Davigo, da Csm prassi orribile su nomine
ANTICORRUZIONE 16 Giugno Giu 2016 1214 16 giugno 2016

Corruzione: Davigo, il whistleblowing è «fumo negli occhi»

Il presidente dell'Anm contro l'istituto che tutela i dipendenti che segnalano i reati, previsto nel piano anticorruzione dell'Anac e materia di una proposta di legge passata alla Camera. 

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Il whistleblowing? «Fumo negli occhi». Usa termini duri il presidente dell'Anm Piercamillo Davigo per definire l'istituto che tutela i dipendenti che segnalano i reati, previsto nel piano anticorruzione dell'Anac e materia di una proposta di legge passata alla Camera.
«UNA COSA STUCCHEVOLE». Davigo, intervenendo ad un convegno sul contrasto alla corruzione organizzato dal Centro studi antiriciclaggio e anticorruzione con la collaborazione del Comune di Milano, ha anche dichiarato di considerarlo «una cosa stucchevole», ricordando che i dipendenti pubblici hanno già «l'obbligo di denuncia».
Per il presidente dell'Anm, dunque, l'istituto del whistleblowing non serve: «Stiamo parlando del nulla, tutto questo si può sintetizzare come fumo negli occhi».
«CITTADINI MALINFORMATI». Nel corso del suo intervento Davigo, come aveva già fatto nei giorni scorsi, è tornato a parlare dell'inutilità del nuovo Codice degli appalti: «Il legislatore, ma anche i mezzi di informazione, raccontano ai cittadini italiani cose sbagliate sulla corruzione, sugli appalti e sui fondi neri e sulla base di queste cose sbagliate si fanno norme che nell'ipotesi migliore non servono a niente e in quella peggiore creano danni».
«INUTILI NUOVE NORME SUGLI APPALTI». «Scrivere norme sul Codice degli appalti non serve a niente per curare la malattia», che è la corruzione. Per Davigo «pensare di affrontare» la piaga della corruzione «con nuove norme sugli appalti» è inutile.
«Che senso ha poi aumentare le pene se non si scoprono i corrotti e i corruttori?» si è chiesto ancora l' ex pm del pool 'Mani pulite', il quale è tornato anche a ribadire che «non servono a molto le autorità amministrative» per il contrasto alla corruzione «perché ad esempio non possono fare intercettazioni».
«NEI CDA I REATI PIÙ GRAVI». «Nei consigli di amministrazione si commettono reati di maggiore gravità che non sono subito visibili. Qualcuno dice che straparlo quando dico che i reati dei colletti bianchi sono più pericolosi di quelli da strada», ha aggiunto Davigo. Di regola, ha precisato il presidente del sindacato delle toghe, «i colletti bianchi poi in carcere non ci finiscono».
Il numero uno dell'Anm ha poi preso ad esempio il processo Parmalat che si è svolto a Milano qualche anno fa dove c'erano «45 mila parti civili» chiedendo: «Quanto ci impiega uno scippatore a fare 45 mila vittime? E quanti soldi può poi avere una signora nella borsetta? Mentre in Parmalat c'era chi aveva investito i soldi di una vita».

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