Enrico Zanetti 140918183303
INTERVISTA 18 Giugno Giu 2016 1600 18 giugno 2016

Zanetti: «Inchiesta sulle banche? Renzi prenda posizione»

Il viceministro: «Non basta che Vegas se ne vada. La commissione è bloccata». 

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Battagliero e spesso solitario esternatore sul disastro delle banche popolari, Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e viceministro all'Economia, è stato il primo membro del governo a chiedere le dimissioni dell'attuale presidente della Consob, Giuseppe Vegas.
VIA VEGAS MA SERVE RIFORMA. Dopo di lui, ha replicato il neo ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Tanto che in giorni di fibrillazione nei delicati rapporti tra esecutivo e authority di vigilanza, il Giornale ha persino ipotizzato che Matteo Renzi accarezzi l'idea di portare Calenda al vertice del dicastero di via XX Settembre. Ride Zanetti a sentire l'ipotesi e si inalbera quando gli si chiede se Vegas non possa essere solo un capro espiatorio in una crisi di sistema assai più estesa che coinvolge anche la Banca d'Italia.
«Vegas si dovrebbe dimettere per il bene dell'istituzione», spiega a Lettera43.it, «Ma se qualcuno crede che si faccia chiarezza senza un vero programma di riforma ma solo eliminando una testa, allora siamo alla follia». E aggiunge: «Il governo sta già ripensando i sistemi di controlli, assieme alle authority ovviamente».
CORTOCIRCUITO A SPESE DEI RISPARMIATORI. Zanetti, però, resta convinto della necessità e della priorità di avviare davvero la commissione di inchiesta incardinata al Senato all'apice dello scandalo Etruria. Se non lo si fa, secondo il segretario di Scelta Civica, è perché c'è il timore che Lega e M5s «a cui non interessa nulla del Paese» possano strumentalizzare mediaticamente una commissione che ha poteri equiparabili alla magistratura. E quindi per questo cortocircuito politico, i risparmiatori traditi potrebbero essere traditi una seconda volta.
«Siamo di fronte a un loop istituzionale», spiega Zanetti che parla nel ruolo di segretario di partito più che di viceministro. «Non è nella funzione del governo occuparsi delle authority e della commissione di inchiesta sulle banche. Ma delle forze parlamentari. Ma con questa scusa i partiti che sono al governo evitano di prendere posizione».
Per uscire dal loop, si potrebbe arrivare a un compromesso: una commissione di indagine, che tragga almeno delle conclusioni politiche. Un messaggio rivolto soprattutto al primo ministro, ma anche segretario del Pd Matteo Renzi: «Il partito di maggioranza dovrebbe dire la sua».

Il viceministro all'Economia, Enrico Zanetti.  

DOMANDA. Allora, Calenda va al ministero dell'Economia?
Risposta. Io con Calenda ho un ottimo rapporto, ma credo che ci siano le stesse probabilità che sbarchino gli alieni.
D. E allora mi dica che probabilità ci sono che si vada avanti con la commissione di inchiesta sulle banche?
R. La commissione, è chiaro, è spiaggiata. L'abbiamo incardinata rapidamente al Senato quando il clamore dei media era al massimo. E ora è tutto tranne che una priorità basta guardare il calendario dei lavori.
D. E perché secondo lei?
R. Bisogna trovare un equilibrio non facile tra il coraggio di avviare processi che inneschino trasparenza e la responsabilità tra chi sa che all'interno delle istituzioni ci sono forze a cui del Paese non gliene frega niente, ma per vantaggio politico sono pronte a trasformare tutto in una corrida.
D. Si riferisce al Movimento 5 Stelle?
R. Il M5 è geneticamente costruito per cavalcare situazioni di questo tipo. Ma ora c'è anche la Lega di Salvini che è una Lega geneticamente modificata. Quello di Bossi era un partito che al di là degli slogan aveva rispetto per le istituzioni, ora quella Lega non c'è più.
D. Quindi sta dicendo che il Pd per paura delle strumentalizzazioni sta rinunciando alla commissione di inchiesta?
R. È un equilibrio difficile, ma ripetiamo questa partita non è normale. Quattro banche, Carife, Carimarche, Carichieti e Etruria con in pancia titoli speculativi e due, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che senza commissariamenti nel giro di un anno sono passate da azioni a 60-40 euro a 10 centesimi.
D. Si è parlato tanto di Etruria, poi è tutto passato in secondo piano.
R. Perchè su Etruria c'è un caso politico da strumentalizzare. La gravità di quello che è successo in Veneto è molto maggiore, non tanto per le dimensioni. Ma perchè nelle quattro banche ci sono stati commissariamenti e azioni di responsabilità. Sono arrivati troppo tardi? Possiamo discuterne ma nelle due banche venete non è successo proprio niente. O è successo quando il bubbone era già esploso.
D. Ma nessuno sembra avere intenzione di fare chiarezza.
R. Non si può dare un'impressione di normalità, perchè se si dà questa impressione, i cittadini hanno diritto di temere per il futuro.
D. Quindi Renzi deve prendere posizione?
R. Ognuno deve fare le sue valutazioni. Io parlo per Scelta Civica, non ci possono dire che non abbiamo il coraggio. E la responsabilità non vuol dire rinunciare a fare qualsiasi cosa.
Siamo disposti anche a un compromesso. Non vogliono una commissione di inchiesta, a cui noi saremmo favorevoli. La vogliono ridimensionare? Allora facciamo una commissione di indagine.
D. Perché questa soluzione potrebbe funzionare?
R. La commissione di inchiesta ha poteri equiparabili a quelli della magistratura, che potrebbero essere usati anche a livello mediatico. Quella di indagine è uno strumento parlamentare: fai delle audizioni e arrivi a delle conclusioni politiche.
D.Qual è il rischio di rimanere immobili?

