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ELEZIONI 17 Giugno Giu 2016 2144 17 giugno 2016

Ballottaggi, volata finale: Milano test chiave

Messaggio di Berlusconi per Parisi. Renzi e Grillo defilati. Scintille e veleni tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti.

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Amministrative 2016, si avvicina l'appuntamento decisivo per i ballottaggi e i candidati chiudono la loro campagna elettorale.

Candidati in prima linea, Matteo Renzi e Beppe Grillo defilati, mentre Silvio Berlusconi spinge a Milano Stefano Parisi, nel test chiave dei ballottaggi di domenica 19 giugno. Si chiude così la lunga campagna elettorale per le amministrative 2016. E lo scontro, giunto alle battute finali, è senza esclusione di colpi.
Da Roma, dove il Movimento 5 selle con Virginia Raggi punta al suo successo più importante e il Partito democratico con Roberto Giachetti incalza per provare il difficile sorpasso, fino a Milano, dove si combatte la più incerta delle sfide tra Beppe Sala e Stefano Parisi.
IL MESSAGGIO DEL CAV DAL SAN RAFFAELE. Silvio Berlusconi, ancora ricoverato al San Raffaele, non ha rinunciato a un messaggio di sostegno: «A Milano tra poche ore si sceglie il sindaco e mi auguro che si premi la serietà, l'affidabilità e la competenza di Stefano Parisi», ha scritto il Cavaliere in una nota, «sono felice di essere riuscito a convincerlo a partecipare a questa sfida. I miei migliori auguri a Stefano, e il mio invito ad un buon voto ai milanesi».
SALA: «CONOSCO MILANO OTTO VOLTE PIÙ DI PARISI». Proprio nel capoluogo lombardo si gioca la sfida che farà probabilmente da ago della bilancia anche nelle analisi del dopo-voto, per il Pd e per il centrodestra. Sala, che al primo turno ha staccato Parisi solo di 5 mila preferenze, incassa l'appoggio del candidato della sinistra Basilio Rizzo e lancia un ultimo appello a dare un voto sul sindaco, non sul governo: «Pensate a me, non a Renzi. Conosco la città otto volte più di Parisi». Ma il centrodestra unito punta a vincere per lanciare proprio da Milano un segnale al premier, e poi puntare a far prevalere il no al referendum sulle riforme. «Renzi evita Milano, mentre Berlusconi ci manda tutti i giorni segnali di supporto», ha dichiarato Parisi, «chi vuole cambiare mi voti».
RENZI E GRILLO DEFILATI. Renzi, dal canto suo, ha sottolineato a più riprese il valore locale e non nazionale del voto di domenica ed è a San Pietroburgo per un forum economico. Se cita la politica italiana, lo fa solo per ricordare che le riforme oggetto del referendum di ottobre servono a dare stabilità, in un Paese dove i governi «durano meno di un gatto in autostrada». Beppe Grillo tace e non si fa vedere neanche al comizio finale di Virginia Raggi. Parla però Luigi Di Maio, che pronostica «il declino definitivo del Pd». Mentre Matteo Salvini sceglie Bologna per suonare la carica: «Possiamo inviare l'avviso di sfratto a Renzi». La scena, in ogni caso, è dominata dai candidati sindaco.
QUELLA CONSULENZA DELLA RAGGI. A Roma la campagna si chiude tra i veleni. Il Fatto Quotidiano ha dato la notizia di una consulenza della grillina Raggi al comune di Civitavecchia, negli anni in cui era consigliere in Campidoglio. L'ha tenuta nascosta per tre anni violando la legge Severino, denuncia il Pd. «Ha mentito e commesso un reato», afferma Giachetti. Ma Raggi sostiene che «questa è l'ultima goccia di fango». Tra i due al primo turno la distanza era di oltre dieci punti, perciò il M5s crede nella vittoria: «Se entriamo in quelle stanze per loro è finita», scandisce da Ostia la candidata grillina, che potrebbe essere il primo sindaco donna di Roma.
DE MAGISTRIS PRONTO AL SALTO NAZIONALE. A Napoli il sindaco uscente Luigi De Magistris, che al primo turno era avanti di 18 punti sullo sfidante di centrodestra Gianni Lettieri, ammicca al M5s e annuncia: «Dopo le elezioni nascerà un movimento politico non leaderistico, un movimento popolare. Farò il sindaco e Napoli diventerà soggetto politico». Lettieri ribatte: «A me non interessano i progetti politici nazionali, mi interessa solo risolvere i problemi di Napoli».
Chiude la campagna alla Bolognina il sindaco uscente di Bologna, Virginio Merola, che non ce l'ha fatta al primo turno, ma parte 17 punti avanti alla candidata di centrodestra Lucia Borgonzoni.
Mentre a Torino Piero Fassino se la deve vedere con la grillina Chiara Appendino (undici punti di distacco al primo turno). E nel finale di campagna sfodera l'annuncio di un «patto per il lavoro che porterà 20mila nuovi posti». La sfidante Appendino rilancia con impegni sulle infrastrutture.

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