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TASSAZIONE 16 Giugno Giu 2016 0800 16 giugno 2016

Imu, quello che Renzi non dice sui buchi lasciati

Governo e Pd festeggiano l'abolizione del balzello sulla prima casa e della Tasi. Ma così ai Comuni manca mezzo miliardo. E si penalizzano i virtuosi. L'analisi.

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Neanche gli iperliberisti della scuola di Chicago ci avevano pensato.
Matteo Renzi rischia di passare alla storia come il primo premier che ha lanciato celebrazioni (per ora è soltanto una festa di partito) per la cancellazione di una tassa (Imu e Tasi sulla prima casa).
51 MILIARDI DI SCADENZE FISCALI. Dalla mattina del 15 giugno 2016, con banchetti del Partito democratico in tutte le piazza del Paese, va in scena “l’Imu day”.
Ma nonostante il taglio sul balzello della prima casa e dell'imposta sui servizi indivisibili, nella stessa giornata gli italiani sono attesi da tantissime scadenze fiscali e sono chiamati a versare 51,6 miliardi tra ritenute Irpef, Tasi, Imu, Ires, Iva, Irap, addizionali comunali/regionali Irpef.
Se non bastasse, e al netto della gioia del presidente del Consiglio - «Quando si pagano le tasse non è un giorno di festa, ma se ne pagano meno dello scorso anno perché finalmente hanno iniziato a scendere» - il taglio del balzello sulla prima casa lascia ancora scoperti molti nodi.


Ai Comuni non tornano i conti: manca mezzo miliardo

Il presidente dell'Anci, Piero Fassino.

Nel 2015 l’Erario ha incassato attraverso l’Imu e la Tasi circa 25 miliardi.
Quasi un terzo di questa cifra è stata versata dai proprietari della sola abitazione dove risiedono.
Parte di questi soldi un tempo finivano ai Comuni, che con il blocco delle aliquote hanno lamentato non poche difficoltà a chiudere i bilanci.
SANATORIA AL PATTO. L’Anci ha calcolato che manca all’appello mezzo miliardo, oltre a un altro miliardo di tagli ai trasferimenti.
Proprio in quest’ottica il governo ha deciso una maxi sanatoria (del valore di circa 500 milioni) per gli enti locali che non hanno rispettato il patto di stabilità interno.
In tempi non sospetti Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile finanza locale dell’Anci, ha denunciato che il sistema è criminogeno.
VIRTUOSI E MAZZIATI. «In pratica», dice, «i Comuni più virtuosi e che sono stati capaci in questi anni di abbassare le aliquote delle imposte si vedrebbero staccare dallo Stato un assegno di rimborso molto contenuto. Di contro invece, quelli che per ragioni varie hanno portato i livelli di Imu e Tasi al massimo, in questo caso riceverebbero una dote molto maggiore».

Tasi, chi non l'ha fatta pagare incassa due volte

Un momento dell'incontro tra governo e Anci sui possibili tagli previsti dal Def per i Comuni a Palazzo Chigi.

Non meno polemiche ci sono sul versante del risarcimento agli enti locali per il taglio della Tasi.
Il governo ha deciso che il rimborso ordinario sarà pari alle entrate effettive prodotte dalla stessa tassa nel 2015.
SUL PIATTO SOLO 80 MILIONI. Ma sul piatto ci sono soltanto 80 milioni del fondo di salvaguardia da distribuire fra gli enti con gettito effettivo inferiore a quello standard.
Anche in questo caso il meccanismo va in direzione opposta e non premia i comportamenti più virtuosi.
Siccome il criterio di partenza è relativo a entrate stimate ad aliquota standard, guadagneranno in termini di risarcimento soprattutto quegli enti che non hanno fatto pagare la Tasi nel 2015, incassando due volte sulla sua abolizione.

Il buco degli imbullonati e le basse compensazioni

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Le critiche da parte delle imprese hanno spinto il governo a esentare molte aziende dal pagamento della Tasi sugli imbullonati.
Non pagano nel 2016 i capannoni dove sono presenti macchinari, turbine, pale eoliche o pannelli fotovoltaici, ma anche cabine, funi, motori e sistema di risalite.
Esentate anche giostre e attrazioni che integrano parti mobili come cinema o arene.
Nonostante tutti questi correttivi, il balzello dovrebbe costare al mondo delle imprese 4,5 miliardi di euro.
INDENNIZI INSUFFICIENTI. Ma accanto a questo gettito spaventa non poco il livello di compensazioni del mancato gettito Imu.
L’Isfel ha calcolato che i 155 milioni messi sul piatto per indennizzare i Comuni, calcolati dal governo escludendo le unità immobiliari con le rendite più basse, non sono sufficienti.
Senza contare che più di un quarto dei 477 mila immobili di categoria D1 considerati «opifici» hanno una rendita inferiore a 100 euro.


Twitter @FrrrrrPacifico

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