R. Se ci dividiamo in un derby tra accuse a scatola chiusa e assoluzione a scatola chiusa, rischiamo di perdere quella larga fetta di cittadini che vuole una politica responsabile e coraggiosa.
Il problema nasce da un loop istituzionale.
D. Cosa intende?
R. Il governo non ha voce in capitolo, non ha la funzione di indire indagini parlamentari. Ma nel governo ci sono anche segretari di partiti politici. E i politici siccome stanno anche nel governo finisce che non si esprimono. Ma dico io come movimento politico abbiamo il preciso dovere di prendere posizione.
D. A chi si riferisce?
R. Dico che anche il partito di maggioranza dovrà pur dire qualcosa. Se no la commissione non vedrà mai la luce, ma allora diciamolo chiaramente. Ora è in quinta fila nel calendario parlamentare, non si vedono riunioni tambureggianti.
D. Senta lei e Calenda siete stati molto chiari sulla Consob, Padoan invece ha difeso le authority, cosa ne pensa?
R. Credo che la posizone del ministro dell'Economia sia ineccepibile.
D. Padoan ha dichiarato: «Non sta a me giudicare l'azione di autorità indipendenti, che sono estremamente ben gestite».
R.
Padoan ha giustamente dichiarato che sono indipendenti. E sugli scenari probabilistici ha detto che sono strumenti di informazione supplementari e facoltativi. Vegas diceva che erano vietati. La Gabanelli ha accusato Vegas di aver fatto una scelta ed è perfettamente in linea con quello che ha detto Padoan: erano facoltativi, si poteva scegliere.
D. Non crede ch sia comprensibile che Forza Italia e Ncd difendano Vegas? È un loro uomo, una conseguenza della nomina politica.
R. Più che comprensibile è un po' triste: un segretario di partito della maggioranza si rifa agli schemi espliciti o impliciti delle linee di appartenenza del passato. In ogni caso io contro Vegas non ho alcuna animosità. E non credo nemmeno che abbia tutti i torti, avrà anche qualche ragione. Ma ha fatto un errore molto grave: si è autoassolto. Ha dichiarato che i prospetti erano in regola ma erano poco comprensibili: quello che per essere signori possiamo chiamare ossimoro. Questo non ha fatto altro che alimentare veleni e attirare la cavalleria: credo che le dimissioni del singolo servano a preservare la credibilità dell'istituzione.
D. Vero, ma il timore è che i fatti si fermino a Vegas. C'è chi dice che Consob abbia abdicato al suo ruolo anche perchè questo tornava a favore delle banche, delle loro necessità di patrimonializzazione, che è poi il nodo su cui è Bankitalia ad avere voce in capitolo.
R. Io non mi esprimerei in questi termini, non farei queste ipotesi. Ma è proprio per questo che abbiamo bisongno di una commissione di inchiesta.
D. Vegas è un capro espiatorio?
R. Se qualcuno crede che si faccia chiarezza senza un vero programma di riforma ma solo eliminando una testa, allora siamo alla follia. Non può funzionare così.
D. E non è questo che sta succedendo?
R. No, non è vero si sta ragionando anche del sistema di controlli, il governo sta pensando a come cambiarli, ovviamente assieme alle authority.
D. Quindi aspettiamo Renzi.
R. Alfano ha parlato e ha detto la sua. Ne prendo atto. Parlerà anche il segretario del primo partito di maggioranza. Se non facciamo chiarezza regaliamo un'ampia fetta di cittadini ai populisti.
D. Senta, di fronte a tutto questo, non la mette in imbarazzo che Scelta Civica sia pronta a fare un gruppo con Verdini?
R. No, guardi l'attuale percorso politico di Scelta Civica è chiaro. È iniziato a settembre quando sono diventato segretario e è proseguito presentando 62 liste in 130 comuni, molte più di quelle presentate da partiti che sono ben più rappresentati a livello nazionale. Abbiamo raccolto un 2,77% come risultato medio, con un simbolo ancora poco conosciuto. E siamo l'unico partito italiano che partecperà al congresso dell'Alde, i liberali democratici europei, del prossimo 23 giugno. Poi le porte sono aperte.
D. Sì, ma visto che lei è così chiaro sul fronte delle banche, le sto chiedendo se non la imbarazza un gruppo con Verdini, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta?
R. Cosa vuol dire, che la politica si fa con la fedina penale? Se la domanda è se potrebbe fermare la nostra volontà di indagine e di trasparenza, le rispondo che se qualcuno entra è perchè accetta il nostro progetto. Le cose che diciamo sono queste, se non gli piacciono se ne stanno a casa loro. Poi sarebbe un bene rafforzarci al Senato per imporre quello che ora non abbiamo la forza di imporre.

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