Sanders 160609193402
INTERVISTA 19 Giugno Giu 2016 1152 19 giugno 2016

Usa, perché la rivoluzione di Sanders proseguirà dopo il voto

Partito democratico più a sinistra. Salario minimo. Tassa su Wall Street. Welfare. L'attivista Julia Stein: «Influenzeremo Clinton. Lei per le donne non fa nulla».

  • ...

Alla fine ha vinto Hillary Clinton.
Ma sulle Primarie democratiche americane del 2016 incombe comunque la testardaggine di Bernie Sanders, il candidato socialista che non ha ancora gettato la spugna e vuole continuare a lottare fino alla convention di luglio a Philadelphia.
Ha deciso questo sulla base dell’incredibile movimento che è riuscito a creare, pur partendo da underdog, lo sfavorito di turno.
Il suo obiettivo è far capire al Partito democratico, e soprattutto al suo establishment a priori pro Hillary, che esiste anche un’altra America, che non si ritrova nelle posizioni e nella figura della ex first lady.
PALLA AI SUPER DELEGATI. Cruciale il numero di super delegati dem che potrebbero optare per Bernie invece che per la Clinton.
I guai per Hillary possono arrivare anche delle indagini sul suo piccolo grande mailgate.
E c’è un altro scheletro nel suo armadio: le indagini sulla Clinton Foundation, che avrebbe ricevuto donazioni sospette da Paesi stranieri come l’Arabia saudita.
A questo si aggiunge il fatto che secondo molti sondaggi non lei, ma il battagliero senatore del Vermont sarebbe in grado di battere lo stravagante repubblicano Donald Trump.
Molti elettori considerano Clinton una persona intelligente e capace, ma non sincera.
PRESUNTE IRREGOLARITÀ. E non bisogna sottovalutare anche le indagini sulle presunte irregolarità avvenute nel corso delle Primarie democratiche, secondo le quali Sanders avrebbe potuto vincere in California.
Bernie ha comunque promesso ufficialmente di fare di tutto affinché il meccanismo cambi e soprattutto affinché i super delegati riflettano obiettivamente la volontà degli elettori.
In una conferenza in streaming dal Vermont ha reiterato il suo programma contro le disuguaglianze nel Paese, contro quella che ha chiamato «deriva oligarchica», ma ha pure aggiunto che è pronto a lavorare con la Clinton per battere Trump: un mixed message che fa capire come, pur non ottenendo la nomination, è pronto a lottare contro il comune nemico, ma solo secondo certi parametri politici e sociali, volti a rendere il Partito democratico veramente progressista.
BIPOLARISMO IN PERICOLO? In ogni caso il cosiddetto “movimento rivoluzionario” potrebbe continuare a esistere e a rafforzarsi, e quindi non evaporare come Occupy Wall Street (al quale, tra l’altro, mancava un capo carismatico come Bernie), anche se la Clinton ottenesse la nomination a luglio e poi vincesse le elezioni, e magari confluire nei partito dei Verdi di Jill Stein, finendo per rompere il tradizionale bipolarismo della politica degli Stati Uniti.
Non va trascurarato l’appoggio a Sanders della generazione Y, i cosiddetti Millennials (i nati tra la fine degli Anni 80 e l’11 settembre 2001).
Di tutto questo parla a Lettera43.it Julia Stein, autrice e femminista di Los Angeles che ha vissuto anche in prima persona, come attivista, l’entusiasmante battaglia di Bernie in California.


Bernie Sanders e, nel riquadro, l'attivista Julia Stein.


