Festa a cinque stelle
FACCIAMOCI SENTIRE 20 Giugno Giu 2016 1131 20 giugno 2016

Addio vecchia politica: ora la pazienza è finita

Renzi doveva rottamare il sistema. Non l'ha fatto. E la pancia del Paese ha scelto il M5s.

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Supporter del Movimento 5 stelle festeggiano la vittoria di Virginia Raggi nelle elezioni amministrative di Roma del 2016.

Finalmente le elezioni comunali 2016 hanno dato il loro responso ed è quindi finita anche la relativa campagna elettorale che ci che ha portato alla ribalta nomi vecchi e nuovi della politica nazionale.
Per qualche giorno ancora dovremmo subirci le riflessioni a posteriori dei vari analisti politici che non sono comunque credibili in quanto danno una valutazione quasi sempre di parte e solo a giochi fatti.
Vedrete però che tra i perdenti nessuno ci rimetterà le penne lasciando il proprio incarico e alla prossima occasione saranno ancora lì a raccontarci quello che intenderanno fare per il futuro delle nostre città, del nostro Paese e quindi, in definitiva, per noi.
In ogni caso da oggi finiscono i finti sorrisi, le “amichevoli” strette di mano, l’ostentato “tu” di molti candidati agli elettori, di qualunque ceto sociale, da conquistare.
Da oggi, per molti politici, ricomincerà la routine di sempre fatta di partecipazione ai talk show più che ai Consigli comunali o ad altri eventi istituzionali.
L’elettore, fino a ieri coccolato, si ritroverà invece con i problemi di sempre.
PERIFERIE ANCORA IGNORATE? Vedremo presto cosa succederà nelle periferie delle città finora assunte da quasi tutti i partiti come priorità: vedremo se realmente cambierà qualcosa o il corteggiamento era dovuto soltanto al fatto che, quantitativamente, le periferie rappresentano un bacino di voti di cui, almeno in campagna elettorale, occorre ottenere il consenso per essere eletti.
Vedremo tra cinque anni quante storie di povertà, di malessere, di paura, di desolazione e di rabbia avranno trovato una legittima soluzione.
Vedremo quante nuove piazze, biblioteche, fontane, teatri, asili nido, servizi sociali saranno realizzati.
A voler essere ottimisti è però possibile che questa volta qualcosa cambi.
Comunque la si pensi, e al di là delle situazioni specifiche dei vari Comuni dove si è votato, tutti i partiti tradizionali hanno preso uno schiaffo pesante.
Per la prima volta nella storia una giovane donna gestirà la Capitale d’Italia e un’altra una delle città più importanti del Paese come Torino.
VECCHIO SISTEMA SUPERATO. Al di là di quello che le interessate saranno capaci di fare, sono la dimostrazione che un vecchio modo di intendere la politica è finito.
Non capire questo vuol dire essere lontani dalla “pancia” di questo Paese.
Gli italiani avevano votato Renzi perché avrebbe dovuto garantire lui questo cambiamento.
Nel momento che gli elettori hanno capito che anche lui stesso si stava omologando ai metodi di sempre, gli hanno voltato la faccia togliendogli la fiducia.
È dalla caduta del muro di Berlino del 1989 che l’Italia è alla ricerca di un nuovo modo di intendere la politica: all’inizio degli Anni 90 aveva pensato che potesse essere Silvio Berlusconi a interpretare questa necessità; poi, in qualche modo, dalla Lega Nord di bossiana memoria, poi da Matteo Renzi e ora dal Movimento 5 stelle.
Non a caso alle elezioni politiche 2018 i grillini potrebbero diventare il primo partito e capiremo presto se su questa base i partiti tradizionali non troveranno il modo di modificare la legge elettorale, l’Italicum, che potrebbe appunto consegnare il Paese nelle loro mani.
SOLO UN ESERCIZIO DI POTERE. Da qui a ottobre 2016 ne vedremo quindi delle belle in quanto assisteremo anche, come già visto con Berlusconi, Bossi e Renzi (solo per citare i tempi recenti) alla corsa per salire sul carro del vincitore.
Purtroppo molti di coloro che decidono di fare politica in Italia partono con un peccato originale di base: non assumono come priorità i superiori interessi del Paese con l’impegno a curarli sia che stiano al governo sia all’opposizione.
Da noi vige la politica del baratto e più che un esercizio di servizio alla popolazione è un mero esercizio di potere spesso legato a interessi particolari.
Cambiare questo modo di intendere la gestione della cosa pubblica non è cosa facile né scontato.
GRILLO ANTICIPA IL FUTURO. Affinché non ci siano dubbi su quanto sto affermando riporto uno stralcio dell’intervista che mi fece Dario Di Vico, noto giornalista del Corriere della sera, pubblicata sullo stesso quotidiano il primo marzo 2013: «Franco Moscetti è l'amministratore delegato di Amplifon (ho lasciato questo incarico il 22 ottobre 2015, ndr), società quotata in Borsa, ed è stato il primo a uscire da Confindustria nel 2009 contestandone ''i giochi di potere interni''. Nei suoi tweet non ha mai sottovalutato Grillo anche in tempi non sospetti. Dice di non averlo votato, ma di prenderlo molto sul serio. ''È un comico? Be', anche Reagan era un attoricchio'', scherza. Quanto all’accusa di populismo, Moscetti si chiede se l'unico modo di fare politica sia davvero quello proposto dai partiti tradizionali. ''E comunque la si pensi come si vuole - sintetizza -, ma Grillo e i suoi stanno anticipando il futuro. L'elezione del presidente della Repubblica via internet arriverà certamente. Loro hanno capito il valore/potere delle nuove tecnologie e sono proiettati nel futuro mentre i partiti tradizionali si beano di riti e liturgie del passato''».
UN PASSATO DA ARCHIVIARE. Esprimevo, allora come adesso, una opinione personale, ma rileggendo l’intervista mi sembra di poter dire che per la politica tradizionale il tempo passi invano e che i “riti e le liturgie del passato” siano ancora prassi quotidiana.
Chi nella serata di domenica 19 giugno 2016 ha assistito alle varie trasmissioni sulle tivù pubbliche e private a commento dei risultati post elettorali non potrà che averne trovato conferma.
Pensare di bloccare la Raggi a Roma con la storia del recupero crediti alla Asl di Civitavecchia dopo lo scempio che i partiti tradizionali hanno fatto nella Capitale negli ultimi decenni dà la dimostrazione di quanto poco lungimiranti siano gli strateghi della politica nostrana e con loro i media che hanno sostenuto una simile iniziativa.
Anzi, credo che anche questo “boomerang” sia costato qualche punto percentuale al povero Roberto Giachetti.
In definitiva occorre sperare che la politica, pur con tutte le sue contraddizioni, possa tornare a volare più in alto.
LA PAZIENZA ORMAI È ESAURITA. Il rinnovamento di una generazione di classe dirigente, che complessivamente ha fallito, deve riprendere nuovo vigore rimettendo in discussione “i riti e le liturgie” del passato.
Altrimenti inutile lamentarsi di quanto sta succedendo: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. La pazienza di un popolo non è infinita e in periodi di crisi è certamente molto più limitata.


Twitter @FrancoMoscetti

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