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INCHIESTA 17 Giugno Giu 2016 1221 17 giugno 2016

Tutti i dubbi dietro il processo Magrassi-Preziosa

Per l'accusa, il generale Preziosa avrebbe complottato contro Magrassi. Ma i suoi due collaboratori sono stati prosciolti. Il nodo delle cartelle cliniche.

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A destra, Pasquale Preziosa.

Il segretario generale della Difesa, Carlo Magrassi, aveva l'idoneità per poter volare ad alta quota - senza la quale sarebbero stati impossibili anche gli avanzamenti di carriera – o qualcuno ha tentato con mezzi impropri di frenare la sua scalata ai vertici delle forze armate?
Bisogna partire da questa domanda per raccontare una spy story dai contorni ancora poco chiari che vede come protagonisti appunto Magrassi e l'ex capo di stato maggiore dell'aeronautica Pasquale Preziosa.
Tutto inizia nel 2014, alla vigilia dell'ennesima tornata di nomine nel mondo delle stellette militari.
Matteo Renzi ha appena sostituito Enrico Letta. Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, è ancora in carica.
Magrassi è un generale in orbita renziana, in ottimi rapporti con Luca Lotti, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Ha problemi di cuore - è stato operato nel 1997 alla valvola mitralica dopo un prolasso - ma Domenico Abbenante, direttore dell’Istituto di medicina Aerospaziale, gli concede l'idoneità al volo.
L'APPROVAZIONE DELL'IDONEITÀ PER MAGRASSI. Dietro quell'approvazione medica c'è il giallo dei gialli. Secondo l'accusa al processo che lo vede imputato, l'ex capo dell'Aeronautica, Preziosa, insieme con due generali del suo staff, Miniscalco e Antonio Di Lella, capo degli affari legali, avrebbe fatto pressioni su Abbenante perché l'idoneità non fosse concessa (cosa che non è avvenuta perché Magrassi l'ha ricevuta ed è poi diventato segretario generae della Difesa, ndr).
Non solo. All'epoca uscirono anche dei dossier anonimi dentro l'arma che squalificavano ancora di più la posizione di Magrassi. Il mandante, secondo l'accusa, sarebbe sempre Preziosa. Ne nasce un processo alla procura militare, che invece di approfondire la posizione dei medici mette sotto accusa l'ex capo di stato maggiore dell'Aereonautica.
A inizio del maggio scorso, il procuratore militare Marco De Paolis chiede il rinvio a giudizio per i tre, accusandoli di «concorso nel reato continuato di minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri».
L'INFARTO DURANTE IL PROCESSO. Passa qualche giorno. E come in un giallo di Graham Green il 14 maggio accade l'irreparabile.
Magrassi ha un infarto durante una cena a Firenze. Viene ricoverato all’ospedale Careggi.
Nell'udienza di fine maggio, la difesa di Preziosa chiede appunto di acquisire il referto medico. E arriviamo al 15 giugno, quando il Gup decide di rinviare a giudizio solo Preziosa, ma di prosciogliere completamente gli altri due imputati.
A difendere Gianpaolo Miniscalco e Antonio Di Lella sono gli avvocati Enrico Tuccillo e Franceco Gala Trinchera che in aula smontano una per una le accuse e depositano il referto medico sull'infarto di Magrassi.
Il pm farà ricorso in Cassazione contro il proscioglimento, ma di fatto l'impianto dell'accusa nei confronti dei due militari è del tutto crollato. Resta in carico per Preziosa, che ha avuto sempre un rapporto difficile con Magrassi.
MINISCALCO FERMATO E DI LELLA PERQUISITO. L'unico che ha pagato lo scotto di un processo che l'ha visto poi assolto, al momento, è Miniscalco, la cui carriera militare è stata bloccata. Preziosa invece è già decaduto in marzo, mentre Di Lella si è visto perquisire il suo computer dove non sono state trovate tracce rilevanti di attacchi a Magrassi.
La domanda che circola in queste ore tra le forze armate è questa. «Ma se Magrassi avesse avuto un infarto su un volo di linea ad alta quota, di chi sarebbe stata la responsabilità?».
C'è un processo parallelo in procura di Roma, quello mosso da Preziosa contro i presunti delatori.
Chissà che un giorno la spy story non si risolva. A meno di altri colpi di scena.

Twitter @ARoldering e @gabriella_roux

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