DOMANDE. Il risultato per Sanders è davvero così negativo, soprattutto considerate le aspettative?
RISPOSTE. No. Ha iniziato la sua campagna nel 2015 con l'1% dei voti, senza soldi, e con i mass media che gli ridevano dietro.
D. Poi cosa è successo?
R. Come gli ha detto Robert Reich (ex segretario del Lavoro con Bill Clinton, ndr), «il tuo coraggio nell’attaccare l’establishment politico ha rincuorato milioni di noi dandoci la forza di alzarci affinché le nostre domande venissero ascoltate».
D. Perché Bernie non ce l’ha fatta in California, come molti speravano?
R. I media sono stati ostili verso di lui fin dall’inizio, appoggiando Hillary come ha fatto l’Huffington Post o guadagnando sulla campagna di Trump come la Cnn.
D. Solo colpa loro?
R. No. Molti americani, anche quelli con una buona educazione, non si rendono conto dell’impatto delle spese militari degli Usa nel mondo sia sui Paesi coinvolti sia sullo standard di vita domestico. E ignorano le terribili conseguenze della politica interventista della Clinton.
D. I suoi argomenti non hanno fatto breccia?
R. Hillary in molta della sua pubblicità in California ha furbescamente ripetuto i temi di Bernie sull’aiuto alle fasce più disagiate.
D. Come hanno preso i suoi seguaci la sconfitta in California?
R. Be', in realtà i sostenitori di Bernie sono sempre stati divisi tra quelli che appoggeranno Hillary in caso di una sua vittoria e quelli che seguono la parola d’ordine #BernieOrBust, ossia o Bernie o niente.
D. Come si comporteranno ora?
R. I primi si sono congratulati con Clinton, i secondi dicono di volere votare per la verde Jill Stein e in ogni caso appoggiano la volontà di Bernie di continuare la lotta fino in fondo alla convention di Philadelphia.
D. Ma che tipo di di ''leva'' potrà avere alla convention?
R. Dalla sua parte ci sono supporter di gran rispetto come l’autrice-attivista Naomi Klein e l’ex vicepresidente del Democratic national committe Tulsi Gabbard.
D. E a livello di programmi?
R. Molti dei temi che verranno discussi, come il salario minimo di 15 dollari all'ora, la tassa su Wall Street, il clima, la sanità pubblica per tutti, l’educazione universitaria gratuita, sono gli stessi della piattaforma di Bernie.
D. Il ruolo degli attivisti?
R. Faranno di tutto perché questi argomenti siano al centro della convention. E molti di loro saranno presenti, fuori e dentro.
D. Esiste una possibilità che l’establishment del partito capisca che Bernie ha più chance di battere Trump rispetto a Hillary, almeno secondo i sondaggi?
R. No. Però ci sono cose su cui non si può fare finta di nulla.
D. Per esempio?
R. Debbi Wasserman Schultz è il capo della convention democratica. È stata accusata di aver ricevuto una mazzetta di 50 mila dollari da certe compagnie finanziarie predatrici che offrono prestiti al 300%. Nonostante una petizione di 200 mila firme contro di lei, Obama le ha confermato il suo appoggio.
D. Significa che l’élite democratica non può essere scalfita?
R. No, e continuano a dire a Bernie di starsene zitto e allearsi con Hillary, in nome dell’«unità dei democratici».
Tra l'altro la Clinton controlla molti dei burocrati di partito in vari Stati attraverso la distribuzione di denaro.
D. Una situazione irrimediabile?
R. No, perché forse Hillary sarebbe disposta a sacrificare la Wasserman per riappacificarsi con Sanders.
D. Esiste la possibilità di episodi di violenza alla convention?
R. Questo sarebbe lo scenario peggiore possibile, e spero non avverrà: l’élite dem userebbe i supporter di Bernie come capri espiatori accusandoli di essere dei facinorosi.
D. È già accaduto?
R. Alla convention in Nevada la polizia ha attaccato i manifestanti fuori dall’edificio. Come avvenne a Chicago nel 1968, quando il movimento contro la guerra in Vietnam fu assalito.
D. Alla fine Bernie sembra voler appoggiare Hillary contro Trump.
R. Da sempre ha dichiarato che la sosterrà, ma che non dirà al suo elettorato cosa fare.
D. Se non altro Sanders cercherà di cambiare la linea politica della Clinton, per spostarla più a sinistra...
R. Lui è stato in grado di scegliere cinque persone, 1/3 del comitato, per scrivere la Democratic national platform: Keith Ellison del Minnesota, un musulmano, l’autore e ambientalista Bill McKibben, l’attivista nativa americana Deborah Parker; l’intellettuale radicale nero Cornel West e James Zogby, capo dell’Arab-American Institute e pro-palestinese.
D. Un chiaro segnale?
R. Con questi nomi Sanders sta senz’altro cercando di spostare a sinistra il partito.
D. Cos’è che non le piace in particolare della Clinton?
R. La sua politica guerrafondaia. Penso che continuerà ad appoggiare l’orribile investimento nella conflitto che ci ha lasciato con trilioni di dollari di debito oltre ad avere un impatto devastante in Paesi come Afghanistan, Iraq e Libia.
D. E per ciò che riguarda la politica domestica?
R. Le due cose sono legate: gli Usa potrebbero investire i soldi destinati alla guerra nella creazione di un vero welfare più vicino a quello europeo, allo scopo di eliminare tante disuguaglianze, la povertà e comuni disagi sociali come la dipendenza da droghe e i suicidi.
D. Secondo l’attrice Susan Sarandon, sotto certi aspetti, la Clinton è più pericolosa di Trump. Cosa ne pensa?
R. Forse. Guardo ai fatti. Il caso più grave è l’attacco alla Libia che è stato spinto dalla Clinton contro la volontà iniziale di Obama: le conseguenze sono sotto i nostri occhi.
D. Ma anche Trump avrà dei difetti...
R. Ha espresso finora la sua ostilità razziale verso messicani e arabi e ha attaccato le donne, per poi dire che non lo diceva seriamente. Parla contro la delocalizzazione, ma intanto i suoi souvenir vengono fabbricati in Cina e nel suo hotel a Dubai i lavoratori vengono pagati 1,50 dollari all’ora e vivono in pessime condizioni.
D. Cosa prova come donna di fronte alla vittoria della Clinton?
R. Come femminista da quattro decadi non posso appoggiarla, basandomi sul fatto che le sue politiche finora hanno fatto più male che bene alle donne in generale.
D. In che senso?
R. Ha appoggiato le politiche sociali e di delocalizzazione del marito Bill che hanno impoverito migliaia di donne, la guerra in Libia ha scatenato i gruppi jihadisti che in Nord Africa hanno colpito molte donne.
D. E torniamo alla vocazione militare.
R. Sì, la sua insistenza negli investimenti di guerra significherebbe mancanza di denaro per i programmi per la sanità e per l’educazione.
D. Quali emergenze sanitarie ci sono?
R.
Gli Stati Uniti, per esempio, hanno un tasso di mortalità materna più alto di 50 altri Paesi, inclusa l’Italia. È vergognoso che tante donne americane muoiano durante il parto.
D. Allora come mai così tante appoggiano Hillary?
R. Si tratta in generale di meno giovani. Quelle che hanno lottato nella propria vita in un ambiente di lavoro sessista e quindi si identificano in alcune delle lotte di Hillary.
D. In cosa la candidata la convince?
R. Molte si ricordano quello che ha fatto in positivo per i bambini negli Anni 70. Dicono: «Hillary può ottenere dei risultati». Sì, ma quali esattamente? Dovrebbero chiederselo.
D. Elizabeth Warren, la leader dem al Senato, a sorpresa ha dichiarato il suo appoggio a Hillary. E potrebbe essere scelta come vicepresidente...
R. Sembrerebbe di sì. Certamente il suo improvviso endorsement di Hillary ha sorpreso e deluso molti americani.
D. Perché?
R. Credo sia meglio che rimanga nella sua posizione, perché avrebbe più influenza politica che come vicepresidente, di solito più una figura di rappresentanza.


Twitter @AttilioWhite

Correlati

Potresti esserti perso