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MUM AT WORK 18 Giugno Giu 2016 1400 18 giugno 2016

Maschi, mettete la faccia contro il femminicidio

Online la petizione #Seseiunuomofirma. Un'idea di Annibali e Morani (Pd). Iacona di Presa diretta ha aderito.

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Lucia Annibali.

#Seseiunuomofirma.
È la petizione su Change.org lanciata dalla parlamentare del Partito democratico Alessia Morani e dall’avvocato Lucia Annibali, vittima di un'aggressione con l'acido pianificata nel 2013 dal suo ex fidanzato, condannato a 20 anni di carcere.
Uno dei pochi rappresentanti del mondo maschile che ha firmato è Riccardo Iacona, conduttore di Presa diretta: «Siamo di fronte a una macchina da guerra. Quando un uomo uccide una donna, non racconta una storia d’amore andata a male. È una faccenda che ha uno spessore politico», dice.
Anche perché «gli uomini continuano a uccidere le donne in Italia perché credono sia un loro diritto. E ogni anno quasi 200 donne perdono la vita», continua.
Secondo il giornalista della Rai che nel 2012 scrisse per Chiarelettere Se questi sono gli uomini, «la loro voce non si sente perché siamo in Paese maschilista. Gli uomini hanno il potere, perché dovrebbero perderlo?».
LA PARITÀ? TRA I PARTIGIANI. Eppure c’è stato un momento in cui, anche in Italia, uomini e donne erano pari.
Lo ricorda la la 92enne Marisa Ombra, ragazza della Resistenza, scrittrice e vice presidente nazionale dell'Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani d'Italia: «In quei 20 mesi di lotta tra il 1943 e il '45 io e i miei compagni avevamo davvero la sensazione di rivoluzionare la nostra vita e la nostra società. Facevamo le staffette, comandavamo gruppi di uomini e donne, dormivamo tutti insieme nei fienili. Noi donne non avevamo paura».
GLI ANNI 70, CHE STAGIONE. E oltre ai “ruggenti” anni della Resistenza e della Costituente, continua Iacona, «abbiamo vissuto un momento straordinario. Le donne sono state protagoniste negli Anni 70 della stagione del divorzio, poi dell’aborto e dell’apertura dei consultori, che le hanno rese più consapevoli e libere. Ma questa fase si è interrotta per mancanza di politiche attive sul territorio».
BOLDRINI HA DATO LA SCOSSA. Per anni le donne e i femminicidi non sono stati nell’agenda politica. «Fino al 2013, quando Laura Boldrini fece il suo discorso di insediamento alla Camera». Ma le sue parole sono rimaste tali.

I centri anti-violenza chiudono: «Significa arrendersi»

Alessia Morani è nata a Sassocorvaro il 3 gennaio 1976.

E ora? Serve una “rivoluzione culturale”.
«Di questo ha parlato Lucia Annibali e per questo ho firmato la petizione», spiega Iacona.
«Dovremmo alzare l’asticella del tabù e gridare allo scandalo anche per uno schiaffo o un insulto. E poi lavorare davvero sulla prevenzione: nelle scuole, con corsi di educazione sentimentale e sessuale e con i centri anti-violenza sul territorio».
Peccato che i centri chiudano e che i corsi nelle scuole primarie abbiano creato polemiche a non finire.
E non se ne è fatto più niente. «Non fare prevenzione vuol dire arrendersi».
L'ATTENZIONE SUGLI UOMINI. Per non arrendersi, per resistere a questa guerra, Morani e Annibali, per la prima volta, hanno spostato l’attenzione su di loro, sugli uomini.
La parlamentare del Pd ricorda: «Le leggi ci sono, tutte proposte da donne. Ma questo del femminicidio è un tema femminile, che rimane nel nostro ambito. Deriva da una cultura maschilista, patriarcale. Solo due decenni fa è stato eliminato il delitto d’onore, aberrante. E la violenza sessuale da poco è un atto contro la persona, fino a pochi anni fa era contro la morale pubblica».
EMANCIPAZIONE NON ACCETTATA. E nonostante il pacchetto di leggi ad hoc, la strage di donne non si ferma. «Perché non abbiamo mai fatto i conti con la cultura. Da un lato le donne si sono emancipate raggiungendo la parità. Dall’altro questa evoluzione non è stata metabolizzata dagli uomini», riflette Morani.
Perché, quando finisce una storia, se un uomo ti uccide, vuol dire che ti considerava una sua cosa. E se non sei più sua, ti cancella.
«Dopo aver lanciato questa petizione, ricevo molte lettere ed e-mail di uomini. Sono psicologi, padri, professionisti. Mi ha scritto anche il fratello di un femminicida: soffre, come tutta la sua famiglia e vive una vergogna che non riesce a cancellare».
«NON È FOLLIA, MA DISEDUCAZIONE». E ancora: «Quando un uomo uccide una donna si dice che è stata una follia, che era un pazzo. Ma secondo me non è così. Bisogna andare a vedere quella che è stata l’educazione di quest’uomo, conoscere la famiglia. Io la parità tra i generi l’ho imparata da mia madre, donna indipendente, e da mio padre. Che mi fece leggere da piccola Dalla parte delle bambine. Mio padre mi ha fatto capire che io ero, sono, come un uomo. E mi ha fatto capire quanto valgono le donne. Sono questo gli uomini che dovrebbero parlare».


Twitter @francesca_gui

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