sondaggi».
E anche se «è sempre 50-50 e tutto resta possibile», un'uscita di Londra dall'Ue in questo momento «non ha nessun senso» e porterebbe a «sette anni di limbo politico e incertezza».

Banche centrali pronte a iniettare liquidità di emergenza

Il presidente della Bce Mario Draghi.

Le banche centrali, secondo l'agenzia Nikkei, stanno valutando iniezioni di liquidità di emergenza in dollari sui mercati finanziari in caso di Brexit.
Bce, Bank of England e Fondo monetario internazionale sono praticamente unanimi nel sostenere i rischi della vittoria del leave. Secondo l'Eurotower, un'eventuale Brexit rappresenta un rischio per la crescita dell'Eurozona e quella dell'Inghilterra, «potenzialmente limitata dall'incertezza circa il referendum».
Per il portavoce del Fmi Jerry Rice, in caso di Brexit ci sarà incertezza, volatilità sui mercati e crescita più lenta, e l'euroscetticismo non farebbe che aumentare.
La Bank of England è convinta che un voto per l'uscita referendum del 23 giugno rischia di innescare «ripercussioni negative» sull'economia globale, e rappresenta la maggiore minaccia alla stabilità finanziaria britannica, ma anche a quella mondiale, con il potenziale di un «acuto» deprezzamento della sterlina.
Persino il Financial Times ha fatto un appello perché «il voto deve essere remain» e uscire dall'Ue «sarebbe per la Gran Bretagna un atto gratuito di autolesionismo».
I THATCHERIANI ATTACCANO IL TESORO. Prese di posizione che hanno irritato non poco il fronte del leave, che ha accusato le istituzioni di diffondere «storia di paura» e allarmismo ingiustificato per condizionare gli elettori.
Una lettera firmata, tra gli altri, dai due ex ministri del Tesoro Lord Nigel Lawson e Lord Norman Lamont, e da un terzo thatcheriano storico, Lord Michael Howard, ha accusato il ministero dell'Economia di una «sorprendente disonestà» nella diffusione di scenari catastrofici per il dopo-Brexit. Poi ha incalzato la Bank of England.
Dalla parte del remain, invece, si sono schierati i sindaci di Birmingham, Bristol, Cardiff, Glasgow, Liverpool, Leeds, Manchester, Newcastle, Nottingham e Sheffield, secondo i quali «un voto a favore di leave porta con sé pericoli economici», anche «per le nostre comunità», che «semplicemente non vale la pena correre».
Mentre «un voto per remain è un voto per la prosperità e il progresso delle città britanniche».

Twitter @GabrieleLippi1